Italia, la crisi è impietosa. Un cittadino su 10 non riesce a mangiare. Ma si pensa solo a B.

crisi impietosa

Con Berlusconi o senza Berlusconi l’Italia ha fame. Un cittadino su dieci non ha di che sfamarsi mentre il prodotto interno lordo arriva a una flessione del – 2,1%. L’unico dato positivo arriva dalla mortalità infantile che in dieci anni cala di un decesso per ogni mille bambini nati vivi.

 

Mentre tutti sono concentrati sulla decadenza di Silvio Berlusconi, l’Italia è affamata. Lo afferma un rapporto della Commissione europea, secondo cui l’11% della popolazione non ha accesso a beni di prima necessità.

Tra questi anche il riscaldamento della propria abitazione e la carne. La percentuale calcolata è relativa al 2011. E si può anche pensare che nell’anno successivo il numeratore sia anche aumentato. La cosa più grave è che le persone indigenti sono il doppio di quelle degli altri stati europei come Regno Unito, Francia e Germania.

Una crisi certificata anche  dall’Istat.  Che ha rivisto nuovamente al ribasso i dati sul prodotto interno lordo. Meno 2,1 per cento il dato tendenziale per il 2013, -0,3% quello per il secondo trimestre dell’anno con una contrazione complessiva acquisita sull’anno dell’1,8%. Crollano anche i consumi delle famiglie, -3,2 su base annua, con una contrazione significativa soprattutto nell’acquisto di beni durevoli, che crolla a -7,1%, mentre gli acquisti di beni non durevoli scendono del 3,3% e gli acquisiti di servizi dell’1,8%.

L’unica speranza arriva dal rapporto della commissione europea in cui è compresa anche una relazione del commissario alla sanità Tonio Borg. Tutta dedicata alle disuguaglianze in materia di salute degli stati membri. Pagine in cui si evidenzia come i fattori socioeconomici contribuiscono a determinare le disuguaglianze. Sono stati presi in considerazione i seguenti fattori:  il livello del reddito, il tasso di disoccupazione al livello di istruzione di una popolazione, a cui si aggiungono fattori di rischio come il tabagismo e l’obesità.

Su questo fronte, nonostante le difficoltà economiche, l’Italia esce a testa alta dalla relazione di Bruxelles.L’Italia in 10 anni è riuscita a ridurre , rispetto a Francia, Germania e Regno Unito,la mortalità infantile. I dati parlano di una media nel 2001 di 4,4 decessi per mille nati vivi, a 3,2 nel 2011.  Un calo in linea con il livello europeo dove nello stesso periodo si è passati in media da 5,7 a 3,9 decessi.

Oltre alla diminuzione della mortalità infantile si riduce tra gli Stati membri anche la differenza sulla speranza di vita dei loro cittadini. Un solo esempio: nel 2011 la Lituania ha registrato un tasso di mortalità maschile sotto i 65 anni tre volte più elevato di quello dell’Italia, che si pone al secondo posto nell’Ue dopo la Svezia per minor numero di decessi. Borg non ha dubbi: “colmare le disuguaglianze sanitarie in Europa deve rimanere una priorità a tutti i livelli”.

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