“L’unica lotta alla mafia l’ha fatta Mussolini”: Massimo Fini spara il siluro

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Massimo Fini è un giornalista arguto e tagliente. E nell’intervista rilasciata a Bruno Giurato per “Il Giornale Off” non si smentisce, anzi rincara la dose e spara il siluro: “L’unica lotta alla mafia l’ha fatta Mussolini”. E poi via bordate su Andreotti, Renzi, Obama…

 

Una passione per i perdenti, gli oscuri, i  presunti cattivi. Un interesse per i lati poco indagati o indagati male di storia, antropologia, geopolitica. Un certo anti-modernismo di fondo che non è mai diventato mentalità reazionaria. E la convinzione che le categorie di destra e sinistra siano un’eredità ormai da dismettere.Questo è Massimo Fini.Di padre toscano e di madre ebrea russa, brillante ediorialista e inviato per il Giorno e l’Europeo.Compagno di scorribande di Vittorio Feltri all’Indipendente, ora editorialista de Il Fatto Quotidiano.

Autore di saggi controcorrente. Siamo andati a trovarlo per una chiacchierata su Nerone, che poi è andata per conto suo. Lo spettacolo di Edoardo Sylos Labini, in questi giorni al Manzoni di Milano, prende titolo, argomento, e impostazione proprio da un saggio di FiniNerone. Duemila anni di calunnie (Marsilio, pp 267, Euro 12)

“Della piéce mi ha colpito la drammaturgia, la scrittura. Era molto difficile fare una sceneggiatura di quest’opera, soprattutto avendo scelto di valorizzare Nerone e Seneca. Nonostante la modernizzazione degli ambienti siamo all’interno di una storia a pieno titolo romana” racconta Fini a ilgiornaleoff.it.

Qual è il significato storico di una figura come Nerone?

Nerone è stato un principe rinascimentale calato nella storia romana. Con visioni molto ampie in tutti i campi, ma nato con troppi secoli di anticipo. Da un punto di vista politico fa parte di una linea che parte da Catilina, che tenta di tagliare un po’ le unghie ai “fannulloni” (come li chiama lui) del Senato, e di dare una dignità alla plebe.

E’ una costante della storia romana, dalla crisi della Repubblica in poi: chi vuole il comando cerca di bypassare il Senato e di farsi amica la plebe. Populismo?

Due imperatori, Caligola e Nerone si interessarono alla plebe per riequilibrare le forze. Nerone di più. E infatti fu amatissimo dal popolo che continuò a portare foori a lungo sulla sua tomba, aspettandone il ritorno. E nei decenni successivi ci furono ben tre falsi Nerone che si presentarono come la sua reincarnazione. Come statista Nerone ebbe una visione molto ampia. Volle abolire le imposte indirette ma senza aumentare quelle dirette attraverso una politica keinesiana di grandi lavori pubblici. Non aveva grande voglia di fare l’imperatore: Nerone era un amante delle arti. Ma ebbe il suo peso anche come uomo politico.

Da un certo momento in poi gli imperatori usano la cultura per realizzare il loro progetto politico. Augusto fa scrivere l’Eneide, Nerone usa molto gli spettacoli del circo…

Ma mentre il tentativo di Augusto è elitario quello di Nerone no: nell’anfiteatro ci andavano tutti. Augusto era una sorta di proto-democristiano: governava per l’aristocrazia. Un personaggio abbastanza spregevole, tuttosommato.

Seneca. Viene citato ancora oggi come saggio universale, mentre sembra di capire che a lei fa abbastanza orrore. Perché?

E’ il classico personaggio dalla doppia morale. Faceva prestiti a usura in proporzioni pazzesche. Una delle guerre che a Nerone tocca fare nasce perché Seneca richiede ai Britanni il rientro immediato di dieci milioni e mezzo di sesterzi. E anche come pensatore, Caligola lo definisce “sabbia senza calcina”. E’ un ottimo divulgatore dello stoicismo. Ma non va al di là di questo.

Questa sua mania per vedere i lati oscuri dei personaggi positivi, anche nell’attualità. Qualche anno fa stroncò Emma Bonino, che si era introdotta nei reparti femminili di un ospedale afghano con un codazzo di uomini

Lì la Bonino era da frustare con le verghe sacre. Bisogna tenere conto della cultura del paese in cui si entra.

Altre buone fame di cui diffida?

Per esempio quella di Matteo Renzi. Del tutto basata sul virtuale. Non c’è nulla di concreto che la giustifichi.

 Renzi recentemente è andato da Barack Obama.

Obama quando è venuto in Italia l’unica cosa che ha saputo dire era che il Colosseo è più grande di un campo da baseball. Ma sono due poveretti che non contano più nulla di fronte a Cina, Russia e altre potenze emergenti mondiali. Comunque sappiamo com’è la storia…

E com’è?

Il solito tributo all’alleato presunto importante. A proposito, in Italia l’unico che ha tentato una politica autonoma è stato Andreotti. Ha fatto una politica di avvicinamento al mondo mediterraneo, anche molto abile e molto coraggiosa. In un altro paese sarebbe stato un grande statista. Nel nostro è stato a metà un grande statista e a metà un delinquente. Perché purtroppo in Italia non può non andare cosi. Il giornale per il quale scrivo insiste sul parallelo Andreotti-belzebù, i contatti con la mafia…

E non li aveva?

Ce li avevano tutti. Anche l’integerrimo Ugo La Malfa aveva il suo uomo in Sicilia, Aristide Gunnella, che era un mafioso…

Bisogna prendere i voti al Sud…

Certo. E poi, è noto che la mafia assume il potere che assume perché gli americani l’hanno usata come appoggio per lo sbarco in Sicilia. L’unico regime che l’ha davvero combattuta è stato il fascismo. Un regime forte non può accettare che ci sia all’interno un altro regime forte. Che poi è il motivo perché Saddam Hussein detestava Bin Laden, e quest’ultimo in Iraq non c’è mai stato.

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