Caos Libia e guerra alle porte, allerta per i corpi d’èlite dell’Esercito: ecco cosa sta succedendo

Caos Libia e guerra alle porte, allerta per i corpi d’èlite dell’Esercito

Caos Libia e guerra alle porte, allerta per i corpi d’èlite dell’Esercito

Il caos in Libia è totale, l’Isis è arrivato a Tripoli e la guerra è ormai alle porte, tanto è vero che c’è uno stato di pre-allerta per i corpi d’èlite dell’Esercito Italiano: ecco cosa sta succedendo e quanti uomini potrebbero partire.

I tamburi di guerra suonano sempre più forte e oramai sembra inevitabile che la questione Isis venga affrontata sotto il profilo militare, ancor prima che politico. Del resto, come si può trattare con dei pazzi sanguinari?

Al di là di presunte teorie complottistiche, il dato di fatto – almeno per l’Italia – è che l’Isis è sull’uscio di casa: i nostri connazionali residenti a Lampedusa e in Sicilia sono spaventati, a dir poco, e temono che tra i profughi che continuano a sbarcare ci possano essere anche dei terroristi legati ad Al Baghdadi, il terrorista iracheno, autoproclamatosi “califfo” dello Stato Islamico.

Con questi presupposti è normale che l’Esercito Italiano sia in pre-allerta.

Come ha riportato tempo fa La Nuova Sardegna, sempre molto ben informata su quanto succede nell’isola, “l’allerta per il momento non è ancora scattata. Mentre ci sarebbe una sorta di pre-allerta per tutti i «corpi d’èlite» dell’Esercito italiano e quindi anche per la Brigata Sassari. Il comando di piazza Castello sarebbe già in fibrillazione. Del resto, il ministero della Difesa è stato chiaro: 5mila soldati devono essere pronti a partire per la Libia. La minaccia è diventata ancora più concreta nella serata di ieri quando alcune motovedette della Marina italiana, che stavano soccorrendo un barcone di naufraghi al largo delle coste libiche, più o meno in mezzo al Mediterraneo, sono state minacciate con le armi dagli scafisti”.

Del resto – scrive ancora La Nuova Sardegna – se il comando delle operazioni dovesse essere affidato a esperti militari di Africa e Medio Oriente, la Brigata Sassari sarà sicuramente coinvolta. Uno dei suoi comandanti più recenti, il generale di divisione Luciano Portolano, è attualmente impegnato in Libano e la missione potrebbe essere affidata proprio a lui”.

Ok, ma quante truppe bisognerebbe mandare per bonificare il paese libico e riportare la pace?

Gli esperti parlano di una coalizione con non meno di 60 mila uomini con equipaggiamento pesante: carri armati, elicotteri di attacco, mezzi trasporto truppe, genio. L’Italia dovrebbe partecipare con non meno di una brigata corazzata o meccanizzata tipo Ariete o Garibaldi: due reggimenti di fanteria, uno di cavalleria corazzata, uno di carri armati, uno di artiglieria semovente, per un totale di almeno 7 mila soldati.

Cosa li aspetta in Libia?

Secondo un’analisi diffusa dal Rid, Rivista italiana difesa, “ISIS disporrebbe oggi in Libia di un numero di combattenti che oscilla tra i 2.000 e i 3.000, cifre decisamente superiori alle stime del Pentagono che, non più tardi di dicembre, parlava di 300 miliziani presenti unicamente nella zona di Derna e nel vicino altopiano del Jabal al-Akhdar. In realtà ad essi, praticamente tutti membri del Consiglio della Shura dei Giovani Islamici di Derna, fondato dal saudita Abu al-Baraa el-Azdi, si sono aggiunti molti uomini di ritorno dal teatro siriano/iracheno. In particolare parliamo di quelli appartenenti al Battaglione Bitar, un contingente formato da circa 500 miliziani precedentemente schierati a Deir Ezzor (Siria) e Mosul (Iraq) che ha portato il numero di militanti della “Divisione Barqa” di ISIS, presenti nell’area di Derna, a 800 unità.

Il capo di un'unità di forze speciali libiche a Tripoli (foto Daniele Raineri)

Il capo di un’unità di forze speciali libiche a Tripoli (foto Daniele Raineri)

La vera novità, però, l’ha raccontata ieri Daniele Raineri per Il Foglio, secondo cui “l’Italia ha mandato pochi uomini delle sue Sof in Libia per preparare un possibile intervento militare.”

E poi entra nei dettagli, spiegando che “un ufficiale del 9° Reggimento d’assalto Col Moschin è stato in quell’area per sette mesi. In particolare, gli operatori delle forze speciali italiane sono considerati specialisti di quella zona per il ruolo che hanno avuto durante la guerra civile libica contro Gheddafi nel 2011, quando hanno guidato i bombardamenti degli aerei della Nato. “Senza le Sof italiane, la Nato non avrebbe quasi azzeccato un bersaglio” in quell’area, dice la fonte“. Le forze italiane candidate a questi incarichi di ricognizione sono due. Una è il Comando subacqueo incursori, Comsubin, che ha familiarità con quel tratto di costa. L’altra è il 9° Col Moschin.

A loro il compito di stanare e distruggere le postazioni dell’Isis in Libia.

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