Che fine ha fatto l’indagine sul Monte Paschi? Tutto bloccato: e quello strano silenzio sul Pd

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Delle performance sessuali del Cavaliere oramai si sa tutto, anche grazie ad una giustizia (stranamente) celere e precisa. E l’inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena, dove ballano diversi miliardi di euro? Sembra che sia finito tutto in una bolla di sapone, tanto è vero che neppure i media ne parlano più. Secondo i bene informati ci sarebbe addirittura la longa manus di Napolitano per proteggere da eventuali scossoni giudiziari un Partito Democratico pesantemente coinvolto nell’affaire Mps. Ecco cosa sta succedendo.

 

INCHIESTA FERMA AL PALO – Ormai è da mesi che ci si attende il botto sull’inchiesta della banca Montepaschi di Siena. Una svolta che però tarda ad arrivare. Le fonti di Gian Marco Chiocci del Giornale parlano di “una serena indifferenza dopo che nessun onorevole è finito indagato o in manette”. Da ambienti investigativi invece emergerebbe la scarsa volontà di approfondire la posizione del Partito Democratico.

Certo le nuove leggi sulle intercettazioni parlano chiaro: vietata la pubblicazione. Però in questo caso non è trapelato proprio nulla. Niente conversazioni, nessun decreto di sequestro e nessun politico di livello coinvolto nella vicenda. Niente di niente come se nulla fosse accaduto.

Il tutto lasciando il correntisti della banca in un’attesa febbrile non sapendo cosa riserverà loro il futuro.

IL PUNTO – Finora Giuseppe Mussari è stato arrestato solo per questioni che non hanno un diretto interesse con la banca. Si tratta del miliardo  e otto dei derivati Nomura rispetto al grande imbroglio di Antonveneta. Valutata addirittura 2,3 miliardi, pagata 9 miliardi a Santander che l’aveva comprata pochi mesi prima per 6, con un ulteriore aggravio di 8 miliardi per ripianare i debiti.

Di recente i pm si sono recati in Spagna a interrogare Emilio Botin del Banco Santander. Tutto fermo perà nonostante le dichiarazioni del procuratore di Salerno che il 29 gennaio 2013 pensava a una “situazione esplosiva”. Dopo aver, come sostengono le fonti investigative, poco approfondito il ruolo del Pd, si è pensato a mettere in mazzo la banca del pidiellino Denis Verdini senza arrivare però a nulla di concreto.

TUTTI CONTRO TUTTI – Questi sarebbero gli interessi da  non scomodare quando si parla di banche e Pd secondo la teoria de “Il Giornale”. Si parla di una lotta in cui sono tutti contro tutti. In primis gli ex diessini contro gli ex margheritini.

Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi, infatti dichiara che Mps era sotto il controllo dei Ds.  Tanto che secondo lui lo stesso Massimo D’Alema aveva fatto “pressing su Siena perché si alleasse con Unipol” nella prima scalata di Consorte (poi fallita) ad Antonveneta.

Bassanini difese invece l’autonomia della banca insieme a Giuliano Amato, l’ex premier che fu grande sponsor dell’entrata in scena di Giuseppe Mussari e di Gianluca Baldassarri capo della banda del 5% che ha scalato Mps.  Sulla banca possono esprimere i loro pareri Comune, Provincia e Regione tutti a guida Pd.

Che l’inchiesta dalle polveri bagnate di fatto salva. Siena è infatti riuscita grazie a questo ad eleggere nuovamente un sindaco del Partito Democratico con Bruno Venturini che proviene dall’ex Pci per poi passare in quota De nel Pd. Chi è il nuovo sindaco? Un ex dirigente Montepaschi. Quindi non è altro che un cambiare tutto per non cambiare nulla. Che sostituisce Franco Ceccuzzi caduto sul voto di bilancio e indagato a Salerno insieme a Mussari per il crac del pastificio Amato.

INTERCETTAZIONI SPARITE – Secondo fonti accreditate non si troverebbero più alcune intercettazioni regina di un’indagine parallela.

Sarebbero quelle in cui Mussari e il referente del Pd a Siena Ceccuzzi si parlano in continuazione in cui i due prendevano decisioni comuni in merito alle assunzioni in banca. L’ex avvocato calabrese non ha aperto bocca sui suoi sponsor politici e nessuno gliene ha chiesto il conto. Però è stato scaricato ufficialmente dal Pd che gli ha tolto la tessara nonostante anni di cospicue donazioni fino a 600mila euro. Nemmeno Veltroni, amico numero uno di Mussari, non lo chiamerebbe più. Sono finite le ore e ore in cui si ciarlava a telefono di basket.

E infine “Il Giornale” sostiene che anche il Presidente della Repubblica Napolitano ha sentito il bisogno di mettere a tacere tutti sull’inchiesta.

L’organo di stampa di Berlusconi sostiene che invece a Berlusconi non si stia riservando lo stesso trattamento di favore. Potrebbe essere vero? Solo le carte processuali lo diranno. 

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