Pil, anche l’Ue smentisce inesorabilmente Saccomanni. Evitato di un soffio il peggio

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La Commissione non boccia l’Italia ma Roma resta nel mirino. Niente scherzi sulla legge di stabilità.

 

Come previsto, nessuna bocciatura nei confronti dell’Italia è arrivata dalle previsioni economiche d’autunno pubblicata stamane dalla Commissione Europea, ma non c’è troppo da stare allegri. Spazi per un “assalto alla diligenza” nei confronti della Legge di stabilità non sembrano esserci, e infatti il commissario agli Affari economi Olli Rehn avverte: l’Italia, come del resto la Spagna, ha «ancora forti esigenze di aggiustamento» economico. Possibili modifiche alla Legge di stabilità? «Conto che le autorità italiane – dice Rehn – faranno in modo che qualsiasi modifica sia finanziata con coperture credibili». Bruxelles, insomma, non farà sconti.

Quanto al prossimo anno, viene confermata la previsione del governo di un disavanzo a distanza di sicurezza dalla soglia, ma meno di quanto indicato dal governo (e dalla stessa Commissione a maggio): e cioè non un deficit del 2,5%, ma del 2,7%, e questo, sottolinea la Commissione «dopo aver calcolato il piano di bilancio approvato il 15 ottobre». Oltretutto, il deficit nominale più alto di quanto previsto dal governo vuol dire un margine di sicurezza al massimo 0,3% del Pil e non di 0,5% – sono alcuni miliardi di differenza. I margini di manovra sono dunque ulteriormente ridotti. Non basta: come già anticipato dalla Banca d’Italia, nel 2013 il Pil secondo queste previsioni d’autunno è calato dell’1,8% e non di “solo” dell’1,3 per cento. Un peggioramento, spiega la Commissione, «principalmente da spiegarsi con un significativo calo degli investimenti, un ambiente esterno meno dinamico e anche un forte apprezzamento del tasso di cambio» (con il rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro e altre valute). 

Il governo, insomma, in queste previsione può leggere un messaggio chiaro: la via intrapresa è in sostanza quella buona, ma molto resta da fare. In queste previsioni economiche la Commissione non commenta la situazione delle riforme, ma lo farà molto probabilmente quando, il 15 novembre, si esprimerà nello specifico sulla legge di stabilità, come ha ribadito oggi lo stesso Rehn  In teoria, grazie alla nuova governance europea, per gli Stati dell’eurozona la Commissione potrebbe anche chiedere anche forti modifiche alle rispettive leggi finanziarie. Non sembra però che sarà così. E, come confermano questo previsioni di autunno, non dovrebbe esserlo per l’Italia, a meno di stravolgimenti tali in sede Parlamentare da mandare i saldi a farsi benedire o aprire buchi non coperti in modo considerato “credibile” da Bruxelles. Non a caso la Commissione sta seguendo con attenzione l’iter parlamentare, con una costante moral suasions ulle parti politiche. Sperando che queste ascoltino la Commissione piuttosto che le sirene di una possibile nuova campagna elettorale.

Si sa già che la Commissione giudica insufficiente lo sgravio fiscale del mondo del lavoro, la sforbiciata di 2,5 miliardi nel 2014 è men che simbolica, non è certo con queste riduzioni microscopiche che si ridà fiato a imprese e consumi. Bruxelles vuole vedere riforme strutturali degne di questo nome – dal mercato del lavoro alla lentissima giustizia civile, alla drastica riduzione del peso della burocrazia, di cui c’è finora poca traccia. Poi, certo, ci sono punti interrogativi su vari aspetti, ad esempio il gettito delle dismissioni, delle imposte di bolle maggiorati, come anche della nuova imposta sui servizi Trise. La Commissione ha sempre avvertito che la nuova “service tax” deve coprire il buco lasciato dall’abolizione dall’Imu sulla prima casa. 

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