Uscire dall’Euro si può, ma quanto costerebbe? Ecco tutte le soluzioni

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La crisi dell’euro sta facendo tanti proseliti nel partito degli Euroscettici. In tutti i Paesi Ue avanzano formazioni populiste, sia a destra che a sinistra. A pochi mesi dalle elezioni europee, i leader di questi partiti cercano consensi facili. Dimenticando da dove è nata l’Europa: dai fumi e le tragedie delle due Guerre. Ecco gli scenari possibili.

 

È sbagliata, lo dicono in molti, la ricetta con cui si sta cercando di guarire il malato Europa. Una ricetta basata solo sul rigore, sul perseguimento ottuso del pareggio di bilancio.

La teoria del pareggio di bilancio è stata abbandonata progressivamente dalla gran parte dei governi occidentali dopo la Grande depressione del 1929. Si capì allora che per tornare a crescere bisognava perseguire politiche economiche espansive. L’America, che cercava di applicare le teorie di John Maynard Keynes, mandava gli operai a costruire ferrovie e autostrade, a spazzare le strade. Di tutto per vincere la disoccupazione.

Riuscì a ripartire grazie agli interventi pubblici di sostegno alla domanda, che determinarono l’aumento dei consumi, degli investimenti e, in definitiva, dell’occupazione. L’America di Roosvelt vinse la guerra sul nazifascismo e riuscì persino a finanziare lo sviluppo dei paesi europei sull’orlo del fallimento dopo il 1945. Le stesse politiche espansive che gli Stati Uniti di Barack Obama stanno cercando di attuare ora per vincere la crisi. L’economia americana è ripartita grazie alle forti politiche di stimolo fiscale e monetario. La combinazione tra tagli alla spesa pubblica e stimoli monetari e fiscali hanno riportato in breve tempo il paese alla crescita e ridotto il disavanzo pubblico. Mentre l’Europa è ferma. Immobile. In politiche focalizzate solo sul controllo del rigore di bilancio e dell’inflazione.

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