Legge di Stabilità, la follia: per il 2014 un deficit da tre miliardi. Ecco tutte le altre anomalie

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Una legge di stabilità che parte con 3 miliardi di euro di deficit. E’ questo il dato principale che viene fuori dalle linee guida emanate dal Governo Letta sugli interventi finanziari previsti per il 2014. La manovra dell’esecutivo prevede interventi con oneri allo Stato per 11,6 miliardi di euro e risorse da reperire per 8,6 miliardi di euro. Ci sono tre miliardi di scoperto. E il Governo non ci fornisce alcuno strumento utile per comprendere come faranno a coprire il deficit di partenza. Vediamo allora i dettagli e le anomalie della Legge di Stabilità, che un Fantozzi qualsiasi non esiterebbe a definire “una cagata pazzesca”

 

Una grave anomalia che si va a spalmare anche nel bilancio triennale 2014- 2016. Infatti effettuerà interventi per 27,3 miliardi di euro mente reperirà risorse per 24,6 miliardi di euro. Da qui si comprende che 300 milioni verranno recuperati negli esercizi finanziari 2015 e 2016 ma il buco di 2,7 miliardi di euro resta a prescindere.

LA BUFALA DEI TAGLI ALLA SANITÀ

Nella bozza di legge di stabilità si parlava dei tagli alla sanità. Cosa che poi non è comparsa nelle linee guida vere e proprie. La notizia di tagli da 4,5 miliardi di euro è rientrata. In realtà però il pericolo era stato paventato solo ed esclusivamente da chi aveva interesse a nascondere altri tagli che si sarebbero verificati in altri settori di spesa.

Una sorta di falsa notizia, come è stato sottolineato anche in un comunicato del ministero dell’Economia. Il quale ha specificato, il 14 ottobre scorso,  che le bozze di provvedimenti di finanza pubblica in circolazione presso gli organi di informazione, sulla base delle quali vengono pubblicati “resoconti preventivi”, non corrispondono al disegno di legge di stabilità che verrà discusso dal Consiglio dei ministri.

850 MILIONI PER LE MISSIONI ALL’ESTERO E NESSUN TAGLIO PREVISTO PER IL PROGETTO F 35

E in materia di politica militare? Male anzi malissimo per la legge di Stabilità del Governo Letta. Perché se da una parte si parla di finanziare con altri 850 milioni di euro le missioni militari all’estero, oltre a non aver effettuato tagli sulla sanità non è stato toccato di un euro nemmeno il progetto F 35 che resta così com’è. Alla faccia dell’aumento delle tasse nei confronti dei cittadini.

Non ci sono però solo i famigerati F-35 per i quali l’Italia spenderà circa 15 miliardi ma anche 8 aerei senza pilota (1,3 miliardi); 100 nuovi elicotteri NH-90 (4 miliardi); 10 fregate FREMM (5 miliardi); 2 sommergibili militari (1 miliardo); il programma per i sistemi digitali dell’Esercito che costerà alla fine oltre 12 miliardi di euro. Complessivamente parliamo di 38,3 miliardi di euro che, non si sa per quale ragione sono immuni da tagli sotto ogni governo.

L’AQUILA TERREMOTO PRIVILEGIATO

Anche se l’anomalia del deficit è la più grave ce ne sono altre da prendere in considerazione. La prima riguarda i 3,9 miliardi di euro per spese connesse con politiche invariate. Trecento milioni di euro sono destinati alla ricostruzione della città dell’Aquila distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009 con una scossa sismica superiore alla magnitudo 6 della scala Richter.

Gli abruzzesi si sono sempre lamentati di non avere ricevuto lo stesso trattamento dei terremotati dell’Emilia Romagna. Questa volta però sono stati accontentati. Infatti della Regione che il sisma lo ha subito in due volte (il 20 e il 29 maggio 2012) non c’è alcuna traccia nella legge di stabilità 2014. Nemmeno un euro per le popolazioni distrutte da quel sisma. Certo che 300 milioni di euro non basteranno all’Aquila per ripartire ma 0 euro è ancora peggio. E’ una disattenzione che grida vendetta al cospetto di Dio.

L’ANOMALIA DEL FONDO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA

E ancora una volta, dopo il decreto sicurezza che è stato fatto passare come decreto sul femminicidio, si prendono in giro le donne.

