Cambia il Premier ma le tasse restano, anzi aumentano. Nuova stangata sulla casa

cambiano i premier ma le tasse restano anzi aumentano

“La Tasi? Non c’è molto da sorridere, si aumenta il carico fiscale per recuperare risorse al posto di incidere sui costi.” Ecco l’analisi di Antonella Baccaro per il Corriere.

 

Seconde case affittate, salta la riduzione al 4 per mille dell’aliquota Imu sulle abitazioni locate a canone concordato. Nel decreto sull’edilizia abitativa, che il governo Renzi si appresta a varare questa settimana, non c’è più traccia della norma contenuta nella bozza che il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi aveva sottoposto a dicembre all’esame delle Regioni e degli Enti locali.

L’articolo 6 di quella bozza fissava al 4 per mille l’aliquota Imu da applicare agli immobili locati a canone concordato, «rispetto a quella superiore al 9 per mille mediamente applicata per gli immobili locati», recitava la relazione tecnica che accompagnava l’articolato. Il costo dello sconto veniva calcolato in 70 milioni di euro e avrebbe riguardato poco più di 200 mila immobili affittati con quel tipo di contratto, secondo il «rapporto Ceriani». Ma in sede di verifica della Ragioneria sui costi del decreto, che ora ammontano a un miliardo e 350 milioni in quattro anni, reperiti da fondi del ministero, tali costi sarebbero lievitati a 400 milioni rendendo la norma troppo pesante.

La verifica contabile sarebbe già stata conclusa due giorni prima della caduta del governo Letta. Il decreto rimasto così bloccato è il secondo in materia abitativa varato dal governo Renzi, dopo quello sull’aumento dell’aliquota Tasi dello 0,8 per mille. Aumento che ancora ieri ha raccolto molte critiche dall’opposizione, in particolare da Forza Italia, che l’ha definito una vera «patrimoniale».

Sul tema non è stato tenero neanche il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha valutato gli effetti del decreto Tasi con riferimento agli esborsi che riguarderanno le imprese e in particolare gli immobili produttivi, la cui aliquota potrà arrivare all’11,4 per mille. «Ho visto i numeri oggi (ieri per chi legge, ndr ) – ha detto Squinzi -: la Tasi sembra un’altra botta. Ne sorrido, ma non c’è molto da sorridere. Ancora una volta si aumenta il carico fiscale per recuperare risorse al posto di incidere sui costi. Mi auguro che il lavoro che Cottarelli (commissario alla revisione della spesa, ndr ) ha avviato sulla spending review sia portato fino in fondo».

Resta però l’apertura di credito nei confronti del neopremier: «Renzi potenza nel motore ce l’ha, auguriamoci che sia capace di scaricarla per terra» ha aggiunto il presidente di Confindustria, che ha chiesto «un intervento forte sul cuneo fiscale nel lavoro», perché «l’emergenza lavoro è quella numero uno di cui si deve occupare questo governo: da lì può venire occupazione».

Non manca un accenno alla squadra di Renzi: «Alcuni ministri sono di ottimo livello, altri o non hanno esperienze specifiche di gestione amministrativa o politica, oppure sono io che non li conosco», «aspettiamo alcuni mesi per vedere come operano». Quanto al dilemma del governo se ridurre prima Irap o Irpef, Squinzi propende per gli interventi sull’imposta per le attività produttive: tagliare «l’Irap darebbe un impatto più forte nell’immediato sulla competitività delle imprese e sul costo del lavoro» ha spiegato.

Più in generale, ha concluso, «penso che prioritario sia il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione: Matteo Renzi sembra aver centrato il problema dicendo nella dichiarazione programmatica che è una priorità. Ha detto che i 71 miliardi di debiti della pubblica amministrazione si possono pagare, per me si devono pagare».

Tornando al decreto Casa, sugli affitti viene confermata per gli immobili locati a canone concordato la riduzione dell’aliquota della «cedolare secca» (l’imposta facoltativa che sostituisce quelle dovute sui redditi da locazione: Irpef e addizionali, imposta di registro e di bollo) dal 15% al 10%.

Nella relazione tecnica si spiega che, secondo dati del Tesoro, nel 2011, anno d’introduzione della «cedolare secca», i contratti registrati sono stati quasi centomila in più, lo stesso aumento si è registrato nel 2012.

Con ciò dimostrando, si dice, che l’imposta sostitutiva ridurrebbe il «sommerso».

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