“Armi chimiche siriane a Gioia Tauro il 2 luglio”: parla il Ministro Mogherini. E la ‘ndrangheta esulta.

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Il Ministro degli Esteri Federica Mogherini ha dichiarato all’Ansa che “le armi chimiche siriane arriveranno nel porto di Gioia Tauro il 2 luglio prossimo”. Senza considerare che la ‘ndrangheta – come rivelato il 24 gennaio 2014 dal Procuratore Generale della Cassazione Gianfranco Ciani – “può avvalersi del controllo quasi totalizzante del porto di Gioia Tauro.” Praticamente è come affidare le pecore al lupo: il Ministro Mogherini si rende conto della pericolosità di tale decisione?

 

Con uno stringatissimo comunicato Ansa il Paese viene a sapere, ufficialmente, che le armi chimiche siriane verranno depositate in casa della ‘ndrangheta, più precisamente nel Porto di Gioia Tauro.

Il Ministro Federica Mogherini, in visita a Copenaghen per il semestre europeo di presidenza italiana, ha dichiarato all’Ansa che “il trasbordo delle armi chimiche siriane dal cargo danese Ark Futura alla nave americana Cap Ray avverrà a Gioia Tauro il 2 luglio.”

Facciamo un passo indietro e torniamo a inizio anno, quando le autorità italiane e internazionali hanno deciso di far giungere a Gioia Tauro 560 tonnellate di armi chimiche siriane. “Si tratta della più importante operazione di disarmo negli ultimi dieci anni, più importante di quella che sta avvenendo in Libia“, annunciava il 16 gennaio scorso l’allora Ministro degli Esteri Emma Bonino.

Non ci sarà né stoccaggio né passaggio a terra se non da banchina a banchina“, affermava Emma Bonino, ricordando di aver già illustrato le modalità dell’operazione nel dicembre 2013, quando la Ministro aveva annunciato la decisione del governo di fornire la disponibilità di un porto italiano. Alle parole della titolare della diplomazia italiana erano poi seguite quelle del Ministro Lupi, che aveva spiegato come il trasbordo avverrà “da nave a nave”, mediante la movimentazione di 60 container con appositi rotabili e quindi “senza lo stoccaggio” dei container a terra.

La decisione presa dal Governo italiano, su pressione dell’Opac – l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – anche all’epoca scatenò fortissime polemiche e, soprattutto, una presa di posizione durissima del Procuratore Generale della Cassazione Gianfranco Ciani, che non riusciva a spiegarsi uno scivolone simile.

Com’era possibile realizzare una così delicata operazione militare in un porto come quello di Gioia Tauro totalmente controllato dalla ‘ndrangheta?

In apertura di anno giudiziario 2014 le parole di Ciani furono chiare, pesanti, senza possibilità di fraintendimenti: “Sotto il profilo degli interessi del crimine organizzato calabrese, le indagini hanno evidenziato la perdurante posizione di assoluta primazia della ’ndrangheta nel traffico internazionale di stupefacenti, che continua a generare imponenti flussi di guadagni in favore della criminalità organizzata calabrese, la quale può avvalersi del controllo quasi totalizzante del porto di Gioia Tauro (tra il giugno 2012 ed il luglio 2013 quasi la metà della cocaina sequestrata in Italia – circa 1.600 kg. su circa 3.700 complessivi – è stata ivi intercettata) e reinveste, specie nel settore immobiliare, i proventi di tale attività.”

Detto in parole povere: la ‘ndrangheta si avvale del controllo quasi totalizzante del porto di Gioia Tauro.

Il giornalista del Sole 24 Ore, Roberto Galullo, rincarò la dose, scrivendo cheil richiamo – drammatico e chi non se ne accorge fa il gioco dei sistemi criminali – di Ciani, è particolarmente importante ora che il Governo e le autorità internazionali hanno deciso di far giungere a Gioia le 560 tonnellate di armi chimiche siriane”.

Che Dio che la mandi buona.

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