Prof. licenziata da scuola cattolica: “Sei gay, qui non puoi lavorare.” Il caso scuote l’Italia

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Nella civile Trento è scoppiato il caso della docente licenziata da una scuola cattolica non per ragioni disciplinari o legate alla professione, certo che no, ma per motivi “di razza”. Chissà cosa ne pensa Papa Francesco.

 

Sei lesbica: qui non puoi più lavorare.” La storia della docente licenziata per ragioni sessuali arriva dalla civile Trento, dove un istituto cattolico ha deciso di mettere alla porta la professoressa in malo modo.

Sospettata di tendenze omosessuali, la donna – secondo la ricostruzione dell’associazione Arcilesbica nazionale – sarebbe stata convocata per fornire informazioni riguardo alla sua vita privata e poi inviata a seguire un “percorso riabilitativo”. Pena, il licenziamento camuffato da mancato rinnovo contrattuale.

Di fronte al rifiuto della docente di passare sotto tali e umilianti forche caudine, l’istituto cattolico ha pensato bene di prendere una decisione drastica e allontanarla dalla scuola.

La reazione più pesante arriva proprio dalle associazioni in difesa dei diritti degli omosessuali: “Il sistema del percorso riabilitativo rispecchia le pratiche del dottor Carl Vaernet, nel campo di sterminio di Buchenwald, volte a ‘guarire’ gli omosessuali, le associazioni gay assicurano il proprio sostegno alla vittima dell’imbecillità e dell’odio omofobico.”

Nonostante i vertici dell’istituto abbiano smentito tale versione, adducendo ragioni economiche al mancato rinnovo contrattuale, la prof. ha rincarato la dose e in un’intervista al Corriere del Trentino non ha avuto remore: “Non voglio più avere nessun tipo di rapporto con un istituto che ha una posizione così scorretta e omofoba e che si pone fuori dalla Costituzione. Su questo, non sono disposta a scendere a compromessi.”

Anche la politica è scesa in campo al fianco della docente, come ha rivelato alla stampa Sara Ferrari, assessore provinciale alle pari opportunità: “Se il mancato rinnovo, come sostenuto dall’insegnate – prosegue Ferrari – fosse basato su un orientamento che attiene a una sfera personalissima la cosa sarebbe grave. Nessuna scuola, anche se paritaria, in quanto integrata a pieno titolo nel sistema formativo provinciale e che offre un servizio pubblico, può selezionare i docenti per le proprie scelte di vita quando questi esprimano professionalità e correttezza nell’esercizio delle proprie funzioni.”

Non bisogna dimenticare che le scuole paritarie hanno accesso a centinaia di migliaia di euro di fondi pubblici e devono rispettare, quindi, la Costituzione italiana che garantisce eguali diritti a tutti. Sarà mai possibile tutto questo?

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