Sperimentazione animale: storie di ordinaria follia

sperimentazione animale storie di ordinaria follia

Il rispetto della natura è un valore certamente essenziale nella nostra etica. Diviene follia quando viene assunto ad unico principio morale a cui attenerci. Questa è la storia di come l’ecologismo e l’animalismo si trasformarono in armi ideologiche.

 

Sta accadendo sotto i nostri occhi. Migliaia e migliaia di militanti scendono per le strade urlando contro un “grave” quanto “insensato” delitto ai danni di Madre Natura: ovvero fare sperimentazione animale, da non confondere con l’ormai vetusta vivisezione.

La ritengono una pratica immorale, dannosa e al quanto inutile. Perché far del male a innoqui animali quando esistono tecniche alternative? A questa domanda chiunque chiederebbe delucidazioni, almeno per capire se ci siano veramente queste soluzioni efficienti e sicure.

Attualmente ne esistono molte (coltivazione di cellule ecc.), tutte messe in pratica, ma nessuna da gli stessi risultati della sperimentazione su animali che oggi viene sempre e comunque praticata secondo delle specifiche direttive.

Gli anarco-animalisti, quelle frange dell’animalismo più radicale, quello che erge l’animale a idolo, fa orecchie da mercante e continua a martellare su ipotetiche quanto fantasiose soluzioni.

C’è chi su internet ha addirittura avanzato la sperimentazione sull’uomo, sui criminali in particolare, per risolvere l’emergenza carceri, ma anche e soprattutto per salvare topi e gatti. Certo, potrebbe essere una soluzione, già tra l’altro messa in pratica dai nazisti….

Anche loro amavano gli animali e li consideravano al di sopra dei non-ariani. Ecco perché su queste e altre faccende etiche si dovrebbe riflettere con razionalità, per evitare di cadere nel “non-umano”.

Soprattutto bisognerebbe studiare la documentazione scientifica più autorevole per poter capire come i passi avanti per superare la sperimentazione animali sono stati fatti, ma non è facile compiere passaggi netti. Ci sono voluti decenni per mettere da parte la vivisezione!

L’anarco-animalismo non è solo questo. Addirittura, come le Brigate Rosse nei lontani anni settanta, è arrivato a utilizzare metodi terroristici per portare avanti le proprie battaglie. Eppure Lenin ci aveva avvertiti: il terrorismo è una forma di infantilismo, una pazzia che crea morte e paura e nient’altro.

Caterina Simonsen è una ragazza malata di un male adesso ancora incurabile del tutto. Recentemente ha fatto un appello in cui chiedeva il prosieguo della sperimentazione animale, l’unica che le ha dato qualche risultato per combattere la sua malattia.

A queste dichiarazioni il mondo animalista, quello più intransigente, tra l’altro rappresentato anche da noti volti della politica attuale, ha risposto con invettive e con minaccie. Come ha osato mettere al primo posto la sua esistenza piuttosto che difendere pucciosi e teneri topi o beagle?

Caterina non ha mollato, come giusto che sia. Ha replicato che la sua dignità è al primo posto, quella dignità umana che a quanto pare i suoi detrattori negano o mischiano con quella animale.

Non è purtroppo il solo caso di terrorismo (per fortuna non armato, ma solo verbale). Oltre agli assalti ai principali laboratori di ricerca (come quello al Cnr che ha vanificato alcune ricerche contro il Parkinson), ricordo alcuni manifesti che apparvero a Milano e in alcune note città italiane. Erano volantini in cui gli animalisti diffondevano dati personali di ricercatori, rei di non essersi piegati ai loro principi.

Sono quindi condannati al linciaggio, come se fossimo nel Medioevo più buio. L’animalismo da sano rispetto della Natura, dove l’uomo ha una sua centralità e una sua dignità come soggetto razionale, rapportato al mondo circostante, si è trasformato in una vera e propria frenesia. 

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