Referendum contro Austerity e Fiscal Compact, parte la campagna: il Professore sfida l’UE

attacco fiscal compact

No, questa volta il merito non è di partiti o movimenti euroscettici. Questa volta dobbiamo raccontare la storia di un Professore che ha deciso di sfidare l’Unione Europea e proporre il referendum “Stop austerità. Referendum contro il Fiscal Compact”. Iniziano le grandi manovre per distruggere le lobby che si sono impossessate di Bruxelles. Davide contro Golia: come finirà?

 

È guerra aperta contro l’austerità, il rigore e il pareggio di bilancio imposti dalla Troika e dalla Merkel a tutti i paesi dell’Area Euro.

Il professore ordinario di economia politica all’Università del Sannio, Riccardo Realfonzo – rappresentati del Comitato promotore del voto popolare e ideatore della proposta di referendum “Stop austerità. Referendum contro il Fiscal Compact” – ha spiegato le motivazioni che lo spingono a combattere questa guerra.

Il Fiscal Compact rischia di rivelarsi deleterio per la ripresa. Costringerebbe infatti il governo italiano a praticare ulteriori drastiche politiche di austerità, per i prossimi due decenni. Si tratta di impegni che tecnicamente non possono essere rispettati, a meno di volere trascinare il Paese in una prolungata recessione dagli effetti sociali devastanti.”

FISCAL COMPACT: COS’È – Il “patto finanziario” è un accordo – approvato il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione europea (hanno detto no Regno Unito e Repubblica Ceca – entrato in vigore il 1º gennaio 2013 e prevede il vincolo del pareggio di bilancio, inserito nella Costituzione.

Già questo limite alla spesa potrebbe ammazzare qualunque rigurgito di ripresa economica e produttiva. Ma per spezzare definitivamente ogni speranza il fiscal compact ha previsto anche:

• obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL)

• significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del PIL

• impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea (art. 6).

Più che un patto fiscale è una forma di strozzinaggio applicata dai banchieri e dalle lobbies di Bruxelles ai cittadini dell’Unione Europea.

Per questa ragione – attacca il Professor Realfonzo – è bene che gli italiani si esprimano sul referendum che abbiamo proposto, respingendo un approccio di finanza pubblica pesantemente restrittivo che non ha alcuna giustificazione tecnico-scientifica.”

IL REFERENDUM – Il referendum – spiegano dal Comitato promotore – ha per oggetto aspetti specifici della legge 243 del 2013, la quale dà attuazione al principio del pareggio di bilancio recentemente introdotto nella Costituzione (con la legge costituzionale n. 1 del 2012). Un percorso impercorribile all’insegna della più ottusa austerità. In Italia, a causa della risposta sbagliata alla crisi, il Pil resta oggi a un livello del 9% più basso rispetto allo scoppio della crisi e la disoccupazione è più che raddoppiata, passando da 1,5 a 3,1 milioni“.

La guerra a Bruxelles è appena cominciata. Davide ha osato sfidare Golia: come finirà? 

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