Unione bancaria, trovata l’intesa dopo uno scontro tra Italia e Germania (manco a dirlo)

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Un’intesa “di massima” sui prossimi passi dell’Unione bancaria è stata raggiunta ieri notte dai ministri dell’economia e delle finanze dell’Eurogruppo straordinario, che si è concluso a pochi minuti dalle 3:00 am senza alcuna conferenza stampa nè dichiarazioni ufficiali “doorstep” in uscita. Lo hanno fatto sapere in nottata fonti bene informate.

 

La trattativa, o meglio la discussione, sul Meccanismo unico europeo di risoluzione delle crisi bancarie (SRM Single resolution mechanism) e sulla costituzione del Fondo di risoluzione (SRF Single resolution fund) è stata prevedibilmente accesa: le posizioni dell’Italia e della Germania sono risultate molto distanti, come stigmatizzato in due lettere inviate prima della riunione dai ministri Fabrizio Saccomanni (il 13 dicembre) e Wolfgang Schauble (il 12 dicembre) al ministro lituano presidente dell’Ecofin ad altri ministri e nel caso della missiva italiana anche al presidente della Bce Mario Draghi e al Commissario Barnier. La missiva italiana non è circolata come quella tedesca ma all’improvviso, in piena notte, è stata pubblicata su un blog del Wall Street Journal.

Saccomanni ha articolato la posizione italiana su una serie di punti presentati con fermezza: su alcuni aspetti in netta contrapposizione alla posizione tedesca. Il ministro ha sostenuto che il meccanismo di risoluzione, per essere credibile, dovrà essere in grado di assumere decisioni velocemente, e quindi dovrà essere snello, agile e non sempre più complesso (come invece appare in alcune proposte, tra le quali quella tedesca).

Tra i nodi da sciogliere sul funzionamento del meccanismo ieri c’era ancora quello della modalità di voto, una vera complessità, con pesi tra i vari paesi che potrebbero essere assegnati in base al Pil nazionale in percentuale del Pil europeo oppure con il metodo di un voto per paese: un percorso che potrebbe risultare lento e farraginoso. Il punto centrale della tesi di Saccomanni, nella lettera, orbita sul principio dell’adeguatezza delle risorse per gestire la risoluzione delle crisi bancarie: il meccanismo per essere «credibile» deve poter contare su una potenza di fuoco credibile, quindi capace di tranquillizzare i mercati sulla capacità di risolvere qualsiasi situazione. Il fondo arriverà a pieno regime a una capacità di intervento pari a 55 miliardi in 10 anni, alimentato dalle banche e dai fondi di risoluzione nazionali: poca cosa rispetto alle crisi potenziali bancarie. A tal fine, l’Italia prima dell’Eurogruppo è apparsa favorevole a sostenere questo fondo di risoluzione nel corso del decennio della sua costituzione e anche dopo con la presenza di una rete di sicurezza, un “backstop”, in grado di intervenire «senza condizionalità».

Saccomanni ha ricordato come la storia ci insegna che le crisi di fiducia nel settore bancario possono essere evitate solo da salvaguardie efficaci, con una potenza di fuoco «adeguata». In effetti l’Efsf, il primo fondo salva-stati, si è rivelato inadeguato per dimensioni ed è stato affiancato dall’Esm. Anche il Securities markets programme della Bce (per acquisto sul secondario di titoli di Stato) è stato chiuso e sostituito dalle OMTs con interventi potenziali senza limiti. Saccomanni è convinto che per avere successo il Meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie deve essere in grado di neutralizzare il “tail risk” (il rischio raro e straordinario) e ridurre il rischio di contagio. Anche sul trasferimento di sovranità che questo meccanismo richiede, l’Italia è sembrata dare il disco verde. In conclusione, afferma Saccomanni nella lettera “sono convinto che non dobbiamo affrettarci per un’Unione Bancaria difettosa ma che dobbiamo prenderci il tempo necessario per costruirne una che funzioni correttamente”.

Diversa la posizione tedesca emersa nella lettera di Schauble che ha preceduto l’Eurogruppo. La Germania sembra preferire un meccanismo di risoluzione unico europeo alimentato principalmente dai fondi nazionali di risoluzione, che intervengono comunque dopo il bail-in e quindi con eventuali perdite accollate in prima battuta ai creditori privati. La dimensione non sembra essere una preoccupazione. In quanto alle dimensioni del fondo di risoluzione europeo, il ministro tedesco avanza l’ipotesi che l’intervento del prestatore di ultima istanza, che potrebbe essere l’Esm (il fondo di stabilità), avverrebbe comunque sottoforma di prestiti agli stati e quindi alimentando il debito pubblico nazionale. Questo meccanismo però non funziona se, come ricorda Saccomanni, l’unione bancaria e il meccanismo europeo unico di risoluzione delle crisi bancarie hanno l’obiettivo di spezzare la catena tra le banche e il rischio sovrano.

Con l’obiettivo evidente di proteggere i soldi del contribuente, la Germania preferisce che la sovranità dei popoli nell’utilizzo di fondi pubblici venga rispettata e quindi l’intervento del backstop non sia aperto «in tutte le circostanze». L’assenza di condizionalità non piace in nessuna circostanza europea ai tedeschi. Anche sotto questo profilo, le posizioni dell’Italia e della Germania sono apparse distanti, almeno prima dell’inizio dell’Eurogruppo.

L’accordo raggiunto dall’Eurogruppo, anche se per ora disegnato a grandi linee e non divulgato ieri notte alla stampa, verrà discusso questa mattina alle 11:00 in sede Ecofin: sarà il piatto forte dell’ultimo Consiglio europeo del 2014 in programma questa settimana. Il silenzio stampa sull’intesa dell’Eurogruppo sarebbe stato deciso per consentire all’Ecofin di porre il suo sigillo su un tema, quello dell’Unione bancaria, che coinvolge tutta l’Unione europea e non solo l’Eurozona. Le posizioni inizialmente molto distanti dei paesi dell’Eurogruppo e la difficoltà di raggiungere un’intesa ad ampio raggio aveva fatto pronosticare a Schauble prima della riunione dei ministri dell’Eurozona la possibilità di un ennesimo Eurogruppo straordinario sullo stesso tema tra Natale e Capodanno. E Saccomanni ha consigliato di non prendere decisioni affrettate, correndo il rischio di commettere errori. 

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