Caro Compagno, tu lavori e io magno: i 110 milioni di debiti dell’Unità li pagherà lo Stato

debit unità sui cittadini

I radical chic de l’Unità, che una volta era un grande giornale e oggi è a stento l’house organ del Pd, continuano a chiedere soldi allo Stato, nonostante un indebitamento – come racconta Mariateresa Conti per Il Giornale – di 110 milioni di euro. E il motto che vale in questi casi è sempre lo stesso: “Caro Compagno tu lavori e io magno.” Perché quella montagna di debiti andranno a pesare sui cittadini tutti, compresi quelli che pensano peste e corna del quotidiano “rosso”.

 

 

La stangata, sempre che l’Avvocatura dello Stato confermi, arriverà a ottobre”, scrive Mariateresa Conti sul Giornale. “Si dà il caso infatti che, per grazia ricevuta nel 1998 dal governo Prodi, lo Stato abbia esteso anche a soggetti diversi dalle editrici la garanzia relativa ai mutui per l’editoria contratti da quotidiani di partito.” 

Siamo alle solite: caro compagno, tu lavori e io magno. Perché, stringi stringi, di questo si tratta: fare l’elemosina a un quotidiano lontano parente del glorioso giornale che fu e ridotto a banalissimo house organ del Pd. Risultato: crollo delle vendite sul cartaceo e sito che non decolla. Sono lontani anni luce i tempi della direzione targata Padellaro (oggi al Fatto), quando le firme di Travaglio, Fierro e altri arricchivano il lettore giorno dopo giorno. L’impoverimento editoriale ha portato a disastrose conseguenze sui conti.

E non si tratta di bruscolini”, racconta ancora la Conti, “il debito infatti, per il quale il Tribunale di Roma ha emesso altrettanti decreti ingiuntivi richiesti dagli istituti di credito, ammonta a 110 milioni di euro. Una cifra che il governo Renzi dovrà sborsare a meno che l’Avvocatura, cui è stato presentato ricorso, non blocchi tutto.”

Ma perché dovrebbero pagare tutti i cittadini e non solo i responsabili di quel disastro economico?

Alla base c’è la già citata legge varata dal governo Prodi, la numero 224 dell’11 luglio del 1998, che trasferisce la garanzia posta dallo Stato su debiti dei quotidiani di partito «anche a soggetti diversi dalle editrici concessionarie». La norma, al comma 2 dell’articolo 4, precisa: «La garanzia concessa a carico dello Stato applicata per capitale, interessi anche di mora ed indennizzi contrattuali, è escutibile a seguito di accertata e ripetuta inadempienza da parte del concessionario». Con questo si intrecciano le vicissitudini che dal Pci hanno portato al Pd di oggi e alla gestione, tramite la Fondazione Ds, del patrimonio del partito. È il 2001 quando la Fondazione guidata dall’ex tesoriere Ugo Sposetti, adesso senatore, si trova sulle spalle un maxi-debito dovuto in parte al giornale. Ed è il 2002 quando gli esperti dell’ex Pci stabiliscono che, almeno del debito per l’editoria, non c’è da preoccuparsi visto che garante dei mutui è lo Stato. Si arriva così alla causa delle banche e ai decreti ingiuntivi che gli istituti di credito hanno ottenuto e che il governo guidato – ironia della sorte – dal leader del Pd, rischia di pagare.”

Il Governo, con le tasse dei cittadini.

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