52 città si ribellano alle slot machine: parte la campagna Slotmob contro il gioco d’azzardo

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Non suicidatevi, ribellatevi. Così hanno fatto 52 città che – come scritto da Gabriele Mandolesi su Comuneinfo – hanno lanciato la campagna Slotmob, per boicottare le slot machine ed evitare che qualcuno distrugga la propria vita per la dipendenza dal gioco d’azzardo.

 

Quando si parla dell’Italia e dei cittadini italiani, spesso uno dei primi stereotipi che vengono in mente è la pigrizia e l’essere in grado di accettare qualunque situazione: l’importante è non avere troppe preoccupazioni e magari riuscire a guadagnarci qualcosa a livello personale.

Ci sono invece delle situazioni che dicono il contrario. Una di queste è la straordinaria scelta di baristi che rinunciano agli incassi elevati delle slot machine (1.500/2.000 euro al mese) perché la vita di qualcuno che si distrugge per la dipendenza da gioco vale molto di più. E altrettanto straordinaria è la reazione civile e colorata delle oltre 150 associazioni e Comuni che hanno aderito alla campagna Slotmob in tutta Italia, spendendo settimane intere a organizzare colazioni di massa per andare a premiare i baristi in 52 città. Con la loro scelta no slot, hanno bloccato un ingranaggio enorme che vede coinvolti politici, lobby e multinazionali.

Molti di questi adesso fanno fatica con la crisi a coprire l’affitto del locale, altri lavorano molto di più perché devono coprire gli introiti ai quali hanno rinunciato quando hanno deciso che non volevano essere complici del famoso “Sistema Gioco Italia”, che di danni ne crea a sufficienza.

Il 10 maggio la campagna arriva a Roma, alle 10 presso Largo Appio Claudio, e sarà un evento in cui da tutta Italia verranno coloro che in corso d’anno hanno partecipato ai vari Slotmob per premiare due bar selezionati con l’aiuto di Libera Presidio Roma 7, perché oltre a non avere le Slot, si vuole anche essere sicuri che con i consumi premiamo persone legate in nessun modo alla criminalità organizzata.

È importante essere in tanti, dicono i promotori, e far sentire che, quando vogliono, i cittadini italiani sanno alzarsi in piedi e dire ad alta voce che una società fondata sull’azzardo non è gradita da queste parti.

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