Auto, bar e terreni: le mani della ‘Ndrangheta sulla capitale

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Vasta operazione della Dia tra la Capitale, il Lazio e la Calabria ai danni della ‘ndrina Fiaré-Razionale. Il boss, come scrive il Corriere, aveva costruito una rete di affari in riva al Tevere, acquistando attività commerciali e infiltrando la rete degli appalti.

C’è anche il Caffé Fiume, nelle adiacenze dell’omonima piazza non lontana da Via Veneto, tra i beni sequestrati giovedì dalla Dia a Roma in un’operazione contro la ‘ndrangheta. Indagati circa 40 esponenti dell’associazione mafiosa.

I nuovi sequestri di esercizi commerciali nel centro della Capitale – in esecuzione di un decreto del Tribunale di Vibo Valentia – si inquadra in una vasta operazione antimafia in corso tra il Lazio e la Calabria ai danni della ‘ndrina Fiaré-Razionale.

Molte proprietà sono riconducibili a Saverio Razionale, originario di San Gregorio d’Ippona (Vibo Valentia) ma residente a Roma.

Il sequestro giunge a un anno dall’operazione che la Dia mise a segno nel gennaio 2013 ai danni della ‘ndrina dei Gallico, con sequestri di locali a Roma (per un valore di 20 milioni di euro), tra i quali figuravano il Bar Antiche Mura, il ristorante Platinum e altri indirizzi noti nel centro storico della Capitale.

L’agguato a «Pino ‘u gatto»

Nelle due regioni, gli uomini della Dia hanno apposto i sigilli a diversi beni immobili e società operanti nel settore dell’edilizia, ad esercizi commerciali nel centro dell’Urbe, e sequestrato autovetture di lusso (tra cui una Porsche in uso a Razionale), una concessionaria di auto a Vibo Valentia e terreni, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro.

Saverio Razionale, al vertice della ‘ndrina dagli Anni ‘80, dopo l’attentato in cui perse la vita in un agguato a Pizzo il precedente capo cosca Giuseppe Gasparro, detto «Pino ‘u gatto », era divenuto un elemento di riferimento per tutte le attività della cosca criminale: dalle estorsioni, all’usura, al riciclaggio, oltre ad essere coinvolto in fatti di sangue.

Libero per scadenza dei termini

Trasferitosi a Roma nel 2005, dopo l’ arresto e la successiva scarcerazione per scadenza dei termini di custodia, era riuscito a dar vita, nella Capitale, ad una rete criminale specializzata nel reinvestimento di proventi illeciti in beni immobili ed attività commerciali, nonché nel condizionamento e nell’infiltrazione degli appalti, tramite società di comodo.

Condannato a quattro anni e sei mesi nel 2011, dalla Corte d’appello di Catanzaro, per associazione di tipo mafioso, con sentenza diventava definitiva all’inizio del 2012 – con la pronuncia della Corte di Cassazione che aveva rigettato il ricorso presentato dai sui legali – Razionale si era reso latitante, sino allo scorso febbraio, quando la Suprema Corte, pur confermando la condanna per l’associazione di tipo mafioso, aveva annullato il provvedimento per una questione tecnico-giuridica connessa ad una errata determinazione della pena da parte della Corte d’Appello, che lo aveva condannato e che non aveva tenuto conto delle attenuanti generiche a suo favore.

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