Tasi, aumento per tutti ma la Chiesa resta esentata. Matteo guadagna un posto in Vaticano…

tasi aumenti per tutt tranne la chiesa ancora esentata

Almeno due rate semestrali o rata unica il 16 giugno, ma spetterà ai singoli Comuni definire il calendario. Eppure, come accusa La Stampa, c’è qualcuno che continua ad avere santi in paradiso.

 

Tutti «i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto» sono esenti dal pagamento della Tasi. È quanto si legge nel testo definitivo del dl Salva Roma approvato venerdì dal Cdm. Dall’imposta sono esenti, come previsto, anche gli immobili di proprietà della Santa Sede indicati nel Trattato lateranense.

Il comma 3 dell’articolo 1 del testo che ha ricevuto il bollino della Ragioneria generale dello Stato estende di fatto alla Tasi le esenzioni previste per l’Imu, relative – si legge nella relazione tecnica al provvedimento – «agli immobili posseduti dallo Stato, nonché agli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, dalle comunità montane, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali». Inoltre viene disposta ai fini Tasi delle esenzioni «già previste ai fini Imu, di cui all’art. 7 del d.lgs. n.504 del 1992 in materia di Ici», tra cui appunto anche quelle per la Chiesa.

LA «CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA»  

Arriva poi una sorta di “clausola di salvaguardia”: la Tasi non dovrà pesare più dell’Imu 2013: quindi ok alle detrazioni per la nuova tassa sui servizi indivisibili. E ok anche alle esenzioni come aggiornate nel 2013. Cioè non dovranno pagare né gli immobili adibiti al culto (nelle parti “non commerciali”) né le onlus. 

L’orientamento non appare nelle bozze del decreto sugli enti locali (la terza versione del Salva-Roma) approvato venerdì dal Cdm ma sono nella versione definitiva approdata in Gazzetta Ufficiale. Quindi nero su bianco c’è che certamente 25 immobili della chiesa a Roma, quelli previsti dai patti Lateranensi, saranno del tutto esentati. La partita è non di poco conto se si pensa a tutte le detrazioni ed esenzioni previste nel caso dell’Imu: non dovevano infatti pagare i possessori di abitazione principale e relative pertinenze (nel 2013 le due rate furono cancellate con due distinti decreti), gli alloggi assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp), dalle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater) o da altro ente di edilizia residenziale pubblica avente le stesse finalità degli Iacp; gli immobili delle cooperative edilizie immobili delle cooperative edilizie, i terreni agricoli, i fabbricati rurali.

Ma anche Forze armate, di polizia, vigili del fuoco e carriera prefettizia ma anche gli immobili dati in comodato d’uso gratuito dai genitori ai figli; parti degli edifici adibiti al culto e onlus (cioè immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività previdenziali, assistenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali ricreative e sportive). L’elenco è dunque lungo ma dovrebbe essere confermato per la nuova imposizione immobiliare.

LA DECISIONE AI COMUNI  

Saranno comunque i Comuni a decidere il livello dell’aliquota e l’eventuale aumento dello 0,8 per mille complessivo che potrebbe arrivare sulla prima o sulle altre case o divisa tra le due tipologie. I Comuni potranno infatti procede all’aumento fino allo 0,8 per mille della Tasi ma «purché siano finanziate, relativamente alle abitazioni principali e alle unità ad esse equiparate detrazioni o altre misure», con effetti equivalenti a quelli sull’Imu. Il Comune stabilisce le scadenze di pagamento della Tari e della Tasi prevedendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale e in modo anche differenziato con riferimento alla Tari e alla Tasi.

Resta consentito il pagamento in un’unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno. Il versamento dovrà avvenire tramite modello F24 o bollettino postale. È previsto un contributo a favore dei Comuni di 625 milioni di euro per il 2014. Si rimanda inoltre a un decreto del ministro dell’Economia, di concerto con il ministro dell’Interno, per l’individuazione della quota del contributo di spettanza di ciascun comune, tenendo conto dei gettiti standard ed effettivi dell’Imu e della Tasi. 

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