La crisi non è per tutti, anno record per le banche italiane. E Goldman Sachs aumenta gli stipendi…

banche italiane godono di un ottima salute e goldman sachs aumenta lo stipendio dei lavoratori

Un anno da incorniciare. Ecco come molte delle banche italiane ricorderanno il 2013.

 

Complice l’euforia generalizzata che ha contagiato tutti listini globali, gli istituti tricolore, raccolti nel Ftse bancario, hanno registrato un apprezzamento del 33% del loro valore. In pratica la capitalizzazione complessiva è aumentata di 20 miliardi, passando da 62 a 82 miliardi di euro. Un balzo che ha di fatto trascinato l’intero listino italiano, salito del 16,5%. Ancora più impressionante è la crescita se il confronto si fa partire da aprile 2013, quando furono toccati i minimi dell’anno: in questo caso l’aumento di capitalizzazione del settore è pari addirittura a 30 miliardi.

Se il valore di mercato delle banche nostrane è salito di un terzo in soli dodici mesi molto si deve al contemporaneo apprezzamento dei titoli di Stato governativi, di cui i portafogli bancari sono pieni. Lo spread tra BTp e Bund nel corso dell’anno è andato via via normalizzandosi, calando dagli iniziali 319 punti fino ad assestarsi in area 200 punti base, ai minimi dal 2011. E così, man mano che i prezzi dei nostri BTp riprendevano fiato e aiutavano i bilanci dei nostri istituti, gli investitori, tra cui molti internazionali, tornavano ad investire sulle azioni finanziarie italiane. Un ritorno di fiamma dopo la crisi di crisi di fiducia del 2012 che, soprattutto nella prima parte dell’anno, aveva colpito il nostro paese sull’onda del rischio di break up dell’euro.

Tra i bancari il titolo più brillante è stato UniCredit, che è salito del 45% e ha visto impennare il suo valore dai 3,7 a 5,38 euro. Apprezzata per la sua diversificazione oltre Italia, la banca di Piazza Cordusio è risultata di fatto l’azione più liquida a Piazza Affari, e non a caso ha vinto la palma dell’azione più trattata nel 2013 sia per controvalore (95,2 miliardi di euro), sia per numero di contratti (5,5 milioni). Complice un’esposizione lorda in titoli di Stato di 58,044 miliardi, di cui la maggior parte concentrati su scadenze fino a due anni, l’istituto di Federico Ghizzoni ha recuperato il calo (-14%) accusato nel 2012.
Accanto a UniCredit, sul podio dei migliori titoli italiani del credito ci sono Ubi e Credem, con progressi rispettivamente del 40,8% e del 40,7%. Due balzi che consentono di riportare le lancette al giugno 2011 per la banca guidata da Victor Massiah e all’ottobre 2008 per l’istituto emiliano. Ottima la performance anche di Intesa Sanpaolo (+38%), nell’anno che ha registrato l’arrivo al vertice di Carlo Messina al posto del dimissionario Enrico Cucchiani.

Se è vero che molti istituti possono sorridere, c’è chi invece non può fare altro che tentare di dimenticare in fretta l’anno appena trascorso. Tra questi c’è la Banca Popolare dell’Eutruria e del Lazio, che negli ultimi 12 mesi ha perso il 66% del suo valore, segnalandosi suo malgrado come il peggiore titolo a Piazza Affari. L’annuncio dei rilievi di Bankitalia – secondo cui un terzo dei crediti in pancia all’istituto sono deteriorati – ha appesantito ulteriormente un titolo che oggi si attesta 0,5 euro. In pratica, si tratta di un terzo di quello che valeva a fine 2012, un sesto di quello che il mercato gli riconosceva (3 euro) nel settembre 2012. In acque non facili naviga anche Carige che rimane in attesa di varare un aumento di capitale da 800 milioni di euro. 

L’attenzione del mercato è ora tutta rivolta alla presentazione del nuovo piano industriale da parte del nuovo a.d. Piero Montani. Nel frattempo tuttavia il mercato ha punito il titolo ridimensionandolo del 42 per cento. Ancor più delicata la situazione in cui versa Banca Mps, la cui assemblea nei giorni scorsi dei soci ha rimandato a luglio l’aumento di capitale da 3 miliardi necessario al rimborso dei Monti bond. Nel 2013 il titolo è passato da 0,26 a 0,17 euro. Una débacle che oggi potrebbe costare la perdita del controllo alla locale Fondazione bancaria.

