Caso marò, lo Stato non perde il vizio della trattativa per salvare anche le mazzette di Finmeccanica

caso marò lo stato intavola una nuova trattativa ma è per saltare finmeccanica

Lo sostiene Subramanian Swamy, ex ministro al Commercio e alla Giustizia indiano: “Gli italiani avrebbero lasciato Sonia Gandhi fuori dal caso Agusta in cambio della liberazione dei fucilieri” – Anche perché i destinatari della maxi mazzetta sarebbero le più alte sfere della politica indiana e il potente segretario di Sonia Gandhi, Ahmed Patel…

 

“La pena di morte per i due marò? È un ricatto”. A sostenerlo è Subramanian Swamy, ex ministro al Commercio e alla Giustizia e uno dei colonnelli del principale partito di opposizione indiano, il Bjp. L’obiettivo del ricatto è chiaro: il governo indiano starebbe tentando di legare la sorte dei due marò al processo di Busto Arsizio, quello che vede imputati i vertici di Finmeccanica per una presunta tangente da 51 milioni di euro, soldi che sarebbero serviti a convincere Nuova Delhi ad acquistare una nuova flotta di elicotteri Agusta.

I destinatari della maxi mazzetta sarebbero le più alte sfere della politica indiana e il potente segretario di Sonia Gandhi, Ahmed Patel. Come raccontato dal Fatto due giorni fa, qualcuno nell’esecutivo indiano vorrebbe giocare entrambe le partite – marò e Finmeccanica – sullo stesso tavolo. Un’ipotesi che non sorprende l’opposizione locale: “Già quando il governo italiano ha tentato di impedire il ritorno in India dei marò, qui di trattativa si è parlato molto”.

Questi i termini: “gli italiani avrebbero lasciato Sonia Gandhi fuori dal caso Agusta in cambio della liberazione dei fucilieri”, aggiunge Swamy. In quell’occasione però una sollevazione popolare ha costretto il Partito del Congresso (quello di Gandhi, attualmente al governo) a tornare sui propri passi e a costringere l’allora ministro degli Esteri Terzi a restituire i militari. Dopo quello che è successo un anno fa, “il governo sa che deve fare attenzione”, aggiunge Swamy.

La cautela è venuta meno il 10 gennaio: mentre la stampa indiana raccontava del coinvolgimento di Patel nel processo di Busto Arsizio, il ministro dell’Interno Sushilkumar Shinde ha cancellato due anni di rassicurazioni sul destino dei marò e ha minacciato il ricorso al “Sua Act”, la legislazione contro il terrorismo, che renderebbe possibile il ricorso alla pena capitale. “No, non è una coincidenza. È un ricatto”, attacca Swamy.

Anche sul coinvolgimento di Ahmed Patel tra i vertici Agusta e il governo indiano il leader del Bjp ha pochi dubbi. Il nome del plenipotenziario di Sonia Gandhi compare per esteso in una lettera e, con le sole iniziali AP, in una nota (in possesso della procura di Busto) dove sono elencati i pagamenti illeciti alle controparti indiane.

ORA SWAMY vuole portare i documenti, pubblicati in Italia da il Fatto e in India dall’Indian Express, al Cbi, la commissione indiana che si sta occupando della super-mazzetta: “Se non chiameranno Sonia Gandhi a riferire, mi rivolgerò alla magistratura ordinaria” .

Nonostante i bellicosi segnali da parte del ministero dell’Interno, non è affatto scontato che il governo di Delhi abbia la forza sufficiente per determinare le sorti dei due militari , in un senso o nell’altro. In primavera sono previste nuove elezioni e gli exit poll danno il partito di Gandhi e del premier Manmohan Singh dietro al Pjb. E la vittoria dell’opposizione potrebbe non essere una buona notizia per i due fucilieri.

Uno snodo importante è previsto per domani, quando la Corte Suprema di Nuova Delhi dovrebbe esprimersi sulla possibilità di utilizzare la legge anti-terrorismo per incriminare Latorre e Girone. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ostenta ottimismo e ieri, dalla conferenza di Monaco, si è detta sicura che il Sua Act (che prevede la pena di morte), “non si può applicare”.

La titolare della Farnesina ha anche ripreso le parole di Giorgio Napolitano, definendo “sconcertante” la gestione indiana del caso. A due anni dall’arresto infatti non è stato definito nemmeno il capo d’imputazione e le indagini devono ancora concludersi. “Non è normale per una vicenda di questo tipo”, aggiunge Swamy.

Il portavoce del ministero degli Esteri di Delhi però rimanda al mittente le accuse italiane: “Questo non è un caso normale. E dovreste ricordarvi che è stato il vostro governo a bloccare il processo. In ogni caso, presto si arriverà a una svolta”.

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