Bolla economica 2015 in arrivo? Allarme sui mercati globali: ecco i segnali inquietanti

Bolla economica 2015, trader preoccupato

Bolla economica 2015, trader preoccupato

Secondo gli analisti una nuova bolla economica 2015 sta per scoppiare. Ed è già allarme sui mercati globali: ecco i segnali inquietanti che potrebbero mettere in pericolo i vostri risparmi, come riporta Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph, articolo tradotto in italiano dalla redazione di Comedonchisciotte.

Sui mercati delle “obbligazioni sovrane”, i Titoli di Stato, si sta diffondendo una forte agitazione che a sua volta sta scatenando la più drammatica giravolta degli ultimi anni, che minaccia di estendersi ai surriscaldati mercati azionari. I rendimenti sui Bunds tedeschi a 10 anni, nei primi scambi di Giovedì scorso, sono violentemente sobbalzati di quasi 20 punti base – 1 punto base equivale allo 0,01% di una data quantità, 20 punti base equivalgono quindi allo 0,2% – allo 0.78%, perché sono utilizzati, in Europa, per il cosiddetto “QE trade“, con un potente effetto a catena che ha raggiunto il Giappone, l’Australia, il Brasile e anche gli Stati Uniti.

BOLLA ECONOMICA 2015, I TUMULTI DEI TITOLI DI STATO

C’è un assoluto pandemonio nei mercati del reddito fisso“, ha sostenuto Andrew Roberts, responsabile del credito europeo per la RBS. “Tutti hanno cercato di uscire dalle posizioni di lungo termine, e tutti allo stesso tempo. Ma la porta è sempre più stretta“. Più tardi, e con la stessa velocità, i rendimenti dei Bunds tedeschi sono scesi di nuovo allo 0,58%, quando i “cacciatori d’affari” sono tornati sul mercato del debito sovrano europeo. Mercato che è ancora irriconoscibile, se solo si pensa al minimo storico dello 0.07% toccato due settimane fa. Tumulti di questa portata sono estremamente rari nei mercati dei Titoli di Stato.

Gli investitori hanno subito perdite per quasi 0,5 trilioni di dollari in due settimane, una somma sbalorditiva per quello che dovrebbe essere un deposito-investimento molto solido. Le Obbligazioni francesi, italiane, spagnole e portoghesi sono state tutte bruscamente vendute nel corso delle ultime due settimane, annullando i guadagni generati dalla compressione dei rendimenti, dovuta al programma di acquisto obbligazionario della BCE, pari a 60 miliardi di dollari al mese, annunciato a Gennaio.

Qualsiasi posizione sovrappopolata – palese il riferimento ai titoli sovra-acquistati – è stata sgomberata. La gente era diventata troppo esuberante e sta tornando alla realtà“, ha dichiarato David Bloom, responsabile del settore valutario della HSBC. Peter Schaffrik, della “RBC Capital Markets”, ha sostenuto che l’aumento dei rendimenti può essere uno sviluppo sano quando l’economia globale riprende velocità. Ma la questione è decisamente diversa se questi salgono all’improvviso, in un momento in cui negli Stati Uniti la crescita è lenta e i dati sono deludenti.

È potenzialmente pericoloso l’aumento dei rendimenti. Quello che mi preoccupa è che non siamo davanti ad uno scenario macroeconomico positivo, in grado di guidare i rendimenti verso livelli superiori. Non vediamo una ripresa reflazionaria (moderata nuova inflazione successiva alla deflazione, che si accompagna di solito ad una ripresa economica, ndr)”, ha detto.

BOLLA ECONOMICA 2015, IL RE DEI BONDS

Gli investitori devono già affrontare un mondo che è veramente cambiato dai primi di Aprile, quando la deflazione era ancora sulla bocca di tutti e il Messico è stato in grado di vendere 1,5 miliardi di euro di obbligazioni a-100-anni ad un tasso del 4.2%. La situazione si è girata due settimane più tardi, quando il “re dei bonds” – Bill Gross dello “Janus Capital” – ha dichiarato che i Bunds tedeschi erano impazziti, seguito subito dopo dagli avvertimenti di Warren Buffet della “Berkshire Hathaway”, che sostenevano che queste obbligazioni erano state “molto sopravvalutate”.

Queste mosse sono state aggravate dalla mancanza di liquidità, visto che i rivenditori tradizionali si sono ritirati dal mercato nel rispetto di norme più severe. L’”Institute of International Finance” ha detto, questa settimana, che la bassa liquidità era diventa la questione principale nelle trattative con le Banche Centrali e con le “Autorità di Regolamentazione”. Ha sostenuto, inoltre, che le nuove norme sono equivalse ad una “drammatica rivoluzione” che ha riprogettato il sistema finanziario globale e ha spinto il rischio in una zona d’ombra, facendo accumulare risultati che saranno probabilmente “dolorosi, e comunque ancora sconosciuti”.

