La fantastica storia dell’Islanda: fuori dall’UE prospera e ha una disoccupazione appena al 6%

islanda capitale

La storia dell’Islanda potrebbe essere un modello da seguire per quanti chiedono di uscire dall’UE ma non riescono a dimostrare, con fatti e prove concrete, che non si tratterebbe di una mossa azzardata ma dell’unico modo possibile per uscire dalla crisi. Il piccolo Paese del Nord Europa ora prospera, ha una crescita ecomica costante e una disoccupazione appena al 6%. Ecco la fantastica storia dell’Islanda, raccontata dalla redazione di Tzetze.

La storia recente dell’Islanda è semplice quanto interessante. In Islanda è arrivato il salvataggio del Fondo monetario internazionale: un piccolo prestito, ma a condizioni molto severe.

Gli islandesi non hanno accettato tali condizioni, in due referendum, e il paese non ha ripagato il debito estero. Così l’Islanda è uscita dalla crisi facendo pagare i costi sui responsabili della crisi stessa. Vi riassumiamo questa storia di seguito.

C’era un paese che aveva nei confronti delle potenti banche estere un debito di diversi miliardi, pari a decine di migliaia di euro di debito a carico di ciascun cittadino! Le banche creditrici, appoggiate dal governo, hanno proposto misure drastiche a carico dei cittadini, che ciascun cittadino avrebbe dovuto pagare con tasse e/o minori servizi, qualcosa come 100 euro al mese per 15 anni!

I cittadini sfiduciarono il governo, si fece strada l’idea che non era giusto che tutti dovessero pagare per errori e ruberie commessi da un manipolo di banchieri e politici, decisero poi di fare un referendum che con oltre il 90% dei consensi stabilì che non si dovesse pagare il debito.

Nazionalizzarono quindi le banche (prima private) che avevano portato a questo disastro economico e, tramite Internet, decisero di riscrivere la Costituzione (prevedendo anche che l’economia fosse al servizio del cittadino e non viceversa). Per riscrivere la nuova costituzione vennero scelti dei cittadini che dovevano essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone e non avere la tessera di alcun partito.

Chiunque poteva seguire i progressi della Costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi.

Sembra una favola, vero?, ma non lo è.

Nel frattempo l’Islanda ha ripreso a crescere. Una crescita definita “impressionante” dal giornalista Maurizio Gustinicchi che su Scenari Economici scrive: “Il tutto pur avendo una monetuccia piccola e debole (la Corona Islandese) che, per inciso, è bastato svalutare una sola volta negli ultimi 10 anni per garantire il recupero della capacità competitiva del paese (ed avere la conseguente ripresa lavorativa ed occupazionale). Ma perché il popolo Italiano si beve tutte le favole che gli racconta il Partito Democratico che, per inciso, preferisce far morire il paese pur di non affogare nei suoi debiti verso il sistema bancario che serve con tanta solerzia e gioia? 

Dalla fine del 2012 l’Islanda è considerata come un esempio di come si possa risolvere una gravissima crisi economica. Da allora il prodotto interno lordo è in crescita, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3% e il paese attrae immigrazione in cerca di lavoro.

La svalutazione della corona islandese nei confronti delle altre monete ha dimezzato il potere d’acquisto del salario medio, ma ha anche reso più competitivi i prodotti islandesi sui mercati internazionali. Le obbligazioni islandesi a 10 anni hanno ormai tassi d’interesse inferiori al 6%.

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