Imprese italiane sempre più a fondo: tutti i numeri della crisi

tutti i numeri della crisi

Le aziende nostrane navigano sempre più sull’orlo del fallimento e i piccoli imprenditori, che formano il tessuto socio-economico del Paese, si trasformano in eroi, cercando di portare a tutti i costi la barca in porto. Ma i numeri, così come vengono fuori, sono sconcertanti.

 

Non sembra esserci niente da fare, almeno per il momento. La crisi sembra che si stia trascinando a fondo il vecchio stivale e con lui tutte le aziende, che sono il motore di questa Nazione. Le poche che riescono a salvarsi sono le grandi aziende che vengono vendute a stranieri. Ma ormai da 5 anni a questa parte, i  numeri sono assolutamente impietosi e l’industria del Made in Italy sta perdendo sempre più colpi, oltre che produttività e competitività.

Nonostante questo il nostro marchio è ancora uno dei più ricercati all’estero anche se molto spesso capita che i prodotti con il logo “Made in Italy” vengano solo imballati nel vecchio stivale ma lavorati all’estero dove la pressione fiscale e minore e la manodopera costa di meno. Il tutto a scapito della qualità. Senza contare che ci sono costanti ritardi nei pagamenti che vanno dalle piccole e medie imprese a quelle più grandi e che vanno ad unirsi ai cronici ritardi della pubblica amministrazione per un totale di 100 miliardi in fumo.

Inoltre, secondo il sito linkiesta.it, la crisi finanziaria ha tolto capitali e liquidità alle banche italiane innescando una riduzione del credito di circa 40 miliardi proprio sui soggetti più indebitati e meno liquidi, mentre la crisi del debito pubblico a fine 2011 ha fatto salire il peso degli oneri finanziari più che proporzionalmente per le imprese. si legge ancora sul sito che l’aumento della pressione sulla liquidità delle imprese è arrivato a livelli di guardia nel 2012 e questa miscela esplosiva ha trovato l’innesco perfetto nella nuova normativa del diritto fallimentare che incoraggia l’apertura di procedure concorsuali finalizzate alla riduzione forzosa del debito verso fornitori e banche.

 

Così si spiega l’eruzione di crisi di tante imprese in ogni parte d’Italia, registrata dall’aumento delle domande di concordato. Il governatore della Banca d’Italia recentemente ha spiegato che gli effetti di questo fenomeno continueranno nel 2013 e non sbaglia, se non altro perché l’esplosione dei concordati trascina inevitabilmente nell’insolvenza anche la catena dei fornitori, ampliando il perimetro della crisi. Insomma, per ripartire, bisogna che qualcuno spezzi questa catena e inizi a rimboccarsi le maniche perché dalla crisi si può uscire solo se si rema tutti dalla stessa parte: le barche rischiano inesorabilmente di affondare.

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