Crisi, “ripresa in Italia frenata da corruzione e incertezza politica”

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Secondo gli analisti della banca svizzera, il Paese ha fatto dei passi avanti, ma “non è abbastanza”. Sotto accusa anche la lentezza della giustizia. Pesa, come scrive il FattoQuotidiano, la stretta sul credito sempre più severa. Le riforme di Renzi? “Ambiziose, ma non sono ancora arrivate”.

 

La giustizia è lenta, la corruzione è diffusa, le banche non prestano denaro e le riforme “ambiziose” presentate da Matteo Renzi non sono ancora arrivate. Per questi motivi, secondo un rapporto di Credit Suisse sul nostro Paese, “l’Italia sta facendo meglio, ma non ancora bene”. La banca svizzera sottolinea che “i segnali di una ripresa più ampia sono ormai evidenti, anche se i livelli di attività e di occupazione sono ancora ben al di sotto i picchi precedenti e il miglioramento è ancora troppo fragile“.

Il debito pubblico è tra i più alti del mondo
L’Italia, in sostanza, “sarà senza dubbio più competitiva” se il presidente del Consiglio italiano manterrà le promesse, anche perché, secondo quanto emerge dal report, “le dinamiche del debito pubblico si stanno muovendo nella giusta direzione”. L’indebitamento italiano, che ”al 133% del Pil è uno dei più alti in Europa e nel mondo”, è dovuto al contributo agli aiuti ai Paesi europei più in difficoltà, al saldo di parte dei debiti della pubblica amministrazione, ma soprattutto alla scarsa crescita, “che ha deluso negli ultimi 20 anni ed è il problema prioritario del Paese”.

Tagliare gli stipendi è controproducente
La crescita debole, secondo gli analisti di Credit Suisse, non è causata solo dalla scarsa competitività. “Molti indicatori non legati ai prezzi mostrano infatti che l’Italia si trova in una posizione favorevole in termini di capacità commerciale e di rendimento”, spiega il rapporto, sottolineando che “un taglio degli stipendi per aumentare la competitività non sarebbe la soluzione migliore, in quanto potrebbe essere controproducente, rischiando di aggravare il problema del debito”.

Crollo domanda interna pesa sulla produttività
Dopo debito pubblico e scarsa competitività, ad affliggere l’economia italiana è la scarsa produttività delle aziende, su cui pesano un sistema fiscale inefficiente, la corruzione diffusa, l’incertezza politica, la burocrazia e la stretta del credito. “Il crollo della produttività non è dovuto alla scarsa competitività internazionale, ma a un forte calo della domanda interna“, precisa la banca svizzera, sottolineando che “il sistema giudiziario e la pubblica amministrazione dovrebbero essere più efficienti, meno corrotti, in modo da non impedire le attività di business”. Il report ricorda quindi come il sistema giudiziario italiano sia tra i più lenti in Europa: la media per risolvere una causa civile fino alla Corte Suprema, per esempio, è di otto anni, contro 788 giorni nei Paesi Ocse.

La riforma Fornero? “Ha diverse carenze”
Gli analisti affrontano infine il tema del lavoro, ricordando che Renzi ha proposto più flessibilità nell’uso dei contratti a termine, al fine di estendere il loro utilizzo a tre anni, e segnalando che “le riforme recenti sono state portate a termine solo in parte”.

A questo punto il report parla della riforma Fornero approvata nel 2012, che “ha diverse carenze, parzialmente a causa della mancanza di fondi che sarebbero serviti a rendere effettivi i benefit ai disoccupati, ma anche perché alcune misure erano troppo danneggianti e probabilmente non bene calibrate nel contesto della crescita scarsa”.

L’incertezza politica frena il potenziale del Paese
In conclusione, Credit Suisse suggerisce al governo italiano di intervenire in primo luogo sul sistema giudiziario, troppo lento, in secondo luogo sulla produttività.

Poi sull’incertezza politica, che “frena il potenziale del Paese” e sulla disparità tra Nord e Sud, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione. Nonostante questi impedimenti, il dossier conclude affermando che “sembrano esserci nuove riforme all’orizzonte, anche se i risultati non sono ancora arrivati”.

Per questo motivo “le prospettive sono più rosee, come dimostrano sondaggi e dati sulla fiducia”, e l’economia italiana “è in una forma migliore rispetto agli anni scorsi”. Ma è ancora presto per cantare vittoria.

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