Confindustria, la ripresa economica è legata alla stabilità politica. E manda un messaggio a B.

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E’ il centro studi di Confindustria a darci un po’ di speranza per il futuro. Sostenendo che la recessione, protagonista della scena economica italiana, dovrebbe finire nel terzo trimestre di quest’anno. Per farlo però è necessario ridurre la pressione fiscale per aumentare la domanda di lavoro. La ricetta per uscire dalla crisi? Innanzitutto la stabilità politica.

 

Confindustria ha calcolato l’interruzione della caduta del Pil tra luglio e settembre 2013. Mentre per il quarto trimestre è previsto un ritorno a variazioni positive sul + 0,3%.  Secondo il rapporto stilato l’economia italiana sarebbe a un punto di svolta. La ripresa però sarà lenta e in particolare sarà legata alla stabilità politica.

I dati sull’occupazione restano comunque preoccupanti. Dal 2007 ad oggi si sono persi circa due milioni di posti di lavoro. La pressione fiscale, dal suo canto tocca un nuovo record, mentre i consumi continuano a calare, anche se la flessione si riduce rispetto all’anno scorso.

E veniamo al prodotto interno lordo, per il quale è stimata una variazione su base annua dell’-1,6% nel 2013 e del +0,7% nel 2014.

Sulla strada della ripresa – sottolinea lo studio – persistono rischi, interni e internazionali, e ostacoli”. Il rapporto degli industriali indica come cruciale la stabilità politica, una condizione che in questo periodo non è assicurata. Data la concreta possibilità di un’imminente crisi di governo legata al voto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.

La precarietà politica interna – si legge nella relazione di Confindustria – espone l’Italia a una maggiore diffidenza degli investitori esteri, indebolisce le iniziative di modernizzazione del Paese, impedisce il pieno recupero di fiducia in un progetto Paese, tiene basse la competitività e la crescita potenziale. La stabilità diventa allora il primo tassello nel mosaico del rilancio”.

Il vicepresidente di Confindustria Fulvio Conti invita invece alla prudenza:  ”Il ritorno a variazioni positive di Pil attese per il quarto trimestre dell’anno dimostra che c’è un rimbalzo. Ma si tratta di segnali timidi, certamente non sufficienti a recuperare il tempo perduto e le nostre debolezze strutturali. Dobbiamo continuare sul sentiero intrapreso, senza fermarci davanti ai primi segnali positivi o commettere l’errore di non cogliere questa occasione per rinnovarci”.

La piaga del lavoro è un ulteriore ostacolo alla ripresa. Infatti nel quarto trimestre del 2013 si toccherà un nuovo punto di minimo dall’inizio della crisi. Con un milione e 805mila posto in meno rispetto al 2007 con una flessione del 7,2%. Le previsioni dicono che la domanda di lavoro ritornerà a crescere dalla primavera del 2014. E per far si che questo accada secondo le analisi dello studio è necessario che la pressione fiscale si allenti.

La contrazione dei consumi è frenata ma la situazione non è rosea. La spesa delle famiglie, dopo essere scesa del 4,3% nel 2012, è stimata in calo del 2,8% quest’anno e dello 0,1% nel 2014, cumulando così una flessione del 7,8% dal 2007. Nei primi tre mesi di quest’anno, la differenza nei consumi rispetto ai valori pre-crisi era del 7,1%, anche se nel secondo trimestre del 2013 la contrazione della propensione a spendere dovrebbe essersi attenuata, dopo il -0,5% congiunturale del primo trimestre.  Nel complesso, la contrazione dei consumi delle famiglie è stata meno intensa di quella del reddito disponibile reale, che nel primo trimestre 2013 era inferiore del 10,5% rispetto al terzo trimestre 2007. Il risultato è che gli italiana tendono a ridurre i risparmi, che scendono dal 12,7% al 9,3%.

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