Razzismo shock, cardiochirurgo rifiuta il trapianto a un rumeno: “Il cuore va dato a un italiano”

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Siamo a Padova. Un paziente rumeno è in pericolo di vita e ha bisogno di un trapianto di cuore. Ma la risposta del cardiochirurgo è scioccante…

  

La sconvolgente notizia è stata riportata dal Gazzettino, il cui giornalista non poteva credere a quanto aveva sentito.

Padova. Un paziente rumeno colpito da infarto giunge in ospedale. Se non gli viene applicato un trapianto muore. Ma il cardiochirurgo, evidentemente fuori di testa, sprezzante della vita altrui risponde: “Il cuore nuovo vada a un italiano”. E a quel punto firma un nullaosta per far trasferire il paziente in Romania, dove si sarebbe dovuto mettere in lista d’attesa.

Peccato – scrive Il Gazzettino – che il rumeno, un marittimo imbarcato su una nave di un armatore italiano, fosse tenuto in vita dalla macchina della circolazione extracorporea dal momento che aveva avuto un infarto devastante che poteva essere risolto solo con un trapianto di cuore.

Il trasferimento lo avrebbe condannato a morte.

Eppure il rumeno, continua Il Gazzettino “a tutti gli effetti va considerato un cittadino europeo con il diritto di avvalersi del servizio sanitario nazionale dal momento che la sua società armatoriale, la compagnia Elbana Navigazione Spa di Piombino lo ha assunto regolarmente e regolarmente ha pagato tutto il dovuto perchè il marittimo abbia assistenza negli ospedali italiani, così come previsto per legge.

Ma il cardiochirurgo, di cui non è dato sapere il nome, ha insistito dicendo che ““stando alle indicazioni del Nord Italia Transplant (l’organizzazione dei trapianti che si basa su di un Centro Nazionale avente sede presso l’Istituto Superiore di Sanità e su tre Coordinamenti multi regionali, tra cui quello del Nord Italia, ndr), i cuori degli italiani vanno dati di preferenza agli italiani.”

Anche se il cardiochirurgo ha formalmente ragione, non si può non tenere in conto l’emergenza di una vita umana che si va spegnendosi: come si può girare la testa dall’altra e fregarsene in modo così barbaro di salvare quell’uomo?

Il finale, per fortuna, è stato lieto, perché il rumeno ha ricevuto il trapianto – non a Padova ma a Udine – grazie all’equipe del prof. Ugolino Livi, che si è fatta carico di quest’urgenza e ha regalato al paziente una nuova vita. Senza distinzioni di sesso, religione o etnia.

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