Sorgenia, l’azienda di De Bendetti travolta dai debiti. Si cerca una via di salvezza

sorgenia lazienda di de benedetti travolta dai debiti rischia di finire in mano alle banche

Nessuno scenario va escluso, riporta il Sole24Ore, compreso il ricorso alla procedura concorsuale in caso di mancato accordo (ipotesi esaminata da un cda tenutosi lunedì sera da Sorgenia). E anche la conversione dei crediti in capitale potrebbe assumere due forme diverse, la più estrema delle quali vedrebbe le banche al comando…

 

Le banche stringono i tempi sulla ristrutturazione del debito di Sorgenia, anche se la situazione appare ancora fluida e aperta a tutte le soluzioni. Come annunciato settimana scorsa dalla controllante Cir, la società energetica ha un autonomia finanziaria limitata (ad oggi circa tre settimane) in assenza di uno stand still e anche gli istituti di credito puntano a individuare una soluzione che salvaguardi, per quanto possibile, i propri prestiti, pari a circa 1,8 miliardi di euro.

La sensazione è che la svolta non sia imminente, – «siamo solo all’inizio delle discussioni», ha dichiarato ieri l’ad di Unicredit, Federico Ghizzoni – ma il vertice tra gli istituti previsto per oggi, in cui l’advisor Rothschild presenterà i possibili scenari per uscire dall’impasse, rappresenterà comunque una tappa importante del processo. Sorgenia, nel nuovo piano industriale presentato a dicembre, ha chiesto lo stralcio di 600 milioni di credito dall’esposizione della capogruppo.

Il tema è come arrivare a questa cifra: le banche vorrebbero un aumento di capitale da 300 milioni, Cir non si muove da 100 milioni. Una possibile intesa si sarebbe potuta raggiungere a quota 200, ma il socio austriaco Verbund si è sfilato dalla partita rendendola impraticabile Di qui l’incontro di oggi (dopo quello di lunedì), in cui la possibile conversione del debito in equity (ipotesi peraltro ventilata già nel vertice di gennaio tra Cir e le banche) potrebbe essere solo una delle ipotesi sul tavolo.

Al momento, infatti, nessun scenario andrebbe escluso, compreso il ricorso alla procedura concorsuale in caso di mancato accordo (ipotesi esaminata da un cda tenutosi lunedì sera da Sorgenia). La stessa conversione dei crediti in capitale potrebbe assumere due forme diverse, con conseguenze e significati ben diversi.

L’utilizzo di strumenti partecipativi, una forma ibrida di equity, consentirebbe uno stralcio del debito e un ingresso più “morbido” delle banche nella società, anche a livello di governance. Viceversa, la conversione del debito in azioni implicherebbe conseguenze ben più radicali sugli assetti di Sorgenia, con le banche che prenderebbero di fatto il timone della società energetica.

L’utilizzo di strumenti partecipativi, fanno notare alcuni, permetterebbe alle banche di minimizzare gli impatti a livello di bilancio e al tempo stesso di permettere loro di usufruire dell’eventuale recupero della società alleggerita dagli oneri finanziari, senza tenere conto di un possibile incremento del capacity payment.

Tra stralcio del debito e vendita delle rinnovabili, si stima infatti, largo circa, che le attuali passività verrebbero dimezzate.

Ciò in un’ottica di medio periodo, in cui il gruppo energetico potrebbe rientrare in un fisiologico processo di consolidamento del settore.

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