La Bce avverte: “ Italia paese a rischio”. Serve correzione del deficit

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Il presidente della Bce interviene davanti al Parlamento europeo e assicura che il costo del denaro potrebbe scendere ancora se necessario a sostenere l’economia dell’Eurozona. Rehn chiede più aiuto alle Pmi. Il deficit italiano sale al 3% per il peggioramento del Pil: serve 6,4 miliardi per rispettare i parametri Ue.

 

 

“I tassi, che abbiamo portato al loro livello storicamente più basso, resteranno bassi per un lungo periodo”: lo ha detto il presidente Bce Mario Draghi parlando alla plenaria del Parlamento Ue e ribadendo la volontà della Banca centrale di sostere euro e ripresa. “Il costo del denaro – si legge nel bollettino mensile – potrebbe scendere ancora se necessario”: insomma, mentre negli Stati Uniti si avvicina lo spettro del tapering (la riduzione degli aiuti monetari da 85 miliardi al mese), Francoforte ribadisce l’intenzione di voler continuare a lungo nella sua politica monetaria espansiva.

Il banchiere ha poi rivendicato come “le misure prese” dalla Bce, ed in particolare le decisioni sui tassi di interesse, abbiano “affrontato le distorsioni”, “alleviato pressione sui finanziamenti delle aziende non finanziarie” e “aiutato le piccole e medie imprese”. Una risposta indiretta al Commissario Ue Olli Rehn che aveva invitato il presidente la Bce a “convincere il comitato direttivo” a “definire un meccanismo di accesso al credito, partecipando ad attività simili al ‘funding for lending’ inglese”.

Nel bollettino della Bce, pubblicato oggi, si sottolineano che il rapporto deficit/Pil dell’Italia, è atteso al 3% nel 2013 contro l’obiettivo del 2,9% e al 2,5% nel 2014 contro l’1,8% del programma di stabilità, si deve “principalmente a un peggioramento delle condizioni economiche”.

Lo scrive la Bce, ricordando che per la Ue il risanamento strutturale “è inferiore allo sforzo richiesto”. Insomma l’Italia è a rischio inosservanza dei parametri Ue: per questo servirebbe un’ulteriore correzione pari allo 0,4% del Pil: 6,4 miliardi.

Ripresa Nel 2014 e nel 2015 il Pil dell’Eurozona dovrebbe registrare “un lento recupero, in particolare per effetto di un certo miglioramento della domanda interna, sostenuto dall’orientamento accomodante della politica monetaria”. E’ quanto prevede la Bce nel suo bollettino mensile, che stima una crescita dell’economia dell’area anche nel quarto trimestre. Gli esperti della Bce prevedono che il Pil dell’Eurozona si contragga dello 0,4% nel 2013 per poi espandersi dell’1,1% nel 2014 e dell’1,5% nel 2015. Il tasso di inflazione è visto all’1,4% nel 2013, all’1,1% nel 2014 e all’1,3% nel 2015.

Unione. Draghi è poi tornato a parlare dell’Unione bancaria che “non è una panacea, per eliminare la frammentazione finanziaria è necessaria ma non sufficiente a rompere il legame tra debiti sovrani e banche ma le condizioni di prestito ugualitarie si ristabiliscono solo se proseguono anche riforme e consolidamento”. Poi il presidente della Bce ha ribadito che la “supervisione unica di Francoforte è il cambiamento più significativo in Europa sin dalla nascita dell’euro”, e “confido che le altre componenti dell’unione bancaria siano approvate entro la fine della legislatura del Parlamento Ue” cioè ad aprile quando c’è l’ultima plenaria.

Quote rosa. Congratulandosi con la francese Danielle Nouy per la nomina a capo del Board di supervisione unica, il presidente della Bce ha ricordato che l’Eurotower ha attualmente ha 17% di donne nelle posizioni dirigenziali e nel luglio scorso il Comitato esecutivo “si è dato un obiettivo di genere, di arrivare al 35% entro il 2019”.

 

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