Anche in Europa le banche godono in generale di un ottima salute. Addirittura c’è chi va in controtendenza rispetto alla crisi. Goldman Sachs tiene moltissimo ai 115 dipendenti della City inglese. La maggior banca di investimento al mondo ha pagato i propri dipendenti nel Regno Unito il 77% in più nel 2012 rispetto al 2011, elargendo uno stipendio medio pro-capite di 4,7 milioni di dollari, per un totale di 537 milioni tra salari, bonus, e stock option secondo un rapporto di Bloomberg.

Nel frattempo, i loro pari americani hanno visto i loro stipendi in calo, sotto la crescente pressione dai regolatori e ell’opinione pubblica. In verità anche i dipendenti di Citigroup hanno visto gli stipendi medi salire del 9% a 2,38 milioni dollari sempre nella filiale nella City. A Bank of America e JpMorgan invece gli stipendi medi sono diminuiti rispettivamente del 2% e il 3%. La sede londinese di JpMorgan però ha subìto una perdita record su una scomessa sbagliata sui derivati.

Per avere i dati dei compensi del 2013 bisognerà aspettare i primi mesi del 2014.
Quasi due terzi della retribuzione di Goldman Sachs per i banchieri del Regno Unito nel 2012 è stato in azioni vincolate, su circa la metà del 2011, in quanto le società mirano ad allineare gli interessi dei dipendenti con quelli degli investitori. Le azioni della banca sono aumentate 41 per cento nel 2012, superando del 26 per cento l’indice Standard&Poor 500.

Goldman Sachs ha guadagnato un bel gruzzolo, pari a 7,48 miliardi dollari nel 2012.
I regolatori hanno fatto forti pressioni sulle banche, dopo la crisi finanziaria del 2008, per cercare di modificare le pratiche di retribuzione accusate di incoraggiare comportamenti a rischio, come quello avvenuto alla filiale londinese di JpMorgan che ha scommesso sui derivati e ha portato a una perdita di 6,2 miliardi di dollari.

I responsabili dell’Unione europea e del Regno Unito hanno proposto regole nel 2010, costringendo le banche a rendere pubblici il monte salari. L’anno scorso, la UE ha adottato una politica per mettere fuori legge i bonus dei banchieri che sono più elevati di due volte la retribuzione fissa. Tali regole si applicheranno per la prima volta ai premi assegnati nel 2015, sulla base delle performance del 2014 ma il governo di Londra si oppone e ha minacciato di mettere il veto perché teme di perdere la sua posizione privilegiata di centro finanziario più importante del Continente.

Le banche lamentano che queste limitazioni possano far loro perdere loro i migliori talenti presenti sul mercato. L’Autorità bancaria europea (Eba), istituita nel 2011 per armonizzare le norme bancarie nel blocco di 28 nazioni dell’Unione e con sede a Londra, ha definito chi guadagna più di 500.000 euro come un “risk- taker”, rendendoli soggetti alle limitazioni sui bonus. Le banche però possono chiedere ai regolatori nazionali di esentare dalle regole il personale che guadagna fino a 1 milione di euro.

«Le banche vedono la retribuzione come uno strumento fondamentale per trattenere i migliori talenti. Le limitazioni creano una disparità di condizioni e mettono le imprese europee in svantaggio rispetto ai concorrenti», ha detto Mercer LLC , una società di consulenza con sede a New York .

I 115 dipendenti di Goldman Sachs soggetti alle norme sulla pubblicazione dei salari nel 2012 si confrontano con i 126 presso JpMorgan, i 121 presso la Bank of America e 113 in Morgan Stanley. Un gruppo di privilegiati abbastanza ridotto.

Goldman Sachs intanto ha tagliato l’organico complessivo a 32.600 alla fine di settembre, giù dai 39.200 a fine 2008, secondo i dati compilati da Bloomberg. La banca d’investimento americana ha inoltre nominato solo 70 partner nel 2012, la quota più bassa da quando l’azienda è entrata in borsa nel 1999. Anche i “Master dell’Universo” sentono la crisi.

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