Pensioni, togliere ai ricchi per dare ai poveri. Ora si può (secondo la Corte Costituzionale)

soldi pensione da recuperare

La bocciatura del prelievo di solidarietà a carico delle pensioni alte da parte della Corte Costituzionale ha aperto un acceso dibattito. Si è infatti fatta strada l’ipotesi che, se le risorse raccolte fossero vincolate a rimanere all’interno del sistema pensionistico ad integrazione di quelle basse, il giudizio della Corte sarebbe diverso. Insomma togliere ai ricchi per dare ai poveri… finalmente.

 

Il vincolo permetterebbe la scomparsa del carattere tributario e diverrebbe chiara la ratio per il prelievo è applicato solo ai redditi da pensione e non a tutti. Si tratterebbe quindi di una manovra settoriale e di un aggiustamento tutto interno al sistema pensionistico.

Cosa cambierebbe sul piano giuridico? Esattamente nulla. Dal punto di vista del soggetto che percepisce la pensione alta il prelievo continua ad avere le caratteristiche del tributo. Mantenere le risorse all’interno del sistema pensioni non è infatti sufficiente a cambiare questo connotato.  L’integrazione delle pensioni basse, quantunque sia una cosa meritoria, può trovare sostegno sia nell’esito del voto democratico, sia nella volontà dei singolo cittadini. Si tratta di una funzione redistributiva che, come riporta il portale Le Formiche, anche se ristretta alla platea dei cittadini già in quiescenza non necessità dell’interposizione dello Stato, è impersonale e si innesta nella più ampia perequazione dei redditi.

Le sperequazioni non sono tuttavia circoscrivibili alla platea dei pensionati. Non si può infatti affermare che il flusso di risorse tra pensioni alte e basse vada a sanare le sperequazioni tutte interne alla platea dei pensionati, ripristinando una sorta di equilibrio dei diritti.  Le pensioni alte, che ricevono in rendita più di quanto l’accumulazione dei contributi versati giustificherebbe 2 , non sono tali perché sottraggono risorse direttamente alle pensioni basse. La maggior parte delle pensioni in erogazione, alte o basse che siano, proviene dalle stesse regole di calcolo, generose.

La funzione redistributiva non può discriminare tra cittadini, deve infatti rivolgersi a tutti. Anche quando si basi su regole selettive, di priorità di intervento queste non possono essere settoriali o categoriali ma riferirsi a misurazioni dei bisogni in cui possono incorrere tutti, il più possibile vicine al tempo reale. Una redistribuzione ad hoc a favore dei percettori di pensioni basse tradisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Sul piano economico le risorse indistinte della fiscalità generale devono essere vincolare a rimanere nel sistema pensioni. Il prelievo va comunque ad una funzione che, pur perseguita nei modi sbagliati, è propria della fiscalità generale.

 

Esistono comunque squilibri tra generazioni. Per cui sicuramente il problema delle pensioni basse va affrontato come parte del più generale tema dell’insufficienza di mezzi in età avanzata.

I “regali” pensionistici degli anni ’70 e ’80, come li chiamano Tito Boeri e Tommaso Nannicini su laVoce.info7, sono pagati dagli attivi di oggi, soprattutto dai giovani.

Tutte le riforme, dagli anni Novanta ad oggi, hanno però mirato a neutralizzare il più possibile i flussi di redistribuzione interni al sistema pensionistico o comunque passanti per le pensioni. Ai giovani quindi, sapere che a fine carriera il welfare system potrà garantire dei livelli minimi di sussistenza; ma interessa ancor di più sapere che quello stesso welfare system è strutturato per distribuire le risorse in maniera equilibrata a sostenere la formazione del capitale umano, l’occupabilità, la ricerca del lavoro, la mobilità professionale, la produttività.

Per questo motivo dedicare il prelievo di solidarietà alle pensioni basse, mantenendo tutte le risorse nel perimetro del sistema pensionistico, non fa venir meno la sua caratteristica tributaria, che è l’aspetto che più ha pesato nel rigetto da parte della Corte Costituzionale. Non è questo l’elemento che può fare la differenza. Per di più, reintrodurre una redistribuzione specifica interna al sistema pensionistico si pone in controtendenza con il processo di riforma dagli inizi degli anni Novanta ad oggi.

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