Nella infografica diffusa dal Governo e relativa agli interventi in favore delle persone, famiglie e società ci sono voci che poi non trovano corrispondenza nelle linee guida.

Se si trovano gli 1,5 miliardi di euro per la riduzione dell’Irpef, i 300 milioni di euro per il fondo per le politiche sociali, i 250 milioni per il fondo relativo ai non autosufficienti, i 230 milioni per il fondo per le università, i 250 milioni per la carta acquisti e altre misure di contrasto della povertà, i 380 milioni per il finanziamento del 5 per mille, 600 milioni per la cassa integrazione in deroga,  nella sintesi proposta dal Governo non si ha traccia di denaro per il potenziamento della protezione Civile, di interventi a favore degli esodati ma soprattutto non c’è nessun riferimento al finanziamento del Fondo contro la violenza alle donne e la tratta degli esseri umani.

Interventi solo nominati nelle slide che forse saranno finanziati nel 2015 o nel 2016? Noi ci speriamo vivamente. Per ora si tratta soltanto di voci senza un corrispettivo economico. E ancora una volta si tratta di categorie deboli come gli esodati che non trovano lavoro, la protezione civile necessaria in situazioni di emergenza e la violenza sulle donne, quella parola tanto temuta che finora ha provocato cento vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno.

I TANTO TEMUTI TAGLI E LO STATO CHE VENDE AI PRIVATI

Arriviamo finalmente alla sezione tagli. Non c’è e non c’è mai stato quello sulla sanità. E ormai di questo interessa poco agli italiani anche se il ministro Lorenzin lo fa passare come una sua vittoria personale.

Se da una parte lo Stato ha investito 3,7 miliardi per sgravi fiscali di cui 2,5 miliardi sul lavoro, 40 milioni per ridurre l’Irap sulla quota lavoro, un miliardo per ridurre i contributi sociali sulle imprese, 130 milioni per alleggerire l’Iva sulle cooperative sociali e 70 milioni per i contributi al trasferimento di contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, dall’altro sono previsti aumenti delle tasse.

Infatti degli 8,6 miliardi di euro che vengono reperiti dal Governo solo 2,5 miliardi di euro provengono dai tagli al bilancio dello Stato. Se si considera che lo Stato spende ogni anno 860 miliardi di euro si tratta soltanto di bruscolini. Il taglio previsto è infatti soltanto del 2 per mille. Una quantità minima che se fosse stata intensificata avrebbe facilmente coperto anche quel buco di tre miliardi di cui non sappiamo ancora nulla.

Altri 3,2 miliardi di euro provengono invece dalle vendite di uno Stato che continua a privatizzare i suoi beni e quindi diventare più povero. Di questi 2,2 miliardi arriveranno da quelle che tecnicamente vengono chiamate “revisione del trattamento delle perdite di banche, assicurazioni e altri intermediari”. Che in pratica si tratta di vendere le quote di partecipazione statale. E privatizzare anche gli istituti di credito dove lo Stato possiede delle quote. 300 milioni arriveranno dalla rivalutazione delle attività delle imprese e 200 milioni da misure riguardanti il riallineamento del valore delle partecipazioni. In pratica uscire pian piano dalle attività dei privati con quote ridotte. 500 milioni di euro arriveranno anche da vendite di immobili dello Stato.

Ed ecco che arriviamo alla parte più succulenta: gli 1,9 miliardi di euro che derivano da interventi fiscali. Che tradotto in termini meno tecnici vuol dire aumento delle tasse. Il denaro è così suddiviso: 900 milioni dall’incremento dell’aliquota del bollo sulle attività finanziate che provoca un aumento diretto delle tasse. 460 milioni dal visto di conformità per le compensazioni sulle imposte dirette (Imu, Ires, Irap, Irpef e Isos) che aumenteranno invece di diminuire in qualunque modo le si voglia chiamare sostituendole con i nomi di Trise, Tari e Tasi. Con l’unica differenze che le tasse sulla casa che sostituiranno l’Imu verranno pagate anche dagli inquilini. Gli ultimi 500 milioni verranno presi dalla riduzione delle spese fiscali attraverso interventi selettivi sulle agevolazioni fiscali. Tutte ancora da definire entro gennaio 2014.

Una legge che continuerà ad affamare i poveri e non togliere  nulla ai ricchi.

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