Banche, scatta la class action contro i superstipendi dei manager

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L’idea è stata della Fiba Cisl. L’obiettivo è ridurre il divario dei compensi tuttora esistenti tra i semplici impiegati e i dirigenti. Che verrebbero premiati soltanto se l’andamento dell’azienda è positivo. Guadagnare 4,5 milioni di euro come l’amministratore delegato di Intesa San Paolo Enrico Cucchiani? Diventerà una chimera.

 

Di stipendi d’oro abbiamo parlato molto spesso. A furia di denunce e di articoli c’è chi ha deciso di impegnarsi in prima persona mettere un freno a questo fenomeno. Si tratta della Fiba Cisl che ha studiato una proposta di legge popolare.

L’obiettivo è porre un limite alla retribuzione dei manager delle società quotate in borsa, Un’iniziativa che ha già superato le 50mila firme.

Siamo decisamente soddisfatti – ha fatto sapere il segretario del sindacato, Giulio RomaniI primi tre mesi di raccolta firme, nonostante il periodo estivo, ci hanno già consentito di superare il numero di 50mila adesioni necessario per la presentazione in Parlamento“.

Perché presentare una proposta di legge del genere? Ce lo ricorda il sindacato, secondo il quale la retribuzione dei presidenti di banca è superiore di 26 volte rispetto a un impiegato medio. Che, tra l’altro, percepisce uno stipendio di 46 volte inferiore a quello di direttori e amministratori delegati.

In media, per avere lo stesso stipendio di un dipendente –  evidenza la Fiba Cisl – gli amministratori delegati o i direttori generali delle più grandi banche ed assicurazioni italiane lavorano 8 giorni. Si arriva a 16 giorni per i presidenti delle più grandi banche ed assicurazioni italiane”.

Quali sono gli stipendi d’oro contro i quali va a parare questa legge di iniziativa popolare? Il primo è quello dell’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Enrico Cucchiani, che nel 2012 ha accumulato un guadagno di 4,5 milioni di euro. A 3,5 milioni di euro è invece arrivata la retribuzione del pari grado di Assicurazioni Generali. L’inversione di tendenza c’è stata nei mesi scorsi ma la situazione è ancora grave.

Un miglioramento delle condizioni che è scaturito in parte  dalla di alcuni amministratori di una parte dei compensi differiti. Il dubbio, su come mai ci fossero somme da pagare relativamente ai sistemi incentivanti in considerazione di risultati economici modesti o addirittura negativi,  però rimane.

Per questo motivo è scattata la proposta di legge “Metti un tetto alle retribuzioni dei manager”.

La proposta di inserire un limite all’importo complessivo delle retribuzioni del top management – precisa il sindacato–serve a realizzare un’equità distributivae ridurre l‘assunzione di rischi a beneficio di dipendenti, azionisti clienti. L’iniziativa prevede anche un ulteriore vincolo normativo: Limitare il rapporto tra retribuzione fissa e variabile ad uno a uno per consentire la variabilità della remunerazione in funzione dell’andamento dell’azienda“.

In questo modo l’obiettivo del management sarà di una crescita costante negli anni. E quindi uno spiraglio in più per la soluzione della crisi.

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