Le banche italiane sull’orlo del collasso: il Wall Street Journal sgancia la bomba. Risparmi a rischio?

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Le banche italiane sono una bomba a tempo. La severa valutazione è stata espressa dal Wall Street Journal, che evidenzia come gli istituti di credito del nostro paese siano colpiti dall’esplosione delle sofferenze bancarie, così come abbiano bisogno di decine di miliardi per essere ricapitalizzate. Una situazione molto critica che rischia di diventare esplosiva se la crescita non tornerà.

 

IL PERICOLO DELLE BANCHE ITALIANE – Il Wall StreetJournal rimarca come in questi ultimi mesi le banche italiane abbiano sovraperformato gli altri istituti di credito in Borsa. Se la media della crescita azionaria degli istituti di credito continentali è pari al 14%, le azioni delle banche italiane sono cresciute del 41%. Il quotidiano finanziario sottolinea però che questo rally sui mercati dei capitali potrebbe essere illusorio, vista la molteplicità dei problemi degli istituti di credito del nostro paese. «Non ci sono solo le notizie come la ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena, pur sempre la terza banca del paese, a inquietare gli investitori», scrive il Wsj. Il Mps ha bisogno di un’iniezione di capitali freschi per 2,5 miliardi per evitare la nazionalizzazione. Anche la situazione di Intesa Sanpaolo è particolarmente controversa, come è stato evidenziato dall’allontanamento del Ceo Giuseppe Cucchiani. Ma queste sono solo «telenovela» rispetto alla vera dimensione dei problemi del sistema creditizio italico.

SOFFERENZE BANCARIE – L’economia del nostro paese è in una situazione di grave difficoltà, con due anni ormai di recessione consecutiva arrivati dopo la fortissima flessione post crisi finanziaria del 2008, e la crescita più che anemica del 2010. Questa difficoltà è stata rispecchiata dalla crescita sostenuta delle sofferenze bancarie. Il tasso di crescita sui 12 mesi è risultato pari al 22,3% in agosto, come nel mese precedente (il dato di luglio è stato rivisto dall’iniziale 22,2%). A luglio e agosto si verificato il più significativo incremento delle sofferenze dall’inizio della rilevazione, nel 1998. I guasti provocati dalle sofferenze bancarie negli bilanci degli istituti di credito tracciano uno scenario inquietante per il futuro; secondo i dati di Morgan Stanley gli accantonamenti per i crediti che verranno cancellati coprono solo il 44% delle sofferenze bancarie. Un dato significativamente inferiore rispetto al 59% delle sofferenze bancarie coperto dagli accantonamenti degli istituti di credito iberici.

DECIDE LA BCE –Parte di queste difficoltà dipendendo dalla burocrazia italiana: un fallimento di un’azienda si chiude in media in sette anni, e ciò allunga la vita dei crediti ormai inesigibili, intossicando i bilanci per un tempo più lungo. Il vero stato di salute delle banche italiane sarà comunque svelato presto, grazie ai test della Bce. L’Eurotower dovrà armonizzare gli standard di valutazione degli attivi di bilancio, prima di assumere il compito della vigilanza bancaria sui maggiori istituti continentali. Secondo le stime di Morgan Stanley gli accantonamenti di copertura delle sofferenze bancarie dovranno crescere di 50 miliardi per raggiungere la percentuale del 65%, che fino a prima della crisi era il tasso medio di copertura. Per il rispetto del Tier-1 indicato dalla Bce, la soglia di capitale primario di un istituto di un istituto di credito, il sistema italiano ha bisogno di ulteriori 26 miliardi di euro rispetto agli attuali. Già in oggi le banche italiane dipendono in modo significativo dalla Bce, e nel 2014 matureranno 255 miliardi di crediti che dovranno essere restituiti a Francoforte. Anche per questo le banche italiane quotano a circa lo 0,6% del loro valore contabile, un livello più basso rispetto alla media degli altri istituti dell’eurozona. Per il Wsj una tendenza giustificata, visto che le banche del nostro paese hanno davanti un duro compito per riportare in ordine i loro bilanci.

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