Tasse, altra stangata sulla casa. Ma è a discrezione del Comune

tassa sulla casa a discrezione del comune

I Comuni potranno alzare l’aliquota massima Tasi oltre il 2,5 per mille: fino a 9 miliardi di euro in più di imposta. E sull’abolizione della seconda rata dell’Imu la partita non è ancora chiusa.

 

Sindaci liberi di alzare l’aliquota massima della Tasi oltre il 2,5 per mille, tetto massimo fissato dalla legge di stabilità per il 2014. Magari compensando la batosta con il ritorno, parziale, di alcune detrazioni. La novità è emersa qualche giorno fa, un po’ in sordina, alla assemblea dell’Anci, l’associazione dei comuni. I sindaci sono preoccupati per la Tasi, temono di incassare molto meno con la nuova tassa rispetto ai calcoli del governo che considerano «sono simulazioni», che non danno certezze se non l’inevitabile adozione dell’aliquota massima al 2,5 per mille da parte delle amministrazioni locali.
Ma l’idea che si è fatta strada all’assemblea di Firenze è appunto quella di fare saltare anche questo tetto massimo già dal prossimo anno (a partire dal 2015 potranno comunque farlo) dando margini di sicurezza in più ai bilanci dei comuni.
Segnali in questo senso sono arrivati dal ministro degli affari regionali Graziano Del Rio. Poi dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. La motivazione, se l’idea si farà strada, sarà quella dell’equità. La Tasi rischia di colpire i redditi più bassi. Ci sono cinque milioni di abitazioni principali che prima erano esenti e che dal 2014, con la nuova tassa, pagheranno. Una detrazione potrebbe riportare almeno una parte di queste abitazioni nella «no tax area». Ma il vero obiettivo è dare ai comuni più risorse rispetto al miliardo di trasferimenti promesso dal governo. Quindi il saldo per i proprietari di casa rischia di essere comunque penalizzante.


Agire sulle aliquote (quindi pescare dalle tasche dei contribuenti) è il modo migliore per garantire risorse. Tanto per dare un’idea ogni 0,1 per cento di aumento, vale quasi 3,8 miliardi. Se tutti i comuni portassero al massimo l’aliquota dall’uno per mille al 2,5, il costo della Tasi per i cittadini lieviterebbe fino a nove miliardi, come ha calcolato giorni fa Il Sole24ore. Un altro 0,1 per cento porterebbe il costo della nuova tassa sopra i 10 miliardi.
Le manovre sulla casa, insomma, non sono terminate. E con il centrodestra in ebollizione stanno emergendo le posizioni antitetiche a quella di bandiera del Pdl, cioè all’abolizione della tassa sulla abitazione principale.
Si ricomincia anche a parlare della seconda rata dell’Imu 2013, che ancora non è stata abolita. Anzi, si comincia a non parlarne, visto che il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni non ha risposto ad una domanda sul tema nel corso di un popolare programma della tv di stato. «Ho detto più volte che non faccio annunci di politica fiscale in tv». Segno che la partita non è chiusa.
Sul versante opposto, Daniele Capezzone del Pdl ha inserito il tema della casa in cima alla lista delle priorità. «Occorre essere uniti nella chiarezza e senza ipocrisie. Due esempi. Sarebbe inaccettabile subire l’esclusione di Berlusconi dal Parlamento, e sarebbe inaccettabile subire il ritorno della tassa sulla casa. È su cose come queste che tutti potranno valutare la lealtà di ciascuno verso Berlusconi, i programmi e gli elettori».
Se il governo sceglierà di non cancellare la rata di dicembre dell’Imu sull’abitazione principale, potrebbero spuntare esenzioni mirate, come escludere del tutto alcune tipologie di immobili dalla seconda rata, ad esempio quelli agricoli. Oppure escludendo dal pagamento solo i proprietari con un reddito basso. Meccanismi che allegerirebbero il conto della copertura, 2,4 miliardi, che via XX settembre deve trovare senza ricorrere a nuove tasse.

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