Europa in saldo, i “Pigs” mettono all’asta i propri gioielli. Disposti a tutti in nome dell’austerità

i pigs deuropa disposti a vendere tutto in nome dellausetrità

Gli stati europei cercano di rispondere alla crisi dei debiti sovrani vendendo il possibile: dal passaporto con annessa cittadinanza ai castelli, dalle tv pubbliche alle sedi dei ministeri. La lista è lunga. L’unico limite è la fantasia dei legislatori a caccia di nuove entrate per rispettare le politiche di austerità richieste da troika e mercati.

 

Malta gioca duro per attrarre capitali per le sue finanze: a fine anno è entrata in vigore la legge secondo cui basterà pagare 650mila euro all’anno per avere la cittadinanza maltese e quindi europea che consente i diritti di residenza in qualsiasi stato membro Ue. Per di più non serviranno né investimenti né un un periodo minimo di residenza sull’isola. Un colpo duro per tutti quei paesi (tra cui Gran Bretagna, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro) che stanno cercando di usare lo stesso metodo per attarre ricchi e facoltosi cittadini extra-Ue con i cosiddetti visti d’oro desiderosi di avere la possibilità di avere un passaporto dell’Unione europea e usare così i vantaggi di Schenghen. La legge dei passaporti in vendita è stata approvata dal parlamento maltese il 14 novembre: il premier Muscat spera di incassare almeno 30 milioni di euro all’anno per ridurre il deficit pubblico.

Nonostante il boom turistico di quest’estate (18 milioni i visitatori), in Grecia continuano i problemi di liquidità. Atene ha messo in vendita il 23 ottobre 2013 addirittura i ministeri e la sede principale della polizia ad Atene per far quadrare i conti ed evitare nuove misure di austerità sui soliti noti: pensionati e dipedenti, sia pubblici che privati. Il Fondo statale per le privatizzazioni elleniche ha venduto 14 immobili pubblici per una cifra complessiva pari a 145,8 milioni di euro. Gli edifici comprendono il ministero dell’Istruzione, della Sanità, della Giustizia e addirittura la centrale di polizia di Atene, come riferisce il quotidiano Kathimerini. Non è chiaro se i ministeri continueranno a restare in affitto negli stessi locali o se si trasferiranno altrove. C’è da augurarsi che si trasferiscano in altri edifici di proprietà statale, altrimenti gli affitti si mangeranno alla lunga tutti i risparmi.

Lo scorso novembre il Wall Street Journal ha reso noto che il governo del liberale Donald Tusk – dopo aver messo le mani su 37 miliardi di euro di bond della previdenza integrativa privata trasferendoli alla previdenza statale per ridurre di otto punti il deficit pubblico – sta pensando di vendere una trentina di vecchi castelli su 140 ancora in suo possesso, dopo averne già messi all’asta una ventina nei mesi scorsi. Si tratta di castelli espropriati durante il regime comunista agli eredi dei vecchi feudatari polacchi, un patrimonio artistico e immobiliare cospicuo sebbene molti edifici siano in rovina.

Prima è avvenuto a giugno del 2013 ad Atene con la chiusura della ERT, la tv di stato, poi la stessa idea ha prese piede in Spagna. Il 29 novembre 2013 un tribunale di Paterna (Valencia) ha ordinato lo sgombero dei dipendenti dalle sedi di Canal 9, la televisione pubblica valenciana Rtvv, come misura cautelare richiesta dalla commissione di liquidazione dell’emittente televisiva, nominata dal governo regionale.
La chiusura della tv, dopo ben 24 anni di trasmissioni, era stata approvata dalla maggioranza del PP nel Parlamento valenziano, in seguito alla decisione del Tribunale amministrativo regionale che aveva annullato i mille licenziamenti dei 1.670 lavoratori in organico, previsti dal piano di ristrutturazione.

Ce la farà Cipro a uscire dalla peggiore crisi economica del dopoguerra? Molto dipenderà dalla soluzione della intricata vicenda delle proprietà contese di 130mila di nuove case, vendute sulla carta ai proprietari, spesso stranieri, di cui molti britannici, ma di fatto in mano ai costruttori falliti e a disposizione delle banche che hanno finanziato la costruzione; istituti di credito tra cui primeggia la Bank of Cyprus, la maggiore del paese, epicentro della crisi e quella che ha subìto le maggiori perdite. 

Il problema è che la polpa delle garanzie in mano alle banche nei confronti dei costruttori è costituita da 130mila proprietà acquistate da privati, tra cui molti stranieri, i quali hanno pagato completamente il prezzo dell’immobile, ma non hanno ancora avuto dalle autorità cipriote il title deed (il titolo legale di proprietà) a causa della farraginosa normativa del settore immobiliare, e pertanto ancora formalmente intestate al costruttore-venditore (e quindi sotto la possibilità di rivalsa della banca). Cipro deve decidere se salvaguardare i crediti delle banche verso i costruttori falliti (e quindi ridurre gli esborsi pubblici per il salvataggio) o l’immagine di paese affidabile per gli investitori stranieri che hanno acquistato le case sperando in un investimento sicuro?

Via alla dismissione di immobili del Demanio a trattativa privata. L’ok definitivo è arrivato da un decreto del ministero dell’Economia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio. L’elenco è un piatto ricco: comprende caserme, magazzini, ex conventi, campi sportivi militari. I beni, alcuni degli autentici gioielli, potranno essere alienati anche in blocco. Ma solo dopo il via libera del ministero dei Beni culturali, a cui spetta ovviamente l’ultima parola. Tra gli immobili dell’elenco: la caserma Mazzoni a Bologna, l’antica sede vescovile di via delle Monache a Trieste, il Palazzo degli Esami di Stato di via Induno a Roma, l’ex fabbrica di armi di via Guido Reni a Roma, caseggiato del disciolto Pnf di via Giustiniani a Genova, le caserme Colleoni e Montelungo a Bergamo, gli ex magazzini di commissariato Taliedo a Milano, l’arsenale militare di Pavia, la caserma Vittorio Veneto, Villa Tolomei e palazzo Buontalenti a Firenze, le isole di Sant’Angelo delle Polveri e di San Giacomo in Palude a Venezia, Palazzo Duodo a Venezia.

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