Università, la denuncia di una mamma: “Per i corsi a numero chiuso tasse doppie”

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Già pagare le tasse universitarie non è facilissimo per famiglie che non ce la fanno neppure ad arrivare alla fine del mese. C’è però chi continua a farlo, o per il gusto di avere un figlio “dottore” o per dargli una chance in più in vista del futuro lavorativo. Però le denunce che arrivano sui principali quotidiani nelle ultime ore lasciano sgomenti. Più di uno studente, per vedersi garantito il diritto alla frequenza ai corsi, deve pagare più volte.

 

MEDICINA: IL RISCHIO DI PAGAMENTO DOPPIO E’ REALE

La lettera è stata inviata da Bruna Clerici al Corriere.it. E’ la mamma di uno degli 80mila studenti che hanno provato il test di medicina all’Università di Milano. Ora attende di sapere, insieme al suo pargolo, se potrà effettivamente frequentare i corsi.

I risultati ci saranno soltanto il 23 settembre. Non sarà però altro che il primo verdetto. Il secondo, in base a una graduatoria nazionale, si saprà il 30 settembre, una settimana dopo. Tutto grazie a una circolare del ministero la quale ha stabilito che chi ha superato il test con un voto relativamente basso saprà solo in quella data a quale ateneo è stato assegnato.

A pagare abbiamo già pagato ma ci sembra un’ingiustizia– ha dichiarato Bruna – nel frattempo però le iscrizioni alle altre facoltà scadono e così, nell’incertezza le famiglie sono costrette a pagare la prima rata. Chissà se quei soldi li rivedremo mai”.

L’iscrizione con riserva però non esiste. Non una che tenga conto dei risultati dei vari test. ULa mamma di Como ha dovuto quindi sborsare 789 euro per iscrivere suo figlio alla facoltà di biotecnologie della Statale. Un pagamento dovuto per permettere al pargolo di studiare anche se dovesse essere rifiutato alla facoltà di medicina.

Il termine scadeva il 17 settembre… non potevamo fare altrimenti – ha continuato –  Non sappiamo ancora il risultato del quiz di Medicina e non volevamo che rimanesse fuori: anche per Biotecnologie ha dovuto superare un difficile test. Ho chiamato il numero verde delle iscrizioni Unimi e mi hanno detto che se entra a medicina, in via di principio ma senza alcuna carta scritta, l’università permette agli studenti di transitare da una facoltà all’altra”.  In questo caso il denaro è salvo.

Se invece supera il test e non riuscisse ad iscriversi a Milano, inizierebbero i problemi.

Mio figlio ha scelto le università del Nord – evidenzia –  e potrebbe, per esempio, doversi iscrivere a Padova. In quel caso appena saputo il verdetto finale, dobbiamo scappare a Padova o chissà dove e cercare casa in fretta, senza poter fare richiesta alla casa dello studente, perché il 2 ottobre cominciano i corsi. Ma soprattutto, dovremo sbrigarci a fare una seconda iscrizione sborsando ancora di più (la prima rata di medicina supera i mille euro). E i soldi dati alla Statale che fine fanno?

L’inconveniente non riguarda solo Milano ma tutti gli atenei italiani.  Non è un problema nuovo ma con la graduatoria nazionale di medicina risulta ancora più evidente. Si potrebbe risolvere facilmente anticipando i test e posticipando la data di scadenza delle iscrizioni.

L’Università di Milano però si sta attrezzando. Prevedendo, in caso di non ammissione, il rimborso del 50% della rata pagata. Resta però una decisione singola.

UN PROBLEMA CHE ESISTE ANCHE PER LE ALTRE FACOLTA’

A Repubblica.it ha scritto invece una famiglia, la cui matricola universitaria, è già stata ammessa al corso di design industriale a Ingegneria. La scadenza per le immatricolazioni in questo caso è fissata al 23 settembre, con una prima rata di 600 euro da pagare. La ragazza ha fatto però anche il test per l’ammissione ad Architettura. Il risultato di questo test si avrà soltanto il 30 settembre.

Come bisogna regolarsi: l’immatricolazione deve avvenire a Bologna e tra i corsi dell’Alma Mater è possibile il trasferimento senza dover pagare due volte le tasse. Ci sono solo costi amministrativi di 60 euro. Se però dovesse trasferirsi da una città all’altra, come nel caso di medicina, non sarebbe previsto alcun rimborso.

Noi troviamo la cosa vergognosa e offensiva” scrivono i genitori della studentessa. La casistica però risulta ampia. C’è chi è entrato in un corso delle professioni sanitarie e se non si iscrive perde l’opzione di spostarsi in un altro preferito, sempre in ambito sanitario, nel caso si liberino posti.

Il prorettore alla didattica Gianluca Fiorentini riconosce che il problema esiste,

A livello locale abbiamo risolto –dichiara– permettendo ai ragazzi di trasferirsi da un corso all’altro pagando solo i costi amministrativi. Sui numeri chiusi a livello nazionale le colpe non sono da imputare all’ateneo di Bologna”. E’ il risultato di prove nazionali, tra l’altro spostate dal ministero all’ultimo, da luglio a settembre. “È una corsa alla scadenza all’interno dell’Ateneo e tra università, lo abbiamo sempre denunciato – dice Francesca Spinosi, del Sindacato degli universitari – I numeri chiusi nazionali mettono vincoli che non corrispondono alle scadenze di altri corsi. È un problema di diritto allo studio”.

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