Marchionne esporta l’italian Job. Ci riprova in Canada, “aiuti di Stato o si chiude”

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Chrysler ha ipotizzato un investimento di 2,6 miliardi di dollari canadesi a Windsor e un altro miliardo a Brampton e avrebbe chiesto allo Stato una partecipazione di 700 milioni (circa 450 milioni di euro) – Tra i punti aperti ci sono l’effettiva consistenza dell’investimento: dalla farlocca “Fabbrica Italia” a “Fabbrica Canada”?…

 

Dopo quella con il fondo Veba sulla quota in Chrysler, Sergio Marchionne gioca con il Canada un’altra partita a poker. La posta in gioco sono centinaia di milioni in aiuti per investire nei due stabilimenti canadesi di Chrysler: quello di Windsor, da cui escono i monovolume; e quello di Brampton, che sforna le berline di grandi dimensioni.

Il manager ha messo le carte in tavola la settimana scorsa, in occasione dell’apertura del Salone dell’auto di Toronto: se il Canada non darà gli aiuti necessari ci sono numerosi altri stati pronti a farlo per aggiudicarsi gli investimenti. Il manager ha citato il Brasile, dove il maxinvestimento per la nuova fabbrica Fiat di Pernambuco è finanziato all’85% da prestiti a tassi agevolati da banche pubbliche brasiliane.

La trattativa di Marchionne con le autorità federali canadesi e con quelle regionali va avanti da tempo, e il manager si è dato come obiettivo la chiusura entro fine marzo. Chrysler ha ipotizzato un investimento di 2,6 miliardi di dollari canadesi a Windsor (circa 1,75 miliardi di euro) e un altro miliardo a Brampton; secondo il «Globe and Mail» avrebbe chiesto ai connazionali canadesi una partecipazione di 700 milioni (circa 450 milioni di euro). Tra i punti aperti ci sono l’effettiva consistenza dell’investimento e soprattutto quanto di esso finirebbe a Windsor (oppure andrebbe a finanziare – per esempio – attività di sviluppo a Detroit).

Ottawa – che ha partecipato insieme a Washington al salvataggio di Chrysler nel 2009 – ha per ora stanziato 500 milioni di dollari canadesi in un «Fondo per l’innovazione automotive», e ha chiesto di vedere il dettaglio degli investimenti previsti.

Quanto potrà durare il negoziato? Secondo la stampa canadese, la minaccia di Marchionne di portare altrove l’investimento (per esempio in Messico) potrebbe costare a Chrysler un ritardo nel lancio dei nuovi prodotti;

non è detto, inoltre che sia facile trovare un impianto sufficientemente scarico da poter accogliere una linea completamente nuova per uno dei prodotti di punta del gruppo americano.

Ma sono conseguenze che il manager italo-canadese in passato è stato disposto ad affrontare; per esempio, quando spostò la 500L da Mirafiori alla Serbia.

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