Burocrazia e costi alti, così l’Italia scoraggia le imprese

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Berlino compensa i salari alti con la flessibilità, gli Usa abbattono la bolletta energetica . In Italia burocrazia e rigidità sono spese extra che scoraggiano chi potrebbe investire.

 

Fino agli anni Novanta la Polonia non era in grado di produrre lavatrici paragonabili con quelle costruite in Italia. In compenso, nei paesi che allora definivamo “in via di sviluppo” ed erano paesi compratori, crescevano i potenziali acquirenti di lavatrici. L’Italia se la giocava bene perché, nel ristretto club dei produttori, garantiva ancora costi relativamente bassi.

Poi è cambiato il mondo: sono comparsi nuovi paesi produttori capaci di offrire beni di qualità analoga a quella europea e americana a prezzi decisamente più bassi. Anche per noi italiani il costo della lavatrice è sceso. E anche noi italiani, in negozio, ci siamo avventati sui nuovi prodotti. Così le imprese italiane hanno cominciato a tagliare posti di lavoro.

E le contromisure? Buona parte del sistema Italia s’è concentrata – la vicenda Electrolux è solo l’ultimo esempio – sulla riduzione del costo del lavoro. Che però rappresenta solo parte del problema. I nuovi produttori battono il sistema Italia su molti altri fronti: dalla capacità di innovazione ai costi – di lavoro ed energia -, dalla produttività alla flessibilità, per finire con infrastrutture, scuola, giustizia, fiscalità. Su questi si sono concentrati gli altri “vecchi” produttori. Gli Stati Uniti hanno investito in ricerca, per esempio puntando su nuove fonti energetiche (il gas di scisto) e abbattendo le bollette.

Oggi i costi energetici negli Usa sono circa metà (in qualche caso molto meno) di quelli dei paesi europei. Anche il costo del lavoro è molto più basso, circa il 30% meno di quello italiano. La macchina dell’industria ha ripreso la corsa. E l’Italia, nell’ultima classifica mondiale della competitività (pubblicata nell’autunno scorso) ha perso altri sette posti. 

La soluzione tedesca 

La Germania, dove il costo del lavoro è rimasto alto, ha invece investito su produttività e riforme del lavoro. Anche lì, pur essendo i costi simili a quelli italiani, l’occupazione nell’industria cresce. In Irlanda un’ora di lavoro costa più di 40 euro, ma dal 2007 al 2012 la produttività del lavoro è cresciuta del 12% contro una media europea del 2,9 e un risultato italiano vicino allo zero. L’Irlanda, quasi fallita nel 2008, è già risorta dalle sue stesse ceneri. Dato per scontato che nessuna trattativa sindacale potrà mai portare il costo del lavoro italiano (24 euro l’ora) al livello di quello polacco (7 euro), per fronteggiare la crisi di Electrolux, la Confindustria friulana ha messo a punto che prevede una riduzione del costo del lavoro ma punta, soprattutto, su una crescita della produttività.

Spiega l’ex ministro del lavoro Tiziano Treu, uno degli autori del piano: «Abbiamo ipotizzato un sacrificio dei lavoratori, ma con prospettive di ripresa». A un taglio del 20% delle retribuzioni (lasciando la parte contrattuale, cancellando premi e incentivi) sarebbe seguito un tavolo per aumentare la produttività, adottare sistemi flessibili, usare meglio gli ammortizzatori, spendere in formazione.

 

Flessibilità è anche, si legge nel piano delle imprese friulane «spostare la festività del Santo Patrono alla domenica più vicina» o «monetizzare le ferie eccedenti le quattro settimane» se picchi di domanda del mercato lo rendono necessario. Per il capo degli industriali friulani Giuseppe Bono si tratta di «una rivoluzione culturale necessaria perché, anche con la ripresa, riusciremo a recuperare forse metà delle imprese che hanno chiuso i battenti. E questo discorso vale per tutto il paese».

La strategia Svizzera 

Burocrazia, rigidità nei contratti, complicazioni nel sistema fiscale, scarsi investimenti in ricerca, cattive infrastrutture sono le componenti di un costo del lavoro-ombra che lascia indietro il sistema Italia nel gioco della competitività globale. La Svizzera invita le imprese italiane sul suo territorio offrendo, con una vera e propria campagna pubblicitaria tra le aziende delle zone piemontesi e lombarde vicine al confine, sconti fiscali e un sistema efficiente.

Grazie quei vantaggi, un costo del lavoro alto può diventare accettabile. Senza, un taglio del costo del lavoro diventa un beneficio a breve termine. È noto che le imprese investono a lungo termine, specie quando si tratta di costruire nuovi stabilimenti e di assumere.

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