Vizio o cultura, una sottile linea che sembra ormai essere sparita

vizio o cultura una sottile linea di confine ormai oltrepassata

E’ ormai un’abitudine usare la parola “cultura” per indicare qualsiasi ambito e fenomeno della nostra vita. Sarà un modo per legittimarli, per elevare fatti e personaggi che altrimenti rimarrebbero nel limbo degli anonimi; il fondo lo si raggiunge se si tratta di problemi sociali seri e urgenti. Oggi anche lo sballo è diventato “cultura”…siamo impazziti?

 

“Cultura” è una parola abusata, stuprata letteralmente. Viene utilizzata in maniera indiscriminata per indicare fenomeni e aspetti dell’esistenza che di culturale non hanno nulla; angoli oscuri della nostra società che per un motivo banale o per qualche altra stravagante ragione divengono “mainstream”.

Perché chiamare il vizio del bere e del drogarsi come “cultura dello sballo” o in maniera erronea “cultura giovanile”, denigrando un’espressione tutt’altro che infima?

Di giovane ha purtroppo solo le vittime. Si rischia in questo modo di tirare nel baratro anche un ambito sociale e umano che ha in se valori e simboli diversi e opposti.

 

Perché non chiamare la piaga dell’estremo con un termine sensato quale “dissolutezza”? Eppure i telegiornali nazionali e i talk show sull’argomento sono restii a cambiare approccio, facendo rientrare questo difetto sociale in una sfera di rispettabilità; da combattere certamente, ma sempre degno di nota, un qualcosa di indispensabile.

Al contrario bisogna denunciare questo “malaffare” con il suo giusto nome, perché lo si combatte non solo con l’educazione civica e con il rispetto delle regole, ma anche con la parola.

Per cui, prima di esprimerci su problematiche attuali, riflettiamo sul lessico che utilizziamo; evitiamo similitudini e immagini fuorvianti che spesso possono agevolare piuttosto che combattere un vizio.

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