Altro che terra dei fuochi, Italia rifiuti zero si può. Lucca ce lo insegna

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Sono già 196 comuni già coinvolti, ma nonostante le eccellenze l’Europa rimane lontana.

 

Dieci passi: di questo si compone il percorso verso una società che non produce più rifiuti. A insegnarcelo è la cittadina toscana di Capannori (Lucca), pioniera in Italia e in Europa della strategia “rifiuti zero”, che nel prossimo fine settimana ospiterà un corso nazionale per la formazione di assessori, consiglieri comunali e sindaci, insieme a rappresentanti di associazioni e attivisti, per l’adozione di un piano di gestione che punti a riciclare il 100% dei rifiuti urbani.

«Il corso in “dieci passi” è una risposta alla richiesta crescente di fornire le abilità necessarie per attuare la strategia rifiuti zero, specificandola nei contesti normativi e amministrativi» spiega Rossano Ercolini, vincitore del prestigioso “Goldman Prize 2013” e direttore del “Centro Ricerca Rifiuti Zero” del Comune di Capannori. «Questo è il secondo che teniamo e fra i più di 90 partecipanti sono rappresentate praticamente tutte le regioni italiane, dalla Sicilia alla Lombardia».

Fra i dieci punti necessari a raggiungere l’obiettivo, fondamentale sembra essere innanzitutto il coinvolgimento della cittadinanza, il cui impegno è imprescindibile sia affinché la raccolta porta a porta funzioni, sia per la riduzione effettiva della quantità di rifiuti prodotti. Ed è per questo motivo che l’attuazione della strategia viene affiancata da iniziative locali come la vendita di prodotti alla spina per ridurre gli imballaggi, la promozione dell’utilizzo dell’acqua del rubinetto e l’istituzione di centri di riuso e riparazione.

Con 196 comuni che già hanno aderito all’obiettivo rifiuti zero, l’Italia rappresenta un’eccellenza indiscussa in Europa – salvo poi vedere l’entusiasmo degli enti locali scontrarsi con il muro innalzato a livello centrale. Quello che c’è fra livello locale e nazionale è, secondo Ercolini, una “schizofrenia”: «l’inerzia dei movimenti riesce ad arrivare fino alle porte dei comuni, che sono più vicini alla società civile per collocazione istituzionale. Ma quando il messaggio va oltre, la classe politica si dimostra impermeabile. Magari a parole c’è una disponibilità, ma l’attuazione o si perde nei meandri burocratici o viene stritolata  dalle mani voraci delle lobby dell’industria sporca, quelli che guadagnano sugli incentivi, che non fanno innovazione».

L’Italia si ritrova così spaccata fra eccellenza ed emergenza rifiuti. Una contraddizione che secondo Ercolini è anche dovuta alla cosiddetta “legge dell’inquinamento” secondo cui maggiore è la partecipazione dal basso e minore è l’inquinamento, e viceversa. In effetti, anche l’avventura di Capannori è iniziata da una lotta contro la costruzione di un inceneritore, da cui la strategia rifiuti zero è emersa come la migliore alternativa. E in maniera opposta, ma con la stessa legge dell’inquinamento si può leggere, secondo Ercolini, il dramma della terra dei fuochi. «Negli anni 70 e 80 non c’erano i comitati e le associazioni che ci sono oggi nel basso casertano e nell’alto napoletano. E la politica si guardava bene dal far sorgere preoccupazioni diffuse da parte della popolazione. All’osservatorio medio può sembrare tardiva, ma la partecipazione esplosa attorno al disastro campano, la forza con cui oggi si denuncia, con cui si chiedono le bonifiche, significa per lo meno rimediare a ciò a cui è possibile rimediare».

Eppure è proprio il mondo dell’industria che sembra opporre le maggiori resistenze al cambiamento, spesso lamentando la scarsità di fondi per le riconversioni. A testimonianza dell’importanza che il settore delle imprese però gioca in campo ambientale, una mattinata della tre giorni di Capannori sarà dedicata appunto all’economia da rifiuti zero e vedrà la partecipazione di diverse realtà imprenditoriali. «Il settore economico è lo zoccolo duro della conservazione – ha concluso Ercolini – però le esperienze dimostrano che ad oggi, con la crisi in corso, a salvarsi è chi ha il coraggio dell’innovazione».

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