La legge di stabilità è l’immagine di un Governo sempre più in crisi. Ecco perché

legge stabilità immagine di un governicchio

Questo governo è abile nel gestire la finanza pubblica ma incapace di programmare il futuro.

 

I commenti alla legge di stabilità sono caratterizzati da un eccessivo pessimismo. Il primo pannello della tabella 2, “quadro di finanza pubblica a legislazione vigente” qua sotto, mostra un dato del tutto anomalo e positivo nel panorama della finanza pubblica italiana: l’indebitamento netto strutturale, in assenza di interventi di politica fiscale, ha valori attorno allo zero nel prossimo biennio 2014-2015.

L’indebitamento netto strutturale è definito come la differenza tra le spese e le entrate, inclusa la spesa per interessi, al netto delle misure una tantum e della componente ciclica. Si tratta di un valore assolutamente anomalo nel panorama della finanza pubblica italiana, in quanto per la prima volta negli ultimi vent’anni, l’Italia non solo accumula un saldo primario (spese-entrate al netto degli interessi), ma tale avanzo primario è più che sufficiente a pagare anche la spesa per interessi sul debito pubblico. Questa è indubbiamente un’ottima notizia di cui poco si è parlato, e che deriva direttamente dal faticoso processo di risanamento intrapreso da questo e dal precedente Governo. Questi dati implicano che finalmente l’Italia ha potenzialmente ripreso il pieno controllo della propria politica fiscale.

La brutta notizia è che a quanto sembra,il Governo non è in grado di programmare le scelte future, questa volta per motivi politici e non di finanza pubblica. Nella stessa tabella, nel secondo pannello “il quadro di finanza pubblica programmatica” , si nota che il valore dell’indebitamento netto strutturale programmatico non varia rispetto a quello a legislazione vigente. Il significato in questa uguaglianza è che non c’è un programma di entrate e spese diverse da quella a legislazione vigente!

La legge di stabilità è lo specchio di questo Governo: abile nel gestire la finanza pubblica, ma incapace, per limiti politici, di programmare per il futuro. Il problema è che se non programmi il futuro, il futuro rischia di travolgerti. Già una volta in precedenza, l’Italia accumulò importanti avanzi primari che poi sfumarono nei Governi seguenti. Quando un Governo aggiusta i conti senza imprimere un indirizzo, il Governo seguente dissipa i buoni risultati conseguiti in precedenza.

Questo si vede anche dall’intervento principale di politica fiscale di quest’anno: il taglio del costo del lavoro. La decisione politica di tagliare il costo del lavoro è una decisione importante, ma se questo indirizzo non sarà mantenuto negli anni a seguire, gli effetti rischieranno di essere nulli. Per cambiare le aspettative degli imprenditori e aumentare davvero l’occupazione, non è sufficiente tagliare il costo del lavoro oggi, ma è necessario promettere credibilmente una riduzione permanente dei costi in futuro. Già il Governo Prodi nel 2006 accumulò un importante avanzo primario e tagliò il costo del lavoro, ma, non avendo impresso un indirizzo duraturo alla sua azione, dopo due anni entrambi l’avanzo primario e la riduzione del costo del lavoro sparirono nel nulla.

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