Larghe intese per privatizzare meglio: l’obiettivo del Governo Letta? Svendere l’Italietta

enrico lo strozzino

Nonostante la priorità dichiarata sia la modifica della legge elettorale, il Governo sembra più interessato all’economia, con un aiuto, magari, anche da quel genio (si fa per dire) di Tremonti. La grande finanza resta alla finestra, pronta a spolpare quel che resta di un Paese disastrato. Ecco perché le larghe intese devono durare: il tempo necessario per liberalizzare, privatizzare, svendere. E il calo dello spread sarebbe funzionale a quest’obiettivo.

 

Liberalizzazioni, calo della pressione fiscale e revisione Imu. Per il Governo Letta bisogna approfittare del calo dello spread per cercare di risollevare le sorti dell’Italia, anche se il problema più grande è che occorre trovare risorse. Sicuramente un modo per recuperarle potrebbe essere quello di sfruttare il patrimonio pubblico sia immobiliare che societario, infatti Letta ha più volte ribadito che in autunno, a tal proposito, “verrà presentato un piano dettagliato”.

Molto probabilmente prendendo spunto dal piano già presentato dall’allora ministro delle finanze Giulio Tremonti, il quale prevedeva inoltre il coinvolgimento degli enti locali. Di ben invece altra entità il discorso sulle valorizzazioni delle quote di maggioranza dei colossi pubblici, da Eni a Finmeccanica fino alle Ferrovie dello Stato. Banchieri e mondo della finanza hanno evitato di commentare gli attacchi alla speculazione visto che sperano di “succhiare” altro denaro chiedendo ricche commissioni tramite l’attività di consulenze al Governo.

Al momento l’unico ad aver rilasciato dichiarazioni è stato l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, invitato al meeting di Rimini. “Per quanto ci riguarda siamo pronti. È una scelta giusta: negli anni passati si è parlato molto di liberalizzazioni, ma senza anche la parte privatizzazione, liberalizzazione suona male”. Se non suona come una bocciatura al piano Letta, poco ci manca. Le risorse di cui parla il Governo serviranno anche a saldare i debiti della pubblica amministrazione con le imprese, che ammontano circa a 90 miliardi. Il piano prevede addirittura di bruciare le tappe pagando 30 miliardi già quest’anno, di cui 5 già rilasciati e 20 per il 2014.

Un piano alquanto ambizioso, non c’è che dire. Uno strumento attorno cui ruoterà l’economia sarà la cassa depositi e prestiti la cui maggioranza è in mano al tesoro, il cui piano industriale per i prossimi tre anni prevede di mobilitare fino a 80 miliardi, di cui 6 di capitale di rischio. Venti miliardi saranno destinati al Mezzogiorno. E la Cdp, inoltre, dovrà essere anche il perno del piano di valorizzazione degli immobili.

Altro piano tanto caro al Governo è quello di ridurre la pressione fiscale che è poi uno dei veri problemi del paese in ginocchio, partendo proprio dalla revisione dell’odiato Imu, la cui riforma è stata rimandata a fine Settembre. Tutte belle idee non c’è che dire, ma saranno poi effettivamente messe in pratica, soprattutto senza inganno alcuno? E inoltre, di riforma elettorale ancora nessuna traccia quindi a quanto pare dovremo continuare a tenerci questo Governo votato da nessuno.

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