La vigilanza europea impone che a Bankitalia vengano affiancati dei privati. Ecco perché

ue vuole affiancare baitalia a dei privati

In Germania, come riporta LiberoQuotidiano, Buba e governo spingono per una strada ancor più estrema, in cui di fatto i grandi gruppi soppiantano le autorità pubbliche. Tra i problemi sollevati ieri in preconsiglio dei ministri, il potenziale conflitto di interessi….

 

Si fa presto a dire vigilanza europea. Ieri al pre-consiglio dei ministri non si è parlato dell’«in – formativa» di Matteo Renzi sulla riforma fiscale. Quella il premier l’ha spiegata in Consiglio nel pomeriggio, e poi in conferenza stampa. Al mattino è arrivato, tra la sorpresa dei partecipanti, uno schema di decreto legge riguardante la vigilanza del mondo creditizio.

Il testo, proveniente dagli uffici del Tesoro su suggerimento della Bce, non è stato divulgato ma soltanto presentato nei suoi contenuti generali. Più d’uno tra i presenti ha fattounsalto sullasedia quando ha sentito parlare di affiancamento di altri soggetti a Bankitalia nell’attività di vigilanza del mercato. In realtà, da un certo punto di vista non c’è nulla di nuovo: si tratta di applicare il Regolamento comunitario n. 1024/2013, uno dei passaggi del lentissimo e faticoso processo di allineamento del sistema bancario europeo.

Solo che mentre i procedimenti politici e gli accordi tra i governi vanno molto a rilento, altri step pratici spesso altrettanto incisivi rischiano di introdursi nel nostro ordinamento in maniera be npiù veloce. Che significa, infatti, che la Banca d’Italia potrebbe non avere più autorità esclusiva sulla vigilanza?

La domanda è stata girata in pre-consiglio proprio al Ministero dell’Economia. In pratica, come ha spiegato in un recentissimo documento presentato ad Astrid sui poteri di vigilanza della Banca centrale europea il prof. Marcello Clarich, siamo nel capitolo della cosiddetta «amministrazione attiva, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di esigenza di attuare una cooperazione e integrazione tra apparati amministrativi preposti alle funzioni».

Sciolto il linguaggio accademico, significa che la nuova vigilanza europea finisce per «trasformare la sovranità degli Stati membri in una sovranità finanziariamente condizionata», come ha spiegato Lorenzo Bini- Smaghi nel suo «Morire di austerità ». Ovvero non solo Bankitalia cede l’ultima parola sui controlli sulle banche italiane alla Bce, ma la nuova dinamica prevede il coinvolgimento anche di soggetti privati. E qui viene il punto: quali?

Ieri mattina a Palazzo Chigi si sono fatti, a titolo di esempio puramente indicativo, alcuni nomi di grandi società di consulenza (Deloitte, KPMG e altre). Sul tema, gli staff di diversi ministeri hanno chiesto lumi, e i colleghi del Tesoro hanno preso tempo, riservandosi di ripresentare il testo con maggiori chiarimenti. Nessuna scelta, dunque, per il momento.
Nel frattempo, però, si è avuto un piccolo assaggio di cosa può significare, in concreto, la vigilanza «europea» applicata al mercato italiano. Grandi società di consulenza private che – come in parte già avviene – affiancano con ruoli «istituzionalizzati» Banca d’Italia (e ovviamente la Bce). La cosa peraltro è largamente attesa, se è vero che proprio ieri in conferenza stampa Giuseppe Castagna, consigliere delegato di Bpm, ha spiegato a Libero di attendere, dopo la visita dei sette ispettori di Bankitalia, quella dei revisori di KPMG con ruoli istituzionali.

Non solo: in Germania Buba e governo spingono per una strada ancor più estrema, in cui di fatto i grandi gruppi soppiantano le autorità pubbliche. Due i problemi sollevati in preconsiglio, e che ovviamente daranno consistenza alle discussioni politiche di qui in avanti. Primo: il potenziale conflitto di interessi. Non è in effetti poi troppo difficile immaginare che una società sia chiamata ad affiancare nei controlli sul mercato i regolatori «tradizionali», trovandosi magari a fare da «aiuto arbitro» in casi in cui sono coinvolti i propri assistiti (o i loro rivali) diretti. Non solo: siccome i grandi gruppi in gradodi offrire servizi a questo livello si contano sulle dita delle mani, cosa accadrebbe se queste società fossero chiamate a dirimere controversie sulle stesse banche – per esempio – per due autorità bancarie nazionali diverse?

Secondo problema: se da un lato via Nazionale, con i suoi 7 mila dipendenti, ha già perso moltissime leve di comando monetarie e di cambio, «sottratte» dalla Bce e dalla struttura stessa dell’euro, e ora potrebbe trovarsi affiancata da grandi gruppi privati, ha ancora senso che resti così com’è?

Al Tesoro, d’intesa con Mario Draghi, il compito di dare risposte.

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