Le Borse globali fino ad ora hanno ignorato il crollo del mercato obbligazionario, ma questo è insostenibile con il passare del tempo, e ci sono già segni di nervosismo, man mano che il rally di primavera esaurisce il vapore, la sua forza propulsiva. I prezzi azionari ed i rendimenti obbligazionari tendono a nutrirsi vicendevolmente, anche se la relazione non sempre è di tipo meccanico e possono anche esserci dei ritardi. Janet Yellen, Presidente della Federal Reserve americana, ha posto Wall Street davanti alle proprie responsabilità, avvertendola che potrebbe essere vulnerabile ad una stretta monetaria.

I mercati hanno valutato che il ritmo degli aumenti dei tassi, nel corso dei prossimi 18 mesi, sarà più lento di quanto la FED stessa sia portata a pensare. “Le valutazioni espresse dai mercati azionari, a questo punto, sono generalmente piuttosto elevate. Ma non sono così alte se si confrontano i rendimenti delle azioni con quelli degli assets “sicuri”, come le obbligazioni, che sono anch’essi molto bassi. Ma i potenziali pericoli sono proprio lì“, ha detto la Yellen. La confusione regna sovrana nei mercati finanziari.

BOLLA ECONOMICA 2015, I SEGNALI INQUIETANTI

I prezzi Brent del petrolio sono aumentati di oltre il 30% da Gennaio, a 67 dollari al barile, mentre il rame è aumentato di pari passo. Sono segnali, di solito, che l’economia globale sta tornando alla vita e che l’inflazione non potrà che seguire in breve tempo. La massa monetaria M3, inoltre, è cresciuta ad un ritmo piuttosto vivace su entrambi i lati dell’Atlantico, raggiungendo in Eurozona un tasso annuo del 7%, nel corso degli ultimi sei mesi. Tuttavia gli indicatori strettamente monitorati delle aspettative d’inflazione – come ad esempio il “5/year, 5/year forward inflation expectation rate” – restano depressi, soprattutto in Europa.

Non c’è nessuna storia di reflazione globale. Se fossi stato in grado di trovarla avrei fatto le capriole fino al dealing-floor, il luogo una volta deputato alle contrattazioni, ma non c’è“, ha detto il Sig. Bloom della HSBC.

Gli investitori si erano ammucchiati attorno al debito sovrano dell’Unione Monetaria, alla fine dello scorso anno e nei primi mesi del 2015, nella convinzione che un blitz della BCE sui Bonds sovrani avrebbe assorbito l’offerta disponibile, portando ad una scarsità di questi Titoli sul mercato. Ma fu il Bund a diventare il titolo più favorito negli scambi perché il governo tedesco aveva preparato, per quest’anno, un avanzo di bilancio dello 0.5% del PIL, eliminando obbligazioni esistenti per circa 18 miliardi di euro.

BOLLA ECONOMICA 2015, I RISCHI PER L’EUROZONA

Tutto ciò finì con il degenerare nel momentum-trading. I rendimenti dei Bunds tedeschi continuarono a cadere sotto lo zero, come ad esempio i titoli ad otto anni, anche se il timore di deflazione si era placato e l’Europa cominciava a guadagnarsi una crescita seppur modesta. “Stiamo assistendo allo svolgimento di un enorme toro-rally sui mercati obbligazionari“, dichiarava allora Anthony O’Brien della Morgan Stanley.

Ma ora la Barclays sostiene che le mosse del mercato dei Bunds minacciano di ripetere gli eventi del 2003 in Giappone, quando i rendimenti a 10 anni salirono di 110 punti base in sei mesi, dopo aver toccato minimi senza precedenti sul timore di una deflazione. Gli investitori subirono perdite dell’8%, anche se lo shock non fu sufficiente a far deragliare la ripresa economica. Il Sig. Roberts della RBS, inoltre, afferma che la strada dei Bonds andrà probabilmente in corto circuito, quando sarà diventato chiaro che l’economia mondiale non è “fuori dal bosco”, che i leaders cinesi continuano a progettare un intenzionale rallentamento e che tutte le forze che stanno alimentando la ripresa dell’Eurozona stanno già rallentando, o sono addirittura in fase d’inversione.

Il prezzo del petrolio sta crescendo, il cambio dell’euro è alto, i tassi sono in fase di crescita in Germania e nel “centro”, mentre in “periferia” gli spreads sono in crescita. Tutto ciò è assolutamente terribile per l’Eurozona“, ha concluso, aggiungendo che: “Una quantità monumentale di investimenti tornerà sui Bunds tedeschi. Siamo tutti in attesa dell’innesco tecnico“.

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