Legge Stabilità 2015, la novità? Qualcosa di buono c’è: ma su scuola e R&S troppo poco.

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La legge di stabilità 2015, appena presentata dal Governo Renzi, offre in effetti qualcosa di buono. Ma su scuola e Ricerca&Sviluppo ha investito troppo poco – rispettivamente l’1,4% e lo 0,84% delle spese previste – e il taglio delle tasse, annunciato per 18 miliardi, in realtà supera di poco i 12 miliardi. Ecco l’analisi ragionata di Giulio Zanella, professore di Economia all’Università di Bologna, per Noisefroamerika.org

 

(…) Guardando la tabella qui sopra appare, per esempio, molto bizzarro classificare il maggior deficit come un’entrata. Certo, se prendo a prestito 11 miliardi emettendo nuovi titoli del debito pubblico entra denaro nelle casse dello stato, ma non si tratta di un’entrata nel senso di un conto economico. Confusione simile per i 15 miliardi dalla spending review, che non sono entrate ma minori spese, o la riduzione di IRPEF (“bonus 80 euro”) e IRAP, che non sono uscite ma minori entrate.

UNA RICLASSIFICAZIONE – Qui è dove un pò di pignoleria contabile non fa male, soprattutto se aiuta a chiarire la sostanza economica contenuta nella legge di stabilità 2015. A questo scopo, suggerisco di mettere ordine partendo dal fatto che nel conto economico dello stato ci sono, essenzialmente, due cose: la spesa pubblica da un lato e le tasse (nel senso ampio di cui sopra) e le entrate non fiscali dall’altro. Riclassifichiamo quindi le voci contenute nella slide numero 3 distribuendole tra questi due lati, e usando anche i segni “+” e “-“. Quindi, una voce con segno “-” dal lato della spesa è una riduzione di spesa, e una voce con segno “-” dal lato delle tasse è una riduzione del prelievo fiscale. Il risultato è la tabella qui sotto. Alcune note rapide per illustrare i criteri che ho utilizzato (ma dovrebbero essere evidenti) e il quadro che emerge da questa semplice riclassificazione.

LATO SPESA – ”Spending” e ”Riprogrammazione” sono riduzioni di spesa (non sono sicuro di capire cosa sia la voce Riprogrammazione, credo si tratti di cancellazione di spese senza copertura ma non sono sicuro). Ammortizzatori (maggiori indennità di disoccupazione derivanti dal Jobs Act), Scuola, Giustizia, Roma e Milano, Cofinanziamento e Spese legislazione vigente sono ovviamente tutte maggiori spese, così come lo sono i 100 milioni di esborso atteso per garanzia pubblica all’operazione TFR in busta paga e il miliardo di rilassamento del patto di stabilità per i comuni. Quindi, dal lato spesa, ci sono 16 miliardi di tagli e 11,6 miliardi di nuova spesa. La riduzione della spesa pubblica è quindi soltanto di 4,4 miliardi di euro. Queste sono le maggiori risorse dal lato spesa nella legge di stabilità 2015.

LATO ENTRATE FISCALI – I 3,8 miliardi dall’evasione, se arriveranno, saranno ovviamente maggiori tasse per il settore privato rispetto a quante ne avrebbe pagate a legislazione vigente nel 2015. Idem per le nuove tasse su Slot machine e Rendite. Tutto il resto, invece sono minori tasse via minori tasse e imposte (IRAP componente lavoro, Eliminazione nuove tasse) e contributi (Contratto tempo indeterminato), o maggiori detrazioni: (Bonus 80 euro, Partite IVA, Famiglie, Ricerca e sviluppo). Quindi, dal lato tasse, ci sono 21 miliardi di tagli e 8,4 miliardi di maggiore pressione fiscale. Questi 8,4 miliardi sono quasi certamente una sottostima delle maggiori tasse derivanti dalla legge di stabilità perché come il governo stesso ammette è molto probabile che gli enti locali, le Regioni in primis, aumentino la pressione fiscale. La riduzione delle tasse è quindi (al più) di 12,6 miliardi di euro, non 18 come detto da Renzi. Queste sono le minori risorse dal lato entrate fiscali nella legge di stabilità 2015.

LATO ENTRATE NON FISCALI – 600 milioni dalla vendita di frequenze della banda larga.

Riassumendo, ci sono quindi 4,4 miliardi di maggiori risorse dal lato della spesa e 12 miliardi di minori risorse dal lato delle entrate. La differenza è di 7,6 miliardi, che il governo coprirà emettendo nuovo debito pubblico. L’emissione complessiva programmata è in realtà di 11 miliardi (pari allo 0,7% del PIL, da cui l’affermazione del governo che il deficit pubblico nel 2015 salirà dal 2,2% al 2,9%) perché il governo ha creato una riserva di 3,4 miliardi se qualcosa dovesse andare diversamente dal previsto (certamente una buona idea).

Per esempio, se dall’evasione di recuperassero solo 800 milioni anzichè i 3,8 miliardi programmati allora il maggior debito messo a riserva coprirebbe l’ammanco di 3 miliardi. Visti i risultati della lotta all’evasione negli ultimi anni, questo scenario mi pare molto più probabile di quello sbandierato da Renzi. Ma, di nuovo, capisco che la comunicazione politica è importante e che dire “recupereremo 3,8 miliardi di evaso” è più efficace che dire “recuperemo 800 milioni e ci indebiteremo per altri 3 miliardi”. Quindi non mi aspetto che prevalga l’onestà intellettuale neppure qui.

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