Strega, vince Walter Siti. Ma il Premio puzza di oligarchia

walter siti premio strega

Termina la LXVII edizione del premio letterario più famoso di Italia. Sbaraglia la concorrenza “Resistere non serve a niente” di W. Siti. La commissione era presieduta da A. Piperno, vincitore della scorsa edizione. C’è, però, un che di stantio nel vedere la diretta del Premio, tra invitati importanti, cene, camerieri imbalsamati, location d’altri tempi. Domina l’oligarchia.

 

Si è concluso anche quest’anno il Premio Strega, giunto alla 67ma edizione.

Preceduto da polemiche per l’esclusione di A. Busi con El specialista de Barcelona, ha visto trionfare Resistere non serve a niente di Walter Siti ( dato tra i favoriti sin dalla vigilia), edito da Rizzoli con 165 voti. Secondo posto di Alessandro Perissinotto  Le colpe dei padri (Piemme) e terza Romana Petri con Figli dello stesso padre (Longanesi). Il divieto di accesso ad Aldo Busi ha scatenato un gran polverone. C’è chi ha parlato di ottusità, chiusura mentale o di semplice insindacabile scelta della giuria; chi invece, tra gli addetti ai lavori e habitué dell’ambiente ha descritto una situazione in cui a dominare sono le case editrici più forti. Dalai, editore del suddetto autore, a quanto pare non aveva gli agganci giusti ed influenti.

È un bene che abbia vinto Walter Siti, da sempre poco considerato nel panorama culturale italiano, autore di nicchia. Il titolo dell’opera, provocatorio, sembra alludere ad una presa di coscienza di fronte alla decadenza dell’occidente capitalista, materialista, uomini ossessionati dai soldi e dai propri desideri, in un confine sempre più pallido tra bene e male. C’è, però, un che di stantio nel vedere la diretta del Premio, tra invitati importanti, cene, camerieri imbalsamati, location d’altri tempi.

Una gilda di intellettuali, chiusi nel loro mondo, senza alcun contatto con la gente.

Era come guardare un documentario di cinquant’anni fa, quando la cultura era ancora patrimonio di pochi e non di tutti, quando a decidere ciò che era giusto o ingiusto, bello o brutto era un’oligarchia culturale. Uno scarto temporale e sociale notevole.

Le librerie verranno inondate dalle campagne pubblicitarie, cartelloni ammiccanti e fascette invitanti, ma alla fine, a decretare il vero vincitore saranno i lettori. Un libro va scoperto, analizzato, ad di là delle operazioni di marketing, secondo i proprio gusti , i propri criteri e inclinazioni. Va scelto e lasciare che lui scelga noi. È questione di pelle, di attrazione fatale, proprio come in amore.

E non c’è commissione, premio importante, tv, che possa impedirlo. La cultura, le idee, le infinite storie degli uomini devono restare libere e senza frontiere, non asservite a giochi di potere o piani commerciali. Auguri ai vincitori, ma soprattutto buona scelta ai reali critici: noi, semplici lettori e amanti  di quelle pagine capaci di suscitare le emozioni più varie, riflessi di vita, storie reali o impossibili da assaporare e custodire. Per sempre.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.