Bonanni lascia la Cisl e incassa una pensione da 4.800 euro netti al mese

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Raffaele Bonanni ha deciso di lasciare la segreteria della Cisl, come anticipato da Dagospia. Ma quello che è venuto fuori nelle ultime ore ha scatenato un vespaio di polemiche: l’ormai ex sindacalista si metterà in tasca una pensione da 4.800 euro netti. Ecco quanto si guadagna a (far finta di) difendere i disoccupati.

 

Raffaele Bonanni, ex segretario della Cisl e strenuo difensore del Governo Renzi, lo stesso che massacra i lavoratori un giorno sì e l’altro pure, è stato travolto dalle polemiche per le sue “improvvise” dimissioni. Secondo i bene informati la decisione di Bonanni è caduta in questo preciso momento per depotenziare il sindacato e lasciare via libera alle mosse di Renzi in materia di articolo 18. Non si spiegherebbe altrimenti la rinuncia a combattere in difesa dei lavoratori proprio mentre i lavoratori vengono privati dei loro diritti fondamentali.

Non è una decisione presa all’improvviso”, ribatte Bonanni, stizzito dalle accuse, “perché avevo già indicato Furlan come mio successore. Quando si fa così vuol dire che il tempo per il segretario generale è scaduto. Era assolutamente necessario un segno di rinnovamento”.

Secondo La Repubblica, invece, la verità sarebbe un’altra. Nelle scorse settimane voci incontrollate raccontavano di “vecchi veleni, dossier e lettere anonime. Al leader si sono fatti i conti in tasca. Sono sembrati troppi i 4.800 euro netti di pensione (circa 7.000 euro lordi) maturati nel retributivo poco prima che entrasse in vigore la riforma Fornero.” A tutto questo si è aggiunta persino l’accusa di “essersi aumentato lo stipendio per aumentare l’importo dell’assegno”. Vale la pena ricordare che Bonanni ha smentito con forza le accuse, come dichiarato in un’intervista a Radio Capital.

Le polemiche sono state acuite da un’inchiesta del Messaggero, che parla di “un documento interno che mette in discussione anche in termini pesanti l’operato del segretario generale (alludendo anche al suo trattamento previdenziale), documento che avrebbe convinto la dirigenza Cisl a premere per le dimissioni anticipate di almeno otto-nove mesi rispetto alla scadenza attesa”.

Al di là di retroscena veri o presunti tali c’è una granitica certezza: mollare il sindacato alla vigilia delle trattative con il Governo sull’articolo 18 ha lasciato sgomenti gli iscritti, come riporta Il Fatto Quotidiano, “anche tra le file del pubblico impiego, che rappresenta lo zoccolo duro dei 4,7 milioni di tesserati della Cisl.

E chissà che questa concessione al governo Renzi non sia da volano per un futuro di Bonanni in politica. Esattamente come i suoi predecessori Marini, D’Antoni e Pezzotta.

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