Il Governo anticipa di un anno l’ennesimo regalo alle banche. Unicredit e Intesa festeggiano

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I relatori al decreto legge Imu Bankitalia avvertono che l’esecutivo “presenterà un emendamento per confermare che le modifiche allo statuto della Banca d’Italia sono valide a partire dal 2013”. Altrimenti “si correva il rischio di poter applicare la misura solo a partire da quest’anno”.

 

Non è bastata la corsa di fine anno con tanto di assemblea di Bankitalia a porte chiuse per la modifica dello statuto. Il governo di Enrico Letta ha così fretta di aiutare le banche che ha addirittura deciso di rendere retroattiva la discussa rivalutazione delle quote di via Nazionale. Operazione che, con un anno di anticipo, garantirà a Intesa Unicredit, i due più importanti azionisti di Bankitalia, un guadagno compreso fra i 2,7 e i 4 miliardi.

“Il governo presenterà un emendamento per confermare che le modifiche allo statuto di Bankitalia sono valide a partire dal bilancio del 2013 – hanno rivelato i relatori al decreto legge Imu ­Bankitalia, Andrea Fornaro e Andrea Oliviero, entrambi in quota Partito Democratico. La proposta di modifica, che sarà presentata nell’aula di palazzo Madama, si rende necessaria perché il provvedimento è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale del 31 dicembre e quindi, entrando in vigore il giorno successivo, si correva il rischio di poter applicare la misura solo a partire da quest’anno”.

Un rischio che evidentemente il sistema bancario italiano, sotto pressione per via della crisi del mattone, dei grandi debitori inadempienti e dell’arrivo di nuovi paletti internazionali, non può correre. L’intera faccenda non ha però mancato di generare malumori in Parlamento. Con Sel che non ha esitato a parlare di incostituzionalità del decreto legge.

”Questo ennesimo decreto in esame non risponde ai requisiti di costituzionalità per vari motivi – ha dichiarato il senatore Luciano Uras che ha posto la pregiudiziale di costituzionalità poi respinta dall’Aula. Si scrive dl Imu si legge dl Bankitalia. Infatti, si tratta in realtà della copertura di un’operazione ingannevole ed artificiosa a favore di una parte del sistema bancario italiano in vista di importanti scadenze europee, del tutto lontane ed estranee dalla necessità di ridefinire la governance dell’Istituto”.

Uras ha contestato l’assenza di un vero dibattito politico procedendo “per decreto ad una riforma storica dell’assetto proprietario e della governance della Banca d’Italia che pregiudica palesemente la tutela del risparmio”. Senza contare che il governo ha già trovato un compratore per le partecipazioni superiori alla nuova soglia di proprietà del 3/5%, cioè quelle di Intesa e Unicredit.

E che il guadagno delle banche venditrici sarà tassato al 12% contro il 16% inizialmente previsto e il tradizionale 20 per cento. “Il testo che ci apprestiamo a votare, sottolinea il senatore M5S, Francesco Molinari ­è un regalo alle banche private e ai suoi padroni e una truffa ai danni del popolo italiano. Ormai la svendita del patrimonio dello Stato per mantenere intatti gli sprechi di una classe politica corrotta non conosce limiti”.

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