200 miliardi di euro all’estero. Ecco il piano del Governo per farli rientrare

ecco il piano del goveno per capitalia esteri 

Autodenuncia e cancellazione delle sanzioni penali. È su questi due principi che poggia il piano concepito dal governo Letta per far tornare in Italia i capitali all’estero, una cifra che – secondo le stime del Sole24Ore – si aggira attorno ai 200 miliardi di euro.

 

Il governo punta a incentivare il rientro di questi capitali sulla scia delle raccomandazioni dell’Ocse, innanzitutto con uno strumento chiamato voluntary disclosure. In sostanza, si tratta di una autodenuncia volontaria.

Come spiega il Sole, la rotta intrapresa dal governo per la lotta all’evasione si dipana su due fronti.

Sul primo sta lavorando l’Agenzia delle Entrate con una struttura ad hoc: l’Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali (Ucifi). Il secondo è un intervento legislativo sia sulle sanzioni tributarie per chi “si pente” riportando soldi e patrimoni in Italia, sia sulle soluzioni per circoscrivere le conseguenze relative a reati tributari e antiriciclaggio.

La proposta della Commissione guidata dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, prevede che si escluda la sanzione penale per chi si autodenuncia prima di essere scoperto.

Dimostrando la propria buona fede e un atteggiamento “collaborativo” verso il fisco, il contribuente con capitalioff-shore che regolarizza la propria posizione può ottenere benefici sulle sanzioni finanziarie e, auspicabilmente, anche un occhio di riguardo nell’eventuale procedimento penale che dovesse aprirsi se le imposte evase superassero le soglie previste dal decreto legislativo 74/2000.

Il governo ha annunciato il provvedimento presentando la legge di stabilità, ma non è detto che la normativa si concluda in tempo per il varo della legge di bilancio. Come scrive l’Unità, potrebbe anche essere inserita nel milleproroghe di fine anno oppure seguire un suo percorso autonomo. Il ministero dell’Economia tiene a sottolineare che non si tratta né di un condono (il contribuente “pentito” paga tutto ciò che deve) né tanto meno di una sanatoria (le sanzioni pecuniarie restano, anche se ridotte fino alla metà del minimo).

L’operazione porterebbe un po’ di ossigeno alle casse italiane. L’eventuale rimpatrio di anche solo 100 miliardi, con sanzioni “scontate” tra il 15 e il 20%, comporterebbe un incasso fino a 20 miliardi di euro.

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