Legge stabilità, la commissione Ue boccia la manovra. Letta attacca la Germania

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L’Europa punta il dito contro il debito troppo elevato e il rientro troppo lento: il Belpaese non potrà sfruttare la clausola sugli investimenti che vale circa 3 miliardi. Il Mef risponde: “Non considerano molti provvedimenti”. Il premier alla Germania: “Forti, ma rischiate di restare in un deserto”. La Spagna bocciata per il deficit, la Francia ha fatto poco per le riforme.

 

 L’Italia rischia di non rispettare gli obiettivi del Patto di stabilità e crescita nel 2014: il debito è troppo alto e per questo non sarà possibile sfruttare alcuno spazio ulteriore per fare investimenti. Ma per il ministro Saccomanni e il premier Letta, con la Manovra sono già scontati questi rischi e approntati i rimedi. L’allarme è lanciato dalla Commissione europea nel suo commento sulla Legge di Stabilità, che subisce così un pesante appunto. “C’è un rischio che la bozza del piano di bilancio per il 2014 non rispetti le regole del Patto di stabilità e crescita – sottolinea la Commissione -. In particolare, l’obiettivo di riduzione del debito nel 2014 non è rispettato”. L’Italia non potrà quindi chiedere alla Commissione Ue di fare uso della “clausola sugli investimenti” del Patto di stabilità, perché non rispetta la condizione del debito publico in discesa a un ritmo soddisfacente.

La clausola prevede che, a certe condizioni, i Paesi con il deficit sotto il 3% del Pil (“fase preventiva” del Patto di stabilità) possano deviare dall’obbligo di ridurre ulteriormente il deficit/Pil verso l’obiettivo di medio termine (0,5%), pur restando sempre sotto il 3%, per fare investimenti favorevoli alla crescita, limitati al cofinanziamento dei programmi strutturali dei fondi di coesione comunitari e a quelli delle infrastrutture di interesse europeo. Per l’Italia questo spazio di manovra

si era aperto con l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo di pochi mesi fa e nel 2014 si sarebbe trasformato in circa tre miliardi di investimenti.

Scheda: le conclusioni della Commissione Paese per Paese

Commentando i dati, il commissario Olli Rhen ha detto che a Bruxelles si “conta molto” sugli impegni presi dal Governo italiano in particolare “sulla spending review portata avanti da Carlo Cottarelli”. Ha poi aggiunto che “l’Italia deve fare progressi sufficienti per ridurre il debito pubblico anche nel 2014, assicurando uno sforzo di bilancio in termini strutturali di almeno lo 0,5% del Pil”. Di fatto, un’apertura a rispettare il parametro del debito per riconquistare la clausola degli investimenti, che non pare dunque da considerarsi perduta in toto.

Secondo la Commissione, il debito pubblico italiano dovrebbe toccare il record del 134% del Pil l’anno prossimo, per poi iniziare a scendere. Per la Commissione, inoltre, il documento di Bilancio mostra pochi progressi dal punto di vista della riforma strutturale del Fisco, secondo le raccomandazioni che erano state fatte dal Consiglio Ue. L’invito alle autorità è di “mettere in pratica le misure necessarie” per riportare il budget del Paese entro i limiti indicati. Sia nei documenti dello staff europeo che in quelli finali della Commissione, emerge che la preoccupazione maggiore è legata alla scarsa crescita, con il Pil (che costituisce il denominatore del rapporto con il debito) in progressione solamente dello 0,7% l’anno prossimo, contro l’1,1% previsto dalla Stabilità.

Il giudizio della Commissione sull’Italia

Sul punto interviene ilministero dell’Economia, che dice “non c’è bocciatura” e ricorda come la “valutazione” dell’Europa discenda “da una stima di crescita del prodotto che, come è noto, non coincide con quella del Governo italiano e comporta implicazioni per le proiezioni di finanza pubblica. Va poi sottolineato che la crescita del debito in rapporto al Pil è la risultante della recessione che si è protratta fino al 2013 e del pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni (quasi 50 miliardi di euro in 12 mesi tra il 2013 e il 2014), operazione concordata con la Commissione europea. Anche il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’Euro in difficoltà ha contribuito alla dinamica del debito”.

Fabrizio Saccomanni ricorda da Bruxelles che “la crescita del debito pubblico è la risultante di due fattori: la recessione e l’accelerazione del pagamento dei debiti della Pa”. Il ministro garantisce: “Siamo determinati a mantenere il rispetto dei saldi”, ma “non servono aggiustamenti ai bilanci” anche perché i parametri erano già noti e scontati: “Non ci voleva Sherlock Holmes per scoprire che debito aumentava”. Sulla spending review, Saccomanni parla di risparmi attesi per 2 punti di Pil. Si accoda il premier Enrico Letta: “Troppo rigore soffocherebbe la ripresa”, inoltre “con la manovra siamo dentro le regole”. Il presidente del Consiglio aggiunge che sul fronte del lavoro sono in arrivo altre misure, ma rassicura sul fatto che l’anno prossimo “il Pil dell’Italia avrà segno più”. Tra i suoi annunci, anche il fatto che il governo sta lavorando a misure per agevolare l’accesso al credito delle imprese.

Mef e Letta ricordano che “abbiamo fatto i conti giusti, la manovra funzionerà dentro le regole, sono tranquillo”. Ai calcoli di Bruxelles, è la sostanza, mancano alcuni provvedimenti che daranno effetti positivi: la spending review, la riforma del sistema fiscale attraverso la delega che il Parlamento sta ormai per varare, il programma di privatizzazioni, il rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero, la rivalutazione delle quote del capitale della Banca d’Italia. “Queste misure rafforzano il carattere innovativo della Legge di stabilità 2014 che, per la prima volta dopo diversi anni, avvia un percorso di riduzione della tassazione”. Letta torna anche sul ruolo della Germania, sotto il faro Ue per il surplus eccessivo, e racconta: “Ai tedeschi ho detto ‘guardate che avete voi il futuro dell’Europa sulle spalle’. Ma gli ho anche detto che se restano forti da soli, resteranno così per poco e resteranno in un deserto”. Ancor più duro il viceministro Stefano Fassina: “Sarebbe ora che la Commissione facesse un pò di autocritica. Se diamo retta all’Europa l’anno prossimo ci ritroviamo con ancora meno”.

Concetti reiterati, via Twitter, da Palazzo Chigi.

Oltre all’Italia, un “warning” della Commissione – ma questa volta atteso – è arrivato in direzione della Spagna, verso la quale sono utilizzate le parole più dure: gli obiettivi di riduzione del deficit sono lontani. Alla Francia va invece il rimprovero per aver fatto “solo modesti progressi”, sul piano delle riforme, per stimolare le riforme.

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