La Spending review si abbatte sugli statali, ecco il piano Cottarelli

spending review si abbatte sugli statali ecco il piano cottarelli

Secondo il Commissario alla spending review si potrebbe anche congelare del tutto il turnover, bloccando le assunzioni che servono a sostituire i pensionandi. Nel piano che serve a finanziare le manovre del governo Renzi, come riporta Repubblica, c’è anche il nodo pensioni, con ipotesi di innalzamento dei contributi per le donne.

 

Una stima di 85mila eccedenze tra il personale della pubblica amministrazione. E’ questa l’indicazione che arriva dal lavoro di spending review del Commissario straordinario Carlo Cottarelli. Oltre a mettere mano alle spese per la Difesa, ai trasferimenti alle imprese, alla riorganizzazione delle forze di Polizia e al taglio degli stipendi dei dirigenti, Cottarelli avrebbe infatti individuato esuberi tra i dipendenti pubblici per 85mila unità al 2016. Una misura che potrebbe generare un risparmio per le casse statali di 3 miliardi, ma già si annuncia una fortissima battaglia sul tema.

Anche perché Cottarelli non si sarebbe limitato a indicare questa forma di risparmio, ma avrebbe anche puntato il dito contro il turnover, cioè il meccanismo che in situazioni normali fa scattare un’assunzione per ogni dipendente che va in pensione. Ora, secondo la ricostruzione delle slide del Commissario che viene fatta dalTempodi Roma, passare al blocco totale del turnover, dall’attuale situazione che congela il ricambio generazionale per l’80% (e cioè ogni 10 pensionandi ci sono 2 assunzioni). Non mancano però i caveat del Commissario, che spiega come ci sarebbero ripercussioni sull’invecchiamento della ‘popolazione dipendente’ dello Stato, con riflessi sulla qualità del servizio erogato.

“Problema da studiare ulteriormente”, spiega infatti Cottarelli secondo quanto riporta il quotidiano romano, “con proposte entro giugno 2014; da considerare: implementazione più graduale di certe riforme, prepensionamenti con eliminazione di posizioni (ma il risparmio sarebbe più limitato nell’immediato e rischio di effetti imitazione nel privato), esoneri dal servizio (istituto introdotto nel 2008 ma abrogato nel 2011), collocamento in disponibilità del personale in esubero con riduzione della retribuzione, incentivi all’uscita dal settore pubblico con finanziamenti una tantum, riduzione dei servizi esternalizzati, rafforzamento della mobilità obbligatoria per facilitare il riassorbimento all’interno della Pa”.

Questa ulteriore puntata viene dopo le prime indicazioni di risparmi, che vedono il loro capitolo più significativo (10,3 miliardi nel triennio) dalla voce di acquisti di beni e servizi. Altri 6,6 miliardi, in ripresa del famoso piano Giavazzi, vengono dai tagli dei trasferimenti alel imprese, sia da parte dello Stato che delle Regioni. Anche alla Difesa viene chiesta una cura dimagrante, con una pervisione di 2,6 miliardi di minori spese cui si aggiungono i 2,4 miliardi dati dalla razionalizzazione delle cinque forze di polizia. Nelle slide, Cottarelli non manca di notare che il rapporto tra agenti e popolazione è ben superiore alla media degli altri grandi Paesi europei, con tanto di classifica.

Altre voci rilevanti sono quelle degli stipendi dei dirigenti Statali, che contribuiranno con tagli dall’8 al 12% e risparmi per 1,7 miliardi, mentre al trasporto ferroviario e locale andranno destinati 5,5 miliardi in meno. Se a ciò si somma ancora la salute (3,1 miliardi che per il ministro Beatrice Lorenzin – intervistata da Repubblica – possono essere “molti di più”) e altre voci come la riduzione dell’illuminazione pubblica si raggiungono i 33,9 miliardi complessivi.

Non mancano già le prime criticità, alle quali d’altra parte Cottarelli dedica una sezione della sua presentazione. In primo luogo l’intervento sulle pensioni, che dovrebbe toccare diversi aspetti: una stretta sugli assegni di accompagnamento e contro gli abusi delle invalidità, ma anche un innalzamento dell’età contributiva delle donne.

Queste dovrebbero affiancarsi agli uomini, passando da 41 a 42 anni di contributi senza vincolo di età anagrafica. Una mossa “chiesta dall’Ue”, si legge nelle slide, che dovrebbe portare 1,7 miliardi in tre anni. Dovrebbe invece morire sul nascere l’idea di chiedere un contributo (da ben 2,9 miliardi) al 15% di pensioni più alte, ma sul quale il premier Matteo Renzi ha già posto un veto.

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