19-20-21 Luglio. Il ricordo di Carlo Giuliani e del tragico G8 di Genova

carlo vive

Continuano le iniziative del Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus per commemorare Carlo e sensibilizzare l’opinione pubblica. Per non dimenticare.

 

È giunto come ogni anno il triste anniversario del G8 di Genova del 2001. Giorni che hanno segnato le vite dei partecipanti, modificando totalmente il mondo dell’informazione italiana. Giorni che hanno mostrato il lato feroce e impazzito di uno stato allo sbaraglio, privo di umanità e democrazia, soggiogato dalla violenza.

Giorni macchiati dal sangue innocente di Carlo Giuliani, giovane vittima ucciso per le sue idee, perché era in prima linea. Il Comitato Piazza Carlo Giuliani ha voluto ricordare il giovane, assurto a simbolo moderno di chi si espone contro i sistemi, gli abusi, le sopraffazioni, la mancanza di diritti. Di chi viene ucciso dalla stato.

Un programma ricco e variegato, dove non potevano mancare le parole di Teresa Mattei – la partigiana Chicchi – e di Don Andrea Gallo, proprio lì nella sua Genova, con i sig.ri Giuliani combattivi, da sempre. Incontri pubblici, discussioni, perfino un torneo di calcetto e una fiaccolata verso la scuola Diaz. Perché non si può dimenticare, cancellare. I ricordi, è vero, fanno male e recano un estenuante dolore. Ma la targa di granito, collocata questo sabato in Piazza Alimonda, è un monito contro l’oblio. « La targa in passato è stata spesso danneggiata- ha dichiarato Giuliano Giuliani, il padre- e contro le “teste di marmo” abbiamo pensato di sostituirla con un blocco di granito.» In questo lasso di tempo, tanto è stato detto e fatto. Molte le bugie, le controinchieste, i ritardi e gli errori giudiziari. In molti chiedono giustizia, anche per le prede della macelleria messicana, mentre i responsabili  ottengono promozioni di carriera. Il comitato -in oltre un decennio- si è impegnato nel campo del sociale, adottando bambini, aiutando Emergency, persone in difficoltà, la comunità di San Benedetto al Porto di Don Andrea Gallo, acquistando dispositivi chirurgici pediatrici per gli ospedali di Cuba ecc.

In quel rovente luglio del 2001, con gli italiani già in vacanza, le immagini che arrivavano da Genova sembrava provenissero da un altro mondo. C’era il popolo di Seul, c’erano i no global, i pacifisti, giovani e meno giovani, perfino suore e religiosi di molteplici nazionalità a manifestare, levando la propria voce contro i grandi della terra.

Chi era poco più che un bambino, ricorda esterrefatto una tv invasa dal sangue, l’orrore, le urla, le botte, la violenza che aveva squarciato il cielo. Le forze dell’ordine impazzite, il caos. Uno stato di guerra assurdo e privo di ogni logica. Il corpo di un ragazzo dalla canotta bianca, riverso sulla piazza circondata. E la sua foto che rimbalzava di tg in tg, pubblicata su ogni giornale. Bello come può esserlo solo un giovane uomo libero, inerme e sopraffatto da un gesto omicida.

Chi era più adulto, capì che qualcosa si era frantumato per sempre, che lì a Genova l’uomo era cambiato. In peggio. Amnesty International denuncerà poi la più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale. Il G8 di 12 anni fa è stato il preludio di future lotte, ha preannunciato crisi e problemi, puntualmente verificatisi. Ha aperto la strada a nuove proteste e movimenti, ha fatto luce sulla reale mancanza di democrazia. Democrazia deturpata dai manganelli, dall’odio e dalle lacrime. La storia di Carlo insegna il valore del rievocazione, in un paese dalla corta memoria e dal veloce resettaggio; la necessità vitale e salvifica di non chinare il capo di fronte a qualsiasi tipo di sopruso,  con dignità. I media, come prevedibile, minimizzeranno la notizia dell’anniversario. È una pagina nera della nostra storia, una vergogna che brucia ancora. Però, la verità e la giustizia- seppur non riporteranno in vita chi non c’è più- non possono essere oscurate. La libertà è come un’onda, non può essere bloccata, transennata. Anche quest’anno non possiamo e non dobbiamo dimenticare, collaborando alla creazione di una società più equa, più giusta, più umana, affinché la sua morte non sia stata vana. Perché l’amnesia storica uccide: lo dobbiamo fare per Carlo. Per tutti. Per la vita. 

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