Vincolo del 3%, ecco da dove arriveranno i soldi per rispettare il patto con l’Ue

tetto 3 ecco dove prendono i soldi

Le coperture saranno garantite dalla vendita degli immobili, per 500 milioni di euro, e da tagli alla spesa e ai ministeri (circa 1,1 miliardi).

 

Le coperture saranno garantite dalla vendita degli immobili, per 500 milioni di euro, e da tagli alla spesa e ai ministeri (circa 1,1 miliardi). Per rispettare il vincolo del 3% nel rapporto tra deficit di bilancio e prodotto interno lordo, il Consiglio dei ministri ha approvato mercoledì una “manovrina” correttiva da 1,6 miliardi di euro. Per una volta non ci sarà un aumento delle tasse richieste ai contribuenti, dato che alla fine è stata bocciata l’ipotesi di aumentare gli acconti Ires e Irap. Così come il maxi-aumento delle accise della benzina. A smentire quest’ultima possibilità era stato lo stesso ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, negando che fossero vere le indiscrezioni chi parlavano di un aumento di 6,5 centesimi al litro da quando sarebbe entrato in vigore il provvedimento. In attesa della legge di Stabilità (l’ex finanziaria), è stato per ora rinviato il rifinanziamento per 330 milioni della cassa integrazione in deroga, che dovrebbe essere attuato con un decreto parallelo.

MANOVRINA: TAGLI ALLA SPESA E VENDITA IMMOBILI –  Nonostante nella “manovrina” sono stati esclusi nuovi balzelli per risanare i conti e per rispettare quei vincoli che ci chiede l’Europa, in realtà c’è il rischio che 1,6 miliardi non siano sufficienti per i prossimi mesi. Il motivo? L’approvazione dell’intervento correttivo non garantisce nulla se, entro il 31 dicembre, non verrà risolta anche la grana della seconda rata dell’Imu sulla prima casa. Se il governo vorrà rispettare l’abolizione della tassa sulla casa, oltre al miliardo e 600 milioni dovrà reperire risorse per altri 2,4 miliardi di euro. Ovvero, il valore del saldo Imu, come spiega il Corriere della Sera. Saranno quindi necessarie altre misure, tanto che la prospettiva di nuovi sacrifici chiesti agli italiani non è esclusa. Per ora basteranno invece tagli ai ministeri e la vendita di parte del patrimonio immobiliare. Come ha spiegato Saccomanni, la cessione avrà un valore di 500 milioni di euro ed avverrà attraverso la vendita alla Cassa depositi e prestiti. Sarà questa ad acquistare un pacchetto di immobili, per poi metterli sul mercato. Per quanto riguarda i tagli alla spesa, invece, saranno attuati in “maniera lineare”, come ha confermato il ministro. Ma non riguarderanno i ministeri della Ricerca, dell’Istruzione e della Sanità.

MANOVRINA: I SOLDI E LE MISURE – Non sarà comunque una manovra indolore: come sottolinea Repubblica verranno bloccate tutte le spese ministeriali non obbligatorie – a discrezione dei ministeri stessi – in relazione all’acquisto di beni e servizi, ma soprattutto saranno fermati anche i trasferimenti agli enti locali, con la prospettiva di nuove proteste da parte dell’Anci, considerata la condizione già pesante per molti Comuni italiani, indebitati. Già ieri non erano mancati i primi malumori, con Piero Fassino – presidente dell’associazione dei comuni – che aveva invitato ad evitare nuovi tagli oltre che denunciare il rischio di una legge di stabilità che «imponga ulteriori tagli nei trasferimenti 2014 ai Comuni». Dal Pdl, Brunetta ha parlato di una misura necessaria, anche se avrebbe preferito lavorare sui 10 miliardi di pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche. Il governo Letta ha poi inserito nella manovrina la decisione di destinare 210 milioni di euro per la gestione della questione immigrazione, dopo il dramma di Lampedusa. Tutti i nodi aperti, dalla cig alla seconda rata Imu, verranno affrontati dalla prossima settimana, con il governo che ha preferito prendere tempo, in attesa della legge di stabilità.

LE QUESTIONI APERTE E LA LEGGE DI STABILITÀ – Il rischio per gli italiani di veder rispuntare l’ipotesi dell’aumento delle accise, però, non è eliminato. Già il Fondo monetario internazionale ha avvertito il nostro Paese: senza Imu sono necessarie altre misure. Ma soprattutto si teme che le misure evitate ieri vengano prese di nuovo in considerazione se il governo Letta non troverà altre risorse per coprire i capricci di Silvio Berlusconi e del Pdl sulla cancellazione della seconda rata Imu. Per ora soltanto una promessa politica. Nei prossimi giorni Saccomanni, impegnato all’estero all’assemblea del Fondo monetario internazionale e poi alle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, tornerà in Italia per affrontare lo scoglio della legge di stabilità. Spiega anche il Corsera:

«Con la manovrina di ieri, insomma, non si può considerare chiuso il capitolo delle pendenze 2013 né conseguito l’obiettivo del deficit al 3%, necessario all’Italia per uscire dalla procedura europea di disavanzo eccessivo e guadagnare un prezioso margine di manovra sui conti del prossimo biennio. Quando qualche settimana fa il governo ha licenziato la nota di aggiornamento del Def, il Documento di economia e finanza, ha infatti calcolato il deficit 2013 al 3,1% in termini tendenziali, cioè secondo la legislazione vigente che prevedeva sia l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% a partire dal primo ottobre sia il pagamento del saldo Imu sulla prima casa il 16 dicembre, perché la sua abolizione è al momento solo un impegno politico. L’incremento dell’Iva c’è stato ma l’Imu, appunto, dovrebbe saltare, secondo la promessa che Letta ha fatto al Pdl».

L’effetto delle minacce passate del Cavaliere al governo Letta potrebbe quindi non essere ancora allontanato. Altro che chiusura della stagione del berlusconismo, “smentita” anche dal ritiro da parte del Pd dell’emendamento sull’Imu che faceva pagare la prima rata ai proprietari di case con rendita catastale superiore ai 750 euro. Entro il 15 ottobre il governo Letta dovrà definire la legge di stabilità per il triennio 2014-2016, un intervento che dovrebbe aggirarsi, come valore, tra i 10 e i 15 miliardi il primo anno. Letta punta su tre capisaldi: la riduzione del cuneo fiscale per le imprese, un ulteriore taglio della spesa pubblica attraverso quell’operazione di spending review spesso annunciata (ma mai attuata), oltre alla riduzione del debito pubblico. Bisognerà capire però da dove arriveranno le risorse: non un elemento marginale.

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