Caso Gagliardi, un’ombra pesante dietro l’arresto. Danneggiata un’ indagine della Dda. Ecco perché

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Come scrive il Corriere della Sera, c’è l’ombra di una talpa sullo sfondo dell’operazione antidroga che giovedì ha portato all’arresto, all’aeroporto di Fiumicino, di Federica Gagliardi, e al sequestro di 24 chili di cocaina che la bionda accompagnatrice di Berlusconi in alcuni viaggi del 2010, quando era premier, aveva trasportato dal Venezuela.

 

E non una talpa che ha favorito gli investigatori spifferando la dritta giusta, ma che, al contrario, li ha danneggiati rischiando di pregiudicare un’indagine sul traffico internazionale di stupefacenti che sicuramente ha dimensioni vastissime e potrebbe svelare coinvolgimenti altissimi.

Infatti non tutto è andato come avrebbe dovuto, tre giorni fa a Fiumicino. Non come avrebbero preferito in Procura a Napoli, dove l’indagine è condotta dalla Direzione distrettuale antimafia. Quest’ultimo particolare, l’esistenza dell’inchiesta, non sarebbe dovuto diventare di dominio pubblico.

Se l’arresto di Federica Gagliardi e il sequestro della droga fossero apparsi casuali (cosa comprensibilissima, visto che la donna trasportava quell’enorme quantitativo in un trolley e in uno zainetto, senza nessun tentativo di occultamento) non avrebbe creato allarme tra i molti – e pare anche molto potenti – che potrebbero essere coinvolti nel giro.

Chi aveva investito il suo capitale in quel carico (almeno cinque milioni di euro, che in dollari diventano quasi sette) ci avrebbe rimesso pesantemente, ma nessuno avrebbe avuto la certezza di essere finito nel mirino degli investigatori. E quando chi è indagato non sa di esserlo, è facile che si tradisca, che porti involontariamente gli investigatori sempre più avanti. Al contrario, la consapevolezza di una inchiesta induce alla prudenza, a non usare i telefoni, a interrompere ogni contatto.

E probabilmente era proprio questo lo scopo di chi ha voluto far trapelare la notizia che l’arresto di Federica Gagliardi era avvenuto nell’ambito di un più vasto lavoro investigativo della Dda napoletana, che ha delegato le indagini alla Guardia di Finanza. Chi possa essere questa talpa è per ora un mistero.

Ma non si può escludere che abbia a che fare, direttamente o indirettamente, con la copertura sulla quale la Gagliardi riteneva di poter contare per passare indenne i controlli a Fiumicino. Così come li aveva passati a Caracas al momento dell’imbarco, dove pure qualcuno deve averla aiutata a non far bloccare quelle due borse che a un semplice scanner potevano anche sembrare piene di panetti di esplosivo al plastico, visto come era stata confezionata la cocaina.

Non si può invece escludere che i destinatari dell’informazione che la talpa ha veicolato fossero non solo, e non tanto, i clan camorristici che potrebbero essere dietro al traffico di droga, ma i non pochi insospettabili che, a quanto emergerebbe dalle indagini, erano interessati al carico portato in Italia da Federica Gagliardi. Che era molto ben inserita in una «rete» di politici, imprenditori e uomini d’affari, un giro in cui molti potrebbero essere interessati anche alla sua attività di corriere della droga.

Certamente la Gagliardi era stata ingaggiata per questo viaggio da un broker, un mediatore internazionale del traffico di stupefacenti. Gli investigatori ritengono anche di averlo già individuato, e anche lui potrebbe rivelarsi un canale per arrivare ancora più in alto.

Poi bisognerà capire quale sarà l’atteggiamento della donna quando sarà interrogata dai magistrati napoletani.

Per ora resta a disposizione dell’autorità giudiziaria di Civitavecchia dove in tempi rapidi (bisogna aspettare solo il deposito delle perizie tecniche che documentino ufficialmente che i panetti sequestrati sono di cocaina) sarà processata per traffico internazionale di droga.

Colta in flagranza di reato non potrà che essere condannata. E rischia almeno dieci anni di carcere